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Gli investitori augurano lunga vita ai ribassisti

Gaetano Evangelista
·3 minuto per la lettura

L’aumento dei tassi è più che compensato dalla dinamica degli EPS: superiori, nel Q4, del 4.8% rispetto allo stesso dato dell’ultimo quarto del 2019. Per il trimestre corrente le stime sono orientate per una crescita degli EPS del 20.5%; +48.3% per il Q2.

Wall Street ha chiuso la sessione di ieri praticamente invariata; ma chissà se negli Stati Uniti conoscono Trilussa ed il suo pollo. Perché, scomponendo le 500 società dello S&P in dieci decili a seconda della differente sensibilità alla dinamica dei tassi di interesse; è emerso come quelle più correlate al costo del denaro siano salite mediamente dell’1%, mentre quelle storicamente più colpite dall’aumento dei rendimenti obbligazionari, hanno ceduto lo 0.77%.

Naturalmente c’è una bella differenza fra una sana reflazione, ed una inflazione che penalizzi l’Equity. Lo Stock/Bond ratio ha rotto verso l’alto a novembre e da allora la scelta di perseverare sul mercato azionario, a discapito del reddito fisso; ha trovato ulteriori conferme. Finché la correlazione fra tassi e indici azionari persisterà positiva, un po’ di inflazione farà bene al mercato. Ma quando si conseguiranno le soglie prescritte nell’Outlook di inizio anno, sarà giunto il momento di tirare i remi in barca. La tempistica a grandi linee è già stata delineata a gennaio.

Per ora l’aumento del costo del denaro è più che compensato dall’ottima dinamica degli utili aziendali. Oltre l’80% delle società che hanno riportato i dati del quarto trimestre, hanno battuto le stime degli analisti; soprattutto il volume degli EPS del Q4 risulta ora clamorosamente superiore, del 4.8%, rispetto allo stesso dato dell’ultimo quarto del 2019. Naturalmente l’intero anno passato denuncia un passivo rispetto all’anno precedente; ma il dato (-12.7%) è ben più confortante del -20% pronosticato ancora all’inizio di ottobre. E per il trimestre corrente le stime sono orientate per una crescita degli EPS del 20.5%; +48.3% per il Q2.

Il pareggio conseguito dal MSCI ACWI (-0.003%) ha interrotto una sequenza di ben 11 sedute positive di fila. Dopo il massimo del 2000, soltanto un’altra volta è stata conseguita una successione simile: a giugno 2003. L’indice delle borse mondiali sarebbe salito per ulteriori sette mesi, prima di concedersi una salutare pausa rigeneratrice.

Per fortuna i ribassisti non mancano. In caso contrario, sarebbe stato ben difficile trovare azioni da comprare senza incidere significativamente sui prezzi. Ieri mattina abbiamo elencato le società più shortate, potenziale bersaglio dello short squeeze. Giusto in tempo, perché ieri sera è stato reso noto che la famigerata Melvin Capital ha incrementato le posizioni in opzioni put su GameStop e Bed Bath & Beyond. La storia si ripeterà?

Parrebbe di sì. Con lo S&P500 che si approssima ad una nuova, simbolica soglia, gli irriducibili ribassisti chiamano di nuovo la sopravvalutazione di mercato. Un film che si ripete: nel 2014, quando l’indice raggiunse per la prima volta i 2.000 punti John Hussman – paladino degli autoemarginati dal listino – chiamò una sopravvalutazione del 100%. Cinque anni dopo, con lo S&P a 3.000 punti, MarketWatch riportava una analoga denuncia addirittura da parte del Fondo Monetario Internazionale, mentre il Time proponeva un ripasso di storia del crollo del 1929.

Con l’indice a 4.000 punti, c’è da scommettere che i media proporranno una analoga narrativa. Affinché il listino azionario continui a salire, è necessario produrre stabilmente una provvista di ribassisti che “serva” ogni giorno le azioni da comprare.

Autore: Gaetano Evangelista Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online