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Gli effetti (devastanti) del climate change sulle città italiane non possono più essere ignorati

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Photo credit: Maremagnum - Getty Images
Photo credit: Maremagnum - Getty Images

Il clima sta cambiando, anzi è già cambiato. In Italia come nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo più che in altre zone del globo. Un mare chiuso come il bacino del Mediterraneo si sta scaldando più di altri mari e di conseguenza influenza venti, formazione di nubi e precipitazioni. Ce ne accorgiamo dalle fioriture precoci, dalla frequenza degli eventi estremi, dagli inverni miti e dal rischio siccità, gli effetti già evidenti del climate change.

A descrivere questi cambiamenti è il rapporto di Legambiente Il clima è cambiato che ha dedicato un approfondimento a ciò che è avvenuto nelle città italiane, dove vive il 56% della popolazione. Le aree urbane sono le più esposte e vulnerabili ai cambiamenti climatici per la presenza di cemento e asfalto, che assieme al calore prodotto da traffico, industria e climatizzazione degli edifici determinano le cosiddette isole di calore.

Photo credit: Getty
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La temperatura media delle città italiane è già aumentata di 0,8°C (calcolata sulla media del periodo 2001-2018 rispetto alla media del trent’anni precedenti) con alcune differenze: se a Napoli questo aumento è stato di 0,3°C, a Bologna è stato di 1°C e a Milano di 1,5°C. A fare la differenza nelle città sono però le ondate di calore, quando si registrano temperature molte elevate per più giorni consecutivi associate ad alti tassi di umidità: sono i periodi in cui si verificano i maggiori problemi per la salute delle persone più deboli. In Europa sono di circa 4°C più calde di un secolo fa.

Le città sono anche le aree dove i fenomeni meteorologici estremi causano più disagi: a Roma, dal 2010 al 2020 ci sono stati 47 eventi classificati come estremi, di cui 28 hanno riguardato allagamenti causati da piogge intense. A Bari simili eventi sono stati 41, a Milano 29, con 20 esondazioni dei fiumi Seveso e Lambro. Ottanta sono stati i giorni in cui il servizio di metropolitane e treni urbani è stato interrotto per maltempo, 83 i giorni con black-out elettrici. Le temperature elevate tendono a peggiorare la qualità dell’aria, in un circolo vizioso che è necessario spezzare con interventi di adattamento, come il progetto Forestami, per piantumare 3milioni di alberi nell’area metropolitana di Milano, di cui Hearst Magazine Italia è media partner.

Photo credit: Getty / THOMAS GLONING
Photo credit: Getty / THOMAS GLONING

La buona notizia è che interventi di prevenzione del rischio sono possibili e funzionano. A Pisa, grazie al canale scolmatore di Pontedera ed altre opere idrauliche, è stato possibile prevenire una piena dell’Arno che avrebbe causato danni ingentissimi alla città. Anche a nord della città di Vicenza, più volte devastata da alluvioni, alcune opere di drenaggio e rallentamento del deflusso delle acque, che consistono per lo più in giardini pluviali, piccoli invasi, sistemi di raccolta delle acque piovane, hanno scongiurato ulteriori danni. Salvaguardare e ripristinare la permeabilità dei suoli nelle città è una delle misure più urgenti da adottare, anche perché assolve al duplice scopo di gestire le acque in modo sicuro e ricaricare le falde acquifere che rendono disponibile l’acqua quando serve.

L’Europa impone che il 30% del Next Generation EU venga speso per affrontare la sfida climatica. Queste sono le opere di cui c’è urgente bisogno.

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