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Giarrusso, prosecco e inglese: "Nessuna gaffe" - Video

·4 minuto per la lettura

Dino Giarrusso, l'inglese, il Prosecco e un video virale. L'europarlamentare del M5S diventa un trend su Twitter per un intervento in remoto al Parlamento europeo. Argomento, il Prosecco. Giarrusso, come documenta il video, non può utilizzare la videocamera nel collegamento con lo smartphone. Secondo le regole, non ci può essere traduzione simultanea. L'europarlamentare dovrebbe quindi parlare in inglese, ma dopo un tentativo tentennante (''Prosecco patrimonio of Unesco...") preferisce rinunciare. Il video, diffuso ieri sera da Non è l'arena e rilanciato oggi tra gli altri anche da Azione, fa accendere i riflettori su Giarrusso, che si ritrova oggetto di accuse, insulti, critiche, meme assortiti. L'europarlamentare replica con un lungo post su Facebook.

"Si parlava della richiesta di protezione europea per il Prošek, un vino dolce croato. Richiesta che noi italiani contestiamo fortemente perché farebbe inevitabilmente concorrenza al nostro Prosecco... Funziona così in Europa: gli italiani parlano in italiano, i tedeschi in tedesco, i croati in croato e così via: ci sono dei traduttori simultanei appositamente pagati per tradurre in tutte le lingue ogni intervento. Il collegamento da remoto non può farsi con Skype o Zoom come ha ipotizzato qualche ignorante, ma si può effettuare solo con un software apposito fornito dalla UE, e con una chiave personale assegnata a ciascun deputato. Dunque si può ascoltare ed intervenire solo utilizzando quello specifico software con le proprie credenziali", dice illustrando le regole.

Quindi, la ricostruzione dettagliata: "Inizio a parlare e mi chiedono di attivare la telecamera, ed io spiego che non posso farlo perché appunto ho l’iPhone: in effetti il tasto che la attiva non funziona. A quel punto vengo interrotto e mi si chiede -giacché non sono visibile- di procedere con l’intervento ma in inglese. Provo al volo a tradurre il testo che ho scritto, ma mi rendo conto quasi subito di non essere in grado, dunque chiedo di poter fare comunque il mio intervento in italiano, come è mio diritto e come avevano fatto tutti i colleghi italiani che mi avevano preceduto".

Quindi, il patatrac: "A quel punto non solo mi viene negata questa possibilità, ma addirittura mi si spegne l’audio, impedendomi di fatto di esercitare un mio diritto di parlamentare, che è quello di fare il mio intervento nella mia lingua. Mi arrabbio così tanto da tornare in parlamento (la seduta sarebbe durata altre due ore) lasciando mia moglie sola a casa, per fare valere questo mio diritto. Tornato in commissione parlo con il segretariato che mi spiega come i traduttori si rifiutino di tradurre se non hanno il labiale, dunque il video. Il problema è che nessuno ci ha avvertito PRIMA DELL’INIZIO DELLA RIUNIONE come avrebbero dovuto fare, che la connessione con l’iPhone impedisce l’attivazione della telecamera e di conseguenza la possibilità di intervenire nella propria lingua -scrive Giarrusso- Faccio notare rumorosamente che questa è di fatto una privazione dei diritti del parlamentare e scrivo una lettera di protesta al presidente della Commissione Agricoltura Norbert Lins e al presidente del Parlamento David Sassoli", afferma illustrando "i fatti, spiegati per come sono andati".

Giarrusso stigmatizza il taglio con cui la vicenda è stata raccontata in Italia. "Io da ieri ricevo -come al solito- insulti, minacce, violenza verbale a mai finire da haters di ogni colore, giacché questi campioni dell’informazione dicono a parole di voler combattere l’odio in rete, ma poi gettano benzina appena possibile senza nemmeno informarsi di come siano andate realmente le cose. Siamo dunque al paradosso: ad un parlamentare italiano peraltro presente a Bruxelles viene negato il diritto di fare il proprio intervento a causa di un difetto del software in uso rispetto al quale NON ERAVAMO STATI AVVERTITI, e in Italia si racconta una fakenews al cubo, dando la colpa al parlamentare vittima di questo problema informatico", ribadisce.

"Sia chiaro: è giustissimo che a tutti noi che rivestiamo ruoli istituzionali vengano fatte le pulci: se facciamo una cazzata ne dobbiamo rispondere eccome. Ma in questo caso NON È ANDATA COSÌ, e sarebbe bastato chiamarmi e chiedere “cos’è successo?” ed io avrei risposto e spiegato. "Evidentemente però l’interesse NON È RACCONTARE IL FATTO, ma ATTACCARE A PRESCINDERE", aggiunge, affermando che "un parlamentare che subisce la privazione di un diritto a causa di un problema dell’istituzione europea, diventa invece un incompetente che ruba lo stipendio". "Questo nel giorno in cui viene bocciato il ddl Zan con Renzi assente perché in Arabia Saudita, viene condannato il presidente del Consiglio comunale di Palermo Orlando, e vengono fatte altre mille porcherie a danno degli italiani che però non hanno e non avranno spazio e visibilità nel nostro malatissimo sistema mediatico, impegnato a raccontare una fake totale su di me. Si potrà mai cambiare tutto questo?", si chiede concludendo.

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