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Gli investitori festeggiano i nuovi massimi storici

Gaetano Evangelista
·2 minuto per la lettura

L’83% delle società quotate negli Stati Uniti, nel quarto trimestre ha battuto le stime degli analisti, rivelatisi eccessivamente cauti. Siamo curiosi di verificare se continuerà il parallelo con il 2009: un confronto che portiamo avanti da aprile dello scorso anno.

Tanto per non perdere l’abitudine, i mercati azionari mondiali si producono in nuovi massimi storici: raggiungono nuove vette gli indici USA, ma anche il MSCI e, in Europa, il DAX di Francoforte. Suggestiva la progressione – lenta ma costante – dello S&P500: al settimo picco assoluto quest’anno. Nel 2020 l’impresa è riuscita complessivamente 33 volte. Vedremo se sarà battuto il primato dello scorso anno.

In buona misura il merito è del ritorno dei piccoli investitori. Nel 2019 soltanto un decimo degli scambi complessivi era ad essi riconducibile. Ora il turnover è per un quarto di appannaggio di quello che una volta era definito con disprezzo “parco buoi”. L’effetto che questo “nuovo” player suscita negli operatori fino ad ora dominanti, ricorda per certi versi l’impatto disruptive e la conseguente reazione suscitata dagli autisti di Uber per i tassisti, o degli host di AirBnb per gli albergatori: stizza e smarrimento.

Ad ogni modo, i guadagni messi a segno dalle borse, ad un certo punto riflettono i risultati di bilancio sorprendentemente positivi messi a segno per la verità più negli Stati Uniti (+19% rispetto alle stime) che in Europa (+12%). Spettacolare la produzione di profitti di finanziari e società di beni di consumo discrezionali: EPS superiori del 40-45% rispetto alle stime della vigilia.

L’83% delle società quotate nel quarto trimestre ha battuto le stime degli analisti, rivelatisi eccessivamente cauti. Soltanto il 13.9% ha mancato le previsioni: trattasi del miss rate più contenuto degli ultimi vent’anni. Di questo passo, come segnalato alcuni giorni fa, non sarebbe improbabile registrare un volume di EPS clamorosamente superiore a quello conseguito alla fine del 2019: prima che l’emergenza pandemica sconvolgesse tutti gli equilibri. A dicembre il consenso era orientato verso una contrazione a doppia cifra percentuale. Il mercato, al solito, ha anticipato gli eventi ben prima della massa.

Siamo curiosi adesso di verificare se continuerà il parallelo con il 2009: un confronto che portiamo avanti, con enorme gratificazione operativa, da aprile dello scorso anno: a prova evidente dell’inefficienza dei mercati, che simili fenomeni dovrebbero neutralizzare immediatamente. Stando allo script, una correzione, secca, dovrebbe ora concretizzarsi, prima della ripartenza del listino azionario USA. Andrà così? ne dubitiamo, come spieghiamo nel Rapporto Giornaliero di oggi.

Autore: Gaetano Evangelista Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online