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Gipi: "Sono diventato un borghese, integralmente. E mi tolgo di mezzo"

Nicola Mirenzi
·Giornalista e blogger
·2 minuto per la lettura
Gipi (Photo: getty)
Gipi (Photo: getty)

Il successo l’ha ottenuto con “La mia vita disegnata male”, un fumetto che si muoveva tutto intorno all’io, l’io che raccontava, l’io che si metteva a nudo, l’io che si drogava, l’io che subiva violenza, l’io che aveva problemi d’erezione. Io, io, io, io, io. Il pronome personale che oggi Gipi detesta di più. “Da qualche anno”, dice, “vivo l’uso che ho fatto dell’autobiografia come un difetto, non solo come uno stile di racconto. Non mi pento delle forme che ho dato ai libri, in termini di parole, racconto, disegni. Mi riferisco alle motivazioni segrete che stanno alla base di quel che ho fatto. Alcune le ho scoperte, e non mi hanno fatto piacere, né mi piacciono. Sono disposto a riconoscermi una sola attenuante: allora i social network non avevano ancora conquistato il mondo e le persone non raccontavano se stessi ventiquattro ore su ventiquattro”.

Mi dice Gipi che, dopo aver attraversato il cancello di casa sua, che è nella campagna che si apre appena fuori Roma, verrà a prendermi “un vecchio signore con un camice da lavoro blu e pantaloni mimetici”. Lo vedo arrivare in lontananza, dopo aver percorso una strada sterrata, e quando è ormai a pochi passi mi accorgo che il “vecchio signore” è in realtà lui, uno dei fumettisti più apprezzati d’Italia, l’unico che è stato candidato due volte al Premio Strega, sicuramente il meno riposante. “Ho il terrore di ripetermi. Dopo La mia vita disegnata male avrei potuto farne altri dieci di libri così. La vita che ho fatto da giovane me lo permetterebbe. Ma guardami ora. Vedi dove sto? Vivo in questa bella casa. Ecco la vista sui Castelli Romani che c’è. Ho il giardino recintato, due cani, ho come vicino di casa il nuovo ministro della pubblica amministrazione. Sono diventato un borghese, integralmente. Come di...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.