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Gli auguri di Natale dell’orso

Pierluigi Gerbino
 

Quanto tempo era che le borse europee non subivano un calo giornaliero di oltre -2%?

L’ultima volta che Eurostoxx50 subì un calo di quella caratura, prima di ieri, fu esattamente due mesi fa, il 2 ottobre. Da allora l’indice europeo salì ininterrottamente e ieri mattina, una volta raggiunta quota 3.703, segnava un rialzo di +8,5% dai valori del 2 ottobre e di quasi +24% da inizio anno.

Un volo che dà la percezione di invincibilità, come se il ribasso fosse abolito dal novero delle cose possibili o, tutt’al più, un evento raro e passeggero come un breve temporale estivo.

Ma, a dimostrare quanto sia fragile lo stato di grazia dei mercati e basato tutto sulle aspettative (o illusioni?) che tutti i nodi si scioglieranno inevitabilmente per il meglio, è bastato che nel pomeriggio Trump sparasse qualche tweet per seminare il panico e far scattare pesanti prese di beneficio.

Che cosa ha scritto Trump? Una banalità, un paio di stupidaggini e una minaccia.

La banalità è che la legge approvata dal Congresso a sostegno delle proteste di Hong Kong rende più difficile l’accordo con la Cina. Il buon senso ce lo sta dicendo fin da quando quella legge era solo un’ipotesi. 

Le stupidaggini sono una rivolta a Argentina e Brasile, accusate di aver svalutato le loro monete per esportare più alluminio ed acciaio in USA e la seconda che il merito della salita dei mercati quest’anno è dovuto ai dazi che lui ha introdotto, che rendono un sacco di soldi al governo americano (dimenticando di dire chi li paga, tutti questi quattrini, cioè il consumatore americano). La minaccia è quella di rimettere dazi su alluminio ed acciaio proveniente da Argentina e Brasile.

Forse è quest’ultima l’affermazione che più ha sconvolto i mercati, che da parecchie settimane fantasticavano sulla fine della guerra commerciale e il ritorno ad un mondo normale, sgombrato dal protezionismo. E’ stato il classico pizzicotto che ha svegliato le borse dal piacevole sogno che Trump fosse rinsavito, o perlomeno, fosse costretto dal rallentamento economico globale a smetterla di aggredire il resto del mondo.

Purtroppo Trump è sempre uguale a se stesso e, come ogni sociopatico, senza nemici da insultare proprio non riesce a vivere.

Pertanto sono improvvisamente scattate violente prese di beneficio, specialmente sulle borse europee, che tradizionalmente prendono la bronchite appena le borse USA hanno il raffreddore.

Cali generalizzati, ma stranamente soprattutto sulle utility, forse perché l’obbligazionario, anch’esso in modo insolito, ha stornato in sincronia con il calo dell’azionario, facendo salire i rendimenti. E questo non piace alle utility.

Sta di fatto che le borse europee principali hanno perso tutte leggermente più di due punti percentuali (il nostro Ftse-Mib un po’ peggio, -2,28%, forse anche per colpa della farsa parlamentare sul MES, che sta riducendo ulteriormente la credibilità del nostro paese e insinua nuovi dubbi sulla tenuta del governo).

Il segnale non è affatto buono, dato che Eurostoxx50, scendendo fino a 3.623 e chiudendo la seduta a 3.626 ha sfondato il supporto di 3.651 (minimo del 21 novembre) e completato una figura di doppio massimo che proietta un obiettivo ribassista a 3.575.

Wall Street ha drammatizzato molto meno, scendendo “solo” di -0,86% con SP500 (-1,12% il Nasdaq100). Per SP500 l’appuntamento col supporto di 3.091 del 21 novembre deva ancora avvenire, a testimonianza del maggior aplomb degli investitori americani. Uno scossone alla volatilità comunque si è visto anche in USA, dato che il Vix è rimbalzato da 12,5 di venerdì scorso a 15 di ieri.

C’è da preoccuparsi? Direi che per ora abbiamo ricevuto gli auguri di Natale da parte dell’orso, che però al momento non ci ha ancora comunicato di volerci far visita.

Perciò oggi valutiamo il rimbalzo che i mercati tenteranno. Se sarà un semplice pullback la scivolata si trasformerà in correzione, e di strada da fare al ribasso che ne sarebbe abbastanza.

Vedremo. La mia sensazione però è che i massimi del 2019 quest’anno non verranno più rivisti.  

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online