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Gimbe, balzo dei contagi: la curva si impenna, +40% in una settimana

Primo Piano
·3 minuto per la lettura

I nuovi casi di coronavirus in Italia crescono giorno dopo giorno e, numeri alla mano, la settimana che ci lasciamo alle spalle lancia un chiaro allarme. Stando al monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe nella settimana dal 30 settembre al 6 ottobre c’è stato un incremento del 42,4% rispetto alla settimana precedente a fronte di un numero di poco superiore di casi testati (429.984 contro 394.396).

Dal punto di vista epidemiologico crescono i casi attualmente positivi (60.134 vs 50.630) e, sul fronte degli ospedali, aumentano i pazienti ricoverati con sintomi (3.625 vs 3.048) e in terapia intensiva (319 vs 271). Salgono ancora, seppur lentamente, anche i decessi (155 vs 137).

Rispetto alla settimana precedente, ci sono stati 48 ricoveri in più in terapia intensiva (+17,7%), 577 ricoverati con sintomi (+18,9%), 17.252 nuovi casi (+42,4%), 9.504 attualmente positivi (+18,8%), 35.588 casi testati(+9%), 63.351 tamponi in più (+9,7%).

"Nell'ultima settimana - afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - la curva dei contagi si è impennata, in conseguenza del netto incremento del rapporto positivi/casi testati. Si conferma inoltre la crescita costante dei pazienti ospedalizzati con sintomi e di quelli in terapia intensiva".

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Da metà luglio i nuovi casi settimanali sono più che decuplicati (da poco oltre 1.400 a piu' di 17.000), con incremento del rapporto positivi/casi testati dallo 0,8% al 4%. Tale dinamica ha generato il progressivo aumento dei casi attualmente positivi, quintuplicati da fine luglio: da 12.482 a 60.134. L'incremento del rapporto positivi/casi testati - spiega il presidente - conferma che il virus circola in maniera più sostenuta: per questo nelle Regioni dove supera il 5% è cruciale potenziare le attività di testing e tracing". Nella settimana 30 settembre-6 ottobre si tratta di Liguria (7,7%), Campania (6,3%), Provincia autonoma di Trento (6,8%), Piemonte (6,2%) e Valle d'Aosta (5,4%).

Sul versante delle ospedalizzazioni, da fine luglio si rileva un incremento dei pazienti ricoverati con sintomi e in terapia intensiva, che sono aumentati rispettivamente da 732 a 3.625 e da 49 a 319.

"Se il dato nazionale - puntualizza Cartabellotta - non lascia intravedere alcun sovraccarico dei servizi ospedalieri, iniziano ad emergere differenze regionali rilevanti". In particolare al 6 ottobre ben 8 Regioni registrano tassi di ospedalizzazione per 100.000 abitanti superiori alla media nazionale di 6,5: Lazio (13,9), Liguria (13), Campania (9,2), Sardegna (8,8), Sicilia (7,9), Piemonte (7,1), Abruzzo e Puglia (6,6).

"La composizione percentuale dei casi attualmente positivi - continua il presidente - si mantiene costante dai primi di luglio: mediamente il 93-94% dei positivi sono in isolamento domiciliare perché asintomatici/oligosintomatici; il 5-6% ricoverati con sintomi e lo 0,5% in terapia intensiva. Tuttavia, anche per questo indicatore le differenze regionali accendono ulteriori spie rosse". In alcune Regioni, infatti, la percentuale dei casi ospedalizzati e' nettamente superiore alla media nazionale del 6,6%: Sicilia (11,5%), Liguria (10,4%) Lazio (9,9%), Puglia (8,9%), Piemonte (8,6%), Abruzzo (8,2%), Basilicata (7,9%).

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