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A giugno l’attività delle imprese nell’eurozona ai minimi da 16 mesi

Image from askanews web site
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Roma, 23 giu. (askanews) - Brusco rallentamento a giugno dell'attività delle imprese nell'area euro, secondo le indagini presso i responsabili degli approvvigionamenti, con la domanda in stallo ed i prezzi in continuo rialzo, esacerbati anche da guerra in Ucraina e sanzioni contro la Russia. L'indice Pmi (Purchasing managers index) composito sulla produzione nella zona euro è sceso a 51,9 punti a giugno, da 54,8 di maggio, secondo Standard & Poor's Global, con il valore più basso da 16 mesi.

L'indice Pmi sulle attività nelle imprese del terziario è sceso a 52,8 punti, dai 56,1 di maggio. L'indice Pmi sulla produzione manifatturiera è caduto a 49,3 punti a giugno, in territorio recessivo quindi - con la soglia di neutralità pari a 50 punti - dai 51,3 punti del mese precedente, segnando il valore minimo in 24 mesi.

Secondo l'indagine di S&P, le aziende dell'area euro hanno anche indicato una riduzione delle previsioni di produzione per il prossimo anno, segnando il valore più basso da ottobre 2020. Sia la stagnazione della domanda che il peggioramento delle prospettive economiche sono state ampiamente attribuite all'aumento del costo della vita, all'irrigidimento delle condizioni finanziarie e ai timori sull'energia e sulla catena di fornitura dovuti alla guerra in Ucraina e agli attuali problemi legati alle misure anti Covid.

"La crescita economica dell'eurozona sta mostrando segni di incertezza visto l'affievolimento della domanda repressa dalla pandemia, acuito dallo shock creato dal costo della vita e dal crollo dell'ottimismo delle aziende e dei consumatori. Escludendo i mesi delle restrizioni pandemiche, il rallentamento di giugno è stato il più brusco registrato dall'indagine dal picco della crisi globale finanziaria del novembre 2008", rileva Chris Williamson, capo economista di Ihm Markis. "Il peggio probabilmente arriverà nella seconda metà dell'anno".

"Il flusso dei nuovi ordini è in una fase di stallo, ed è collegato al crollo della domanda per beni e alla minore domanda per servizi, in particolare da parte dei consumatori a corto di contanti. Allo stesso tempo - prosegue - l'ottimismo delle aziende è diminuito notevolmente ad un livello raramente osservato prima della pandemia. La presenza di giacenze invendute suggerisce che il settore manifatturiero probabilmente cercherà di ridurre la capacità produttiva nei mesi prossimi e questo, assieme al peggioramento generale del settore dei servizi e al crollo dell'ottimismo, colpirà inevitabilmente la crescita occupazionale".

"Le persistenti pressioni inflazionistiche peggiorano ulteriormente le cose", conclude.

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