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Giovani attivisti italiani: "All'ennesima Cop delle belle parole"

·3 minuto per la lettura

Sono tutti concordi nel definire questa Cop, la 26esima in corso a Glasgow, come la Cop delle belle parole. Non hanno più grandi aspettative ma hanno grandi domande e pretese e sono determinati a farsi sentire attraverso il loro racconto dei negoziati, con scioperi e azioni di disobbedienza civile non violente. Perché, dicono i giovani attivisti italiani, nella città scozzese o in procinto di partire, nelle 'stanze' dei negoziati le voci di chi dovrebbe essere ascoltato non trovano posto, e allora dovranno prendersi strade e piazze.

Da Glasgow Martina Comparelli, 28enne milanese trasferita a Bruxelles dove svolge uno stage al Parlamento Europeo, portavoce di Fridays for Future Italia, dice all'AdnKronos che "al G20 sono state ripetute cose già dette, semplicemente sembrava le avessero dimenticate. E anche alla Cop, tante belle parole. C'è stata la mazzata dell'India ma sappiamo bene che sono i paesi del nord del mondo a dover fare da apripista: siamo noi ad esserci industrializzati a spese del pianeta. E poi, invitano a parlare il capo supremo dell'Amazon mentre dei Fridays for Future non c'è nessuno. Mi puzza di presa in giro. Se queste sono le premesse, dove stiamo andando? Noi non perdiamo mai la voglia di farci sentire ma a questo punto non ho grosse aspettative, ma ho grosse domande e pretese. Le premesse sono quelle che sono, noi ci faremo sentire allo sciopero".

Sulla stessa linea Marco Pitò, 22enne siciliano, studente di relazioni internazionali impegnato in un tirocinio al Parlamento europeo: "Il problema di queste Cop - dice all'AdnKronos da Glasgow - è che le voci delle persone più colpite non vengono ascoltate, nelle stanze ci sono i grandi inquinatori e non le persone che dovrebbero parlare. Noi continueremo a denunciare chi continua a inquinare e chi continua a finanziare chi inquina". Lo stanno già facendo con una serie di azioni a Glasgow, lo faranno il 5 novembre con la marcia dei Fridays for Future, e il 6 nella Giornata mondiale dedicata alla giustizia climatica con azioni di disobbedienza civile non violenta. "Questa è la 26esima Cop - aggiunge Marco - il 26esimo anno in cui si incontrano per negoziare. Hanno raggiunto accordi nel 2015 a Parigi, che nessuno sta rispettando ma continuano a negoziare. E' altamente frustrante".

Lo ricorda anche Giovanni Mori, 28 anni bresciano, portavoce dei Fridays for Future Italia e ingegnere energetico, in partenza giovedì per Glasgow. "Le parole dette dai leader al G20 e a Cop26 - dice all'AdnKronos - sono quelle giuste, ma manca tutta la parte di azione. Lo dimostra il fatto che siamo alla Cop26, cioè la 26esima volta che si ritrovano, ma incontrarsi è inutile se non c'è la volontà politica di cambiare le cose. Il problema non si risolverà grazie a un'ennesima Cop, si risolverà solo quando si deciderà di cambiare veramente le cose. Le parole sono belle, ma ce ne facciamo ben poco".

Insomma, come sottolinea Sofia Pasotto, 22enne di Mantova, attivista e membro del collettivo di giornalisti Destinazione Cop, al primo anno di un master in Cambiamento climatico a Copenhagen da dove è in procinto di partire destinazione Glasgow, "il G20 ha gettato le basi per una Cop che ha un potenziale successo ma ora come ora, come al solito, e lo dico con amarezza, non vediamo molta volontà di agire. Tante belle parole, sulla volontà di cambiare le cose, quelle sì, ma poi l'India si pone il 2070 come obiettivo per la neutralità climatica". Il confronto con i giovani? "Non abbiamo ancora avuto tempo di capire se credere alle parole di Draghi, ma finora non siamo stati ascoltati, la politica si è mossa ma non con l'urgenza che avrebbe dovuto avere".

di Stefania Marignetti

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