Giovani e precari bersaglio della politica distante dalla gente

Alla lista di ministri e politici che nell’ultimo lustro hanno praticato l’arte dello sbeffeggio ai danni di giovani e precari mancava, fino a ieri, il contributo della titolare del dicastero del Welfare Elsa Fornero. Ieri, nell’ambito di un convegno tenutosi nella sede milanese di Assolombarda, il ministro del Lavoro ha invitato i giovani a “non essere troppo choosy”, cioè schizzinosi (leggi le dichiarazioni), sollevando un vero e proprio polverone. Con una ciclicità per certi versi allarmante la politica che dovrebbe ascoltare e sostenere le istanze delle generazioni in grado di dare nuovi slanci al mercato, non solo non ha fornito risposte concrete a precarietà e disoccupazione giovanile ma ha aggiunto al danno la beffa.

Ad aprire la forbice fra politica e Paese reale era stato, nell’ottobre 2007, l’allora ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa  con l’invito alle famiglie a mandare “i bamboccioni fuori casa”. Le parole di Padoa Schioppa ebbero una vasta eco tanto da far assumere il termine come definizione da dizionario degli ultratrentenni poco avvezzi all’abbandono del nido famigliare. All’epoca, però, la crisi era all’alba e il tasso di disoccupazione giovanile non così preoccupante come oggi. Se in Padoa Schioppa il discorso partiva comunque da presupposti sacrosanti (i giovani devono essere autonomi prima possibile), ben diverso fu l’attacco ai precari di Renato Brunetta nella primavera 2011. Il ministro della Funzione Pubblica dell’allora Governo Berlusconi intervistato da Lilli Gruber su La 7 invitò i disoccupati ad “andare al mercato alle 5 del mattino a scaricare cassette”, per poi incattivire il concetto ventiquattr’ore dopo: “Ribadisco, siete l’Italia peggiore, quella di quanti, non avendo niente di meglio da fare irrompono sistematicamente nei convegni per insultare i presenti. L’Italia peggiore è quella che usa la rete per agguati squadristici”.

Finita qui? Macché. Con il governo dei tecnici lo “spread” fra la politica e le categorie più deboli è aumentato ancora di più. Le lacrime del neo-ministro Fornero si sono presto asciugate e, bando ai sentimentalismi, l’approccio è diventato insindacabilmente, freddamente, puntualmente tecnico. Gennaio 2012. Il viceministro dell’Economia Michel Martone alla Giornata dell’apprendistato propone una rima baciata: “Se a 28 anni non sei ancora laureato sei uno sfigato”. Febbraio 2012. Il premier Mario Monti definisce “monotono” il posto fisso. Ancora Febbraio 2012. Il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri fa la sua reprimenda: “Noi italiani siamo fermi al posto fisso nella stessa città di fianco a mamma e papà”. Tutte frasi che tendono a preparare il terreno in vista dello smantellamento dell’articolo 18.

Ora l’invito del Ministro del Welfare a non fare troppo gli schizzinosi che poi, fuori di metafora, vorrebbe dire accettare ciò che il mercato può offrire. Ovverosia, in molti casi, il precariato, il lavoro nero, sottopagato o non retribuito che non manca mai, nemmeno nei periodi di crisi. L’entourage del ministro Fornero ha invitato a contestualizzare la frase all’interno del discorso generale ma ormai l’inarrestabile tam tam della rete era già partito. Oltre all’immancabile fioritura di hashtag su Twitter, sono arrivate le repliche dei sindacati. 

“Giovani schizzinosi? No, io vedo tanti giovani sempre più esclusi dal mondo del lavoro, che non ce la fanno più, perché le famiglie non riescono a pagare l'università” ha replicato la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso. Gli ha fatto eco Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl: “Non sono schizzinosi, non lo sono mai stati. La critica mi sembra infondata. Affrontano le situazioni senza pregiudizi e senza calcoli. Il problema sono le famiglie e l'orientamento che devono dare ai giovani”. Anche Coldiretti ha detto la sua citando le cifre del ritorno all’agricoltura delle nuove generazioni: 200mila giovani braccianti non hanno fatto gli schizzinosi nell’estate 2011. “Per molti giovani lavorare nei campi – ha aggiunto in una nota Coldiretti  - ha significato prendere contatto con il mondo del lavoro in un momento di crisi dove è difficile trovare alternative occupazionali, impegnandosi nelle attività di raccolta di frutta, verdura e nella vendemmia”.

Chi pare essere molto lontana dal lavoro agreste è Silvia Deaglio, figlia di Elsa Fornero e del giornalista ed economista Mario Deaglio che all’incarico di responsabile Unità di ricerca dell’Hugef (Human Genetics Foundation) affianca anche il ruolo di professore associato nel Dipartimento di Genetica dell’Università di Torino, la stessa in cui mamma Elsa e papà Mario sono professori ordinari. Certo la specialità è lontanissima dall’economia ma, suvvia, non è il caso di fare gli schizzinosi.  

Torino, gli studenti bruciano le immagini dei ministri -VideoDoc