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Gkn Firenze, stop licenziamenti: news, sentenza tribunale

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La Gkn di Firenze, che per il tribunale di Firenze deve revocare i licenziamenti doveva informare i sindacati sulla situazione dell'azienda. E' uno dei passaggi della sentenza resa nota oggi. "L'obbligo di informare il sindacato circa l'esistenza di condizioni che inducano l'azienda a valutare la necessità di effettuare dei licenziamenti risulta testualmente assunto" dall'accordo aziendale firmato il 9 luglio 2020 nel quale la stessa Gkn, dopo aver escluso 'allo stato attuale', 'l'uso di licenziamenti coercitivi' si era espressamente impegnata al 'confronto con la Rsu in caso di mutamento del corrente contesto e condizioni di mercato'. "In definitiva la Gkn era tenuta ad informare il sindacato non solo dei dati relativi all'andamento dell'azienda, ma anche del fatto che il quadro delineato dai suddetti dati stava conducendo i vertici aziendali ad interrogarsi sul futuro dell'azienda stessa", si legge nella sentenza che ha accolto il ricorso della Fiom Cgil e ha condannato la società a "revocare la lettera di apertura della procedura di licenziamento collettivo".

"Nessuna informazione - si legge ancora - risulta essere stata fornita al sindacato circa il carattere allarmante dei dati relativi all'azienda in relazione alle direttive ricevute dalla direzione del gruppo e alle possibili ricadute di tale situazione 'sulle dinamiche occupazionali'. Né può fondatamente sostenersi (come ha fatto la difesa di Gkn) che la società non avesse alcun obbligo informativo essendo mancata una esplicita richiesta del sindacato. Invero tale assunto contrasta sia con il contenuto dell'impreso preso il 9 luglio 2020 sia con l'effettivo svolgimento dei fatti, da cui si desume che la richiesta del sindacato c'è stata ed è stata ignorata. Risulta infatti che l'8 giugno 2021 Gkn aveva rappresentato ai sindacati possibili esuberi per il 2022 quantificati in una cifra oscillante tra le 15 e le 29 unità. A fronte di tale comunicazione, con nota del 29 giugno 2021, il sindacato aveva risposto proponendo soluzioni organizzative idonee ad evitare gli esuberi".

"Pur non essendo in discussione la discrezionalità dell'imprenditore rispetto alla decisione di cessare l'attività di impresa, nondimeno la scelta imprenditoriale deve essere attuata con modalità rispettose di principi di buona fede e correttezza contrattuale, nonché del ruolo e delle prerogative del sindacato. Nel caso di specie parte datoriale, nel decidere l'immediata cessazione della produzione, ha contestualmente deciso di rifiutare la prestazione lavorativa dei 422 dipendenti (il cui rapporto di lavoro prosegue per legge fino alla chiusura della procedura di licenziamento collettivo), senza addurre una specifica ragione che imponesse o comunque rendesse opportuno il suddetto rifiuto, il che è sicuramente contrario a buona fede e rende plausibile la volontà di limitare l'attività del sindacato".

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