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Giorno dei dati NFP, allentamento monetario della RBI

Swissquote
 

Giorno dei dati NFP: saranno il colpo di grazia?

By Arnaud Masset

Dopo il risultato oltremodo deludente dell’indice manifatturiero ISM di martedì (47,8 punti contro i 50 della previsione mediana e dei 49,1 di agosto), ieri l’indice non manifatturiero ha generato più attenzione che mai, perché i partecipanti al mercato fanno fatica a capire se l’economia USA si stia dirigendo verso una recessione. Tutti gli economisti intervistati da Bloomberg sono rimasti spiazzati, anche i più pessimisti avevano stimato che il PMI non-manifatturiero sarebbe sceso al massimo a 53,8 punti, mentre l’indice è calato a 52,6 punti, in declino dai 56,4 di agosto e molto inferiore alla previsione mediana pari a 55 punti. Come prevedibile, il mercato azionario ha reagito negativamente alla notizia e gli indici globali sono entrati rapidamente in territorio negativo. I contratti future front month sull’S&P 500 sono scesi a un minimo pari a 2.855 punti, in calo dell’1% durante la seduta, mentre, oltreoceano, l’EuroSTOXX 50 ha ceduto lo 0,75%, scendendo a 3.372 punti. Entrambi gli indici, però, hanno poi recuperato nel giro di qualche ora, suggerendo che i partecipanti al mercato aspettano con ansia il dato in uscita oggi sulle buste paga del settore non agricolo (NFP).

Un rapporto occupazionale deludente per il mese di settembre accentuerebbe infatti i timori di una recessione negli USA, che innescherebbe inevitabilmente un’altra ondata di vendite sull’azionario e un rally dei bond. Se arrivassero brutte notizie, l’oro dovrebbe estendere i guadagni, perché gli investitori cercheranno beni rifugio. Le buste paga non agricole dovrebbero attestarsi a 145 mila unità, in aumento rispetto alle 130 mila di agosto, invece il tasso di disoccupazione dovrebbe essere rimasto stabile al 3,7%. Riteniamo molto probabile che le buste paga deludano le attese, perché il mercato ha sottovalutato gli effetti negativi del persistente conflitto sul fronte commerciale. L’incertezza che ne deriva frena le decisioni sugli investimenti, che in definitiva si traducono in un rallentamento delle assunzioni. Aggiungiamo una nota più positiva: la prossima settimana USA e Cina si incontreranno. Ciò dovrebbe aiutare gli investitori a vedere il bicchiere mezzo pieno, anche in caso di sorpresa negativa dal dato NFP.

La maratona per l’allentamento monetario della RBI dovrebbe subire un rallentamento

By Vincent Mivelaz

In linea con gran parte dei paesi emergenti che cercano di stimolare la crescita economica, i membri del Consiglio direttivo della banca centrale indiana (Reserve Bank of India, RBI) hanno votato unanimemente a favore di un ulteriore taglio del tasso. Ora il tasso sui pronti della RBI si attesta al 5,15% (-1,35% nell’anno in corso), dopo una sforbiciata di 0,25 punti percentuali; si tratta del quarto calo annuo e del tasso più basso dal marzo 2010. La reazione del forex all’annuncio è stata piuttosto timida, l’INR rimane infatti nella stessa fascia di prezzo, in attesa del rapporto sulle buste paga USA.

La decisione di tagliare i tassi era prevista, in quanto la RBI intende “mantenere un’impostazione accomodante per tutto il tempo necessario a stimolare la crescita e garantire che l’inflazione rimanga entro l’obiettivo fissato”. La RBI ha inoltre rivisto al ribasso le previsioni di crescita per l’anno fiscale 2019, che si chiude a marzo 2020, dal precedente 6,90% al 6,10%; si tratterebbe del ritmo di crescita più lento dal 2013. Ad agosto, l’inflazione primaria e di fondo si è attestata rispettivamente al 3,20% e al 4,20% (precedente: 3,15%), rimanendo su livelli accettabili, considerando la fascia obiettivo di medio termine pari al 4%. Il governo indiano dovrebbe anche sostenere l’allentamento, in modo da stimolare spese e investimenti nel paese, riducendo l’aliquota dell’imposta sulle società dal 30% al 22%, una mossa imprevista che dovrebbe aumentare il deficit pubblico, dal 3,30% prefissato al 3,50-3,80%. Questa misura dovrebbe far abbassare la probabilità di ulteriori tagli del tasso prima della fine dell’anno, ricordiamo che la quinta riunione bimensile di politica monetaria è in programma il 5 dicembre 2019. Gli investitori indiani seguiranno dunque con grande attenzione i negoziati commerciali fra USA e India, che dovrebbero svolgersi dopo la visita ufficiale negli USA del primo ministro Narendra Modi di fine settembre, nell’ambito dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

L’USD/INR (+1,70% nell’anno corrente) al momento scambia a 70,9675, ampiamente sotto il massimo pari a 72,3938 (massimo 03/09/2019) e nel breve termine si avvicinerà a 70,75.

Autore: Swissquote Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online