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Giustizia, attivisti M5S pronti alla piazza. De Vito: "No a riforma Cartabia"

·4 minuto per la lettura

Riforma della giustizia primo vero banco di prova per Giuseppe Conte, che con il prossimo voto sullo statuto si appresta a diventare il presidente del Movimento 5 Stelle. Il tema - che sta facendo tribolare da giorni i gruppi parlamentari grillini - è stato al centro del colloquio di questa mattina a Palazzo Chigi tra Conte e il presidente del Consiglio Mario Draghi. "Il M5S si era già distinto e aveva lavorato per l'accelerazione dei processi e anche in Parlamento darà un contributo per migliorare e velocizzare i processi. Ma a Draghi ho ribadito che saremo molto vigili nello scongiurare che non si creino soglie di impunità", ha affermato l'ex premier, assicurando che il Movimento "darà il contributo per migliorare" la riforma della giustizia, con un "atteggiamento costruttivo". Intanto i militanti pentastellati del Coordinamento 'Parola agli attivisti' si preparano a scendere in piazza Montecitorio per chiedere agli eletti M5S di non retrocedere sulla prescrizione e sui punti chiave della riforma Bonafede.

"Noi ci saremo mercoledì 21 dalle 10,30 alle 13 perché la riforma Cartabia rappresenta ciò che abbiamo sempre combattuto e mi aspetto che tutti i portavoce che in questi giorni l'hanno criticata, e tutti i giudici, i magistrati che non sono d'accordo, ci mettano la faccia", dice all'Adnkronos la consigliera 5Stelle in Regione Lazio Francesca De Vito, tra gli organizzatori della manifestazione. "Non so in quanti saremo", prosegue, "non abbiamo grandi strumenti per far sentire la nostra voce ma l'importante è continuare un percorso di coerenza".

La piazza di mercoledì potrebbe rappresentare, per una parte della base, anche l'occasione per esprimere il disappunto sul nuovo corso M5S targato Conte. "Il suo statuto appresenta un'offesa per tutti coloro che, risvegliati da un 'vaffa', avevano preso in mano la propria vita di cittadino consapevole e stavano costruendo qualcosa di buono e pulito, lontano dalle dinamiche e dagli interessi della politica", attacca De Vito, che rincara: "Conte non dovrebbe neppure nominare Gianroberto Casaleggio e il suo progetto, perché proprio non lo ha compreso. Il suo verticismo vuole solo distruggere un sogno con l'unico scopo di creare l'ennesimo partito. Il peggiore, quello dell'uno su tutti... contornato da chi crede che l'uomo solo al comando porti da qualche parte". E non è escluso infatti che lo statuto 'contiano' possa essere impugnato a livello giuridico, prima che si celebri il voto sulla nuova piattaforma agli inizi di agosto.

De Vito ripercorre le fasi che hanno portato all'investitura di Conte: "Era febbraio del 2020 quando si sarebbe dovuto procedere alle votazioni del nuovo capo politico. Ma i 'big' del M5S tremavano all'idea che l'unico nome gradito dalla base fosse quello di Alessandro Di Battista, un uomo che certo non avrebbe mai permesso di diventare una costola del Pd. Per questo si sono inventati il percorso degli Stati Generali, percorso di partecipazione e democrazia dal basso cui non ho mai creduto. Dietro c'era ben altro. Innanzitutto l'idea di liberarsi di Rousseau". "L'iter intrapreso dagli Stati Generali, poi, aveva portato a soluzioni precise e importanti: una leadership collegiale e la rappresentanza degli attivisti a tutti i livelli ed in tutti gli organi, oltre al rispetto e all'autodeterminazione dei territori. Questo quanto si chiedeva per mantenere l'idea originaria di Gianroberto", rimarca la consigliera M5S.

Per De Vito "è tempo che si torni in piazza, anche per ricordare Gianroberto e tutto ciò che ha rappresentato e per riprendere possesso delle nostre battaglie a partire dalla critica feroce alla riforma Cartabia ma senza dimenticare quello che da mesi stiamo sopportando". "Oltre al tentativo di annullare la prescrizione si è perso il salario minimo, il cashback, l'ambiente, la progressività fiscale, i poteri dell'Anac, il dl Dignità, il no al Ponte sullo Stretto e alle altre opere inutili, i Benetton, i concorsi nella scuola... resta solo il reddito di cittadinanza che per come è impostato, sarà raso al suolo alla prima occasione o alla prossima legge di stabilità per mancanza di finanziamento", prosegue il suo j'accuse la pentastellata.

"Mi dispiace che in tutto questo Beppe Grillo non abbia guardato l'altra faccia della Luna, quella che per giorni gli ha inviato lettere e messaggi per 'congelare' gran parte dei nostri 'onorevoli' al secondo mandato, riprendere i contatti con Casaleggio, chiedere scusa a tutti coloro che sono stati espulsi a seguito del voto contrario a Draghi e vedere se di quel progetto originario di democrazia partecipativa e Movimento dal basso, che avevano creato lui e Casaleggio, fosse rimasta qualche scintilla sotto tutta questa cenere", conclude De Vito.

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