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Gli investitori ottengono la tanto sospirata correzione

Gaetano Evangelista
·2 minuto per la lettura

Grandi protagoniste ieri le azioni maggiormente bersagliate dalla speculazione professionale: le società dove si annidavano le maggiori pressioni ribassiste hanno conseguito un enorme guadagno, mettendo in seria crisi gli hedge fund.

D’un tratto, il mercato si ricorda la promessa formulata all’inizio del mese: quella di un consolidamento che avrebbe avuto luogo nella terza decade di gennaio, perlomeno. Discorso a parte per Piazza Affari, gli indici azionari mondiali concedono questa pausa rigeneratrice, per il sollievo dei non pochi investitori che ad inizio anno lamentavano l’assenza di correzioni come fattore determinante per un maggiore coinvolgimento: ora finalmente potranno comprare azioni.

Magari non quelle più shortate, sebbene si tratti del tema del momento. Mentre le rinnovabili infatti fanno registrare marcati ridimensionamenti, ieri il primo decile delle società USA dal maggiore short interest – stando al rapporto bisettimanale reso disponibile – hanno conseguito un guadagno medio del 5.9%. Lo stesso plotoncino delle 300 società più malfamate del Russell 3000, guadagna da inizio anno quasi il 40%. Paradossale come a perdere maggiormente terreno, ieri, siano state al contrario proprio le società preferite dalla speculazione professionale: -4.3%, secondo Goldman Sachs. Ancora una volta a perdere non è stato il parco buoi; tutt’altro.

Powell ieri sera ha declinato l’invito a parlare dello short squeeze in atto sul mercato; ribadendo invece tutto l’impegno della Federal Reserve a conseguire quello che, più che un obiettivo primario o anche unico, è adesso l’ossessione del FOMC: la piena occupazione. Per questo, non si muoverà un ciglio quando nei mesi a venire l’inflazione dovesse, auspicabilmente, rialzare la testa. E nessuno si sogna di anche vagamente annunciare una normalizzazione della politica monetaria: operatori economici ed investitori stiano ben tranquilli.

In questo contesto idilliaco, stride fortemente la performance negativa conseguita da Wall Street: inconsueta, in una seduta del FOMC. Nel Rapporto Giornaliero ci soffermiamo sui ritorni prevedibili nel medio periodo (da 2 a 4 settimane) quando in simili circostanze lo S&P500 cede più di un punto percentuale. Si incastona bene nella previsione formulata a suo tempo.

Il panico ieri è stato ben rappresentato dalla backwardation registrata sul VIX Future: trattasi di quel fenomeno che si manifesta quando sul mercato a termine i future per consegna prossima quotano su livelli anomalmente superiori a quelli per scadenza differita. D’altro canto, la volatilità a tre mesi è risultata inferiore a quella ad un mese: una circostanza, per la verità soltanto accennata, e prima d’ora però sperimentata in precise tempistiche di mercato.

Autore: Gaetano Evangelista Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online