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Gli stati non possono aggiustare questa crisi che hanno creato

Francesco Simoncelli
 

Prima di analizzare i piani di emergenza di cui l'economia globale ha bisogno, dobbiamo ricordare che, come in passato, la prudenza e la responsabilità della società e delle imprese ci aiuteranno ad uscire da questa crisi.

Di fronte ad una crisi senza precedenti, dobbiamo essere realistici, responsabili e cauti.

Questo è uno shock sul lato dell'offerta oltre ad un arresto obbligatorio dell'economia e pertanto una risposta seria deve riguardare questo aspetto. È ridicolo tentare di stimolare la domanda con moneta stampata e spesa pubblica in un ambiente di blocco forzato in cui qualsiasi domanda aggiuntiva non farà salire l'offerta, anzi la ridurrà ulteriormente.

Un arresto obbligatorio a causa di uno shock sul lato dell'offerta non viene risolto con la spesa pubblica o misure dal lato della domanda. La stampa di denaro fiat e l'abbassamento dei tassi aiutano i debitori e quei governi con rendimenti obbligazionari già bassi, i deficit stanno già salendo a causa degli stabilizzatori automatici.

Quegli stati che hanno continuato a spendere senza sosta durante il periodo di vacche grasse, hanno aumentato notevolmente il debito e bloccato poi le loro economie, quindi adesso non possono presentarsi come salvatori.

Le piccole e medie imprese non hanno bisogno di uno stato che va ad incentivare la domanda, poiché questo non è un problema di domanda. Non possiamo cadere nella solita trappola: credere che ciò di cui l'economia abbia bisogno sia un quantitative easing più grande, e se non funziona, spingere ancora di più sull'acceleratore monetario.

La pazzia monetaria non è la soluzione all'eccesso monetario.

È nostro dovere mettere in guardia dai rischi di cadere in un irresponsabile ottimismo, proprio per poter uscire prima e meglio da questa crisi.

Che ripresa ci sarà?

Le stime della crescita economica stanno precipitando a rotta di collo. Il lockdown, seppur temporaneo, dell'attività economica, dei trasporti e degli scambi, comporterà inevitabilmente una recessione. L'errore più grande che i policymaker potessero fare è credere in un rimbalzo a V. Tutti gli stati dovrebbero prepararsi ad una ripresa a forma di L. Se sbaglio, le economie saranno comunque più forti, ma se avrò ragione, uno stimolo massiccio attuato solo tre settimane dopo un bull market folle ed immense politiche di spesa in deficit all'inizio di una crisi paralizzeranno l'economia irreparabilmente.

Le economie leader hanno una grande capacità di affrontare uno shock come questo. Lo stesso non lo si può dire per l'Italia e la Spagna. I calcoli per gli Stati Uniti indicano che la disoccupazione salirà alle stelle, al 6,5%, nel caso del Regno Unito al 7% e in Germania al 6%. Nelle economie deboli e fortemente interventiste, la combinazione di disoccupazione già elevata, debito elevato e spesa pubblica elevata ciò può portare ad una crisi di tipo greco quando le misure per affrontare un arresto forzato aggiungeranno ulteriore interventismo a quello esistente.

Nella zona Euro la maggior parte dei piani annunciati dagli stati membri si basa su tre importanti difetti: ignorare che molti Paesi erano già vicini ad una recessione nel 2019, presumere una parentesi a basso impatto e stimare una ripresa rapida che non causerà danni reali a lavoro e conti pubblici e privati.

Nell'area Euro, Germania, Francia, Italia e Spagna hanno già mostrato un rallentamento significativo, quindi le risposte della Commissione Europea, della BCE e dei governi partono da una diagnosi errata: che il problema che stiamo affrontando è di domanda e accesso al credito, non un collasso delle vendite a causa di un blocco imposto, con relativo accumulo di passività fiscali e costi fissi.

Gli Stati Uniti devono evitare di commettere gli errori che le nazioni della zona Euro stanno già commettendo.

Scadenze

I governi europei stanno creando un impatto a lungo termine peggiore, dando ai cittadini piccole dosi irrealistiche di informazioni negative e prolungando i blocchi. Ciò sta portando ad enormi problemi di flusso di cassa in tutta l'economia, perché le aziende scoprono che i meccanismi di supporto durano solo pochi giorni, mentre l'estensione delle perdite distrugge il suddetto flusso di cassa ed i bilanci. Le aziende vedono che le entrate sono poche o non ci sono affatto, mentre gli ordini per novembre e dicembre vengono annullati.

La stragrande maggioranza delle società non si trova ad affrontare un problema di accesso al credito (vi è ampia liquidità a tassi molto bassi), si trovano ad affrontare bancarotte e licenziamenti a causa della cessazione dell'attività economica. Zero entrate, ma costi fissi e tasse in accumulo. Molte aziende scopriranno che ritardare i pagamenti fiscali o ricorrere ai prestiti non risolverà nulla.

Il problema cruciale delle imprese non riguarda le garanzie sui prestiti, ma l'impossibilità di richiedere un prestito. Non siamo in crisi a causa della mancanza di accesso al credito, ma siamo in una crisi a causa della scomparsa dell'attività economica.

Il contributo del settore privato

Gli stati si aspettano che le banche offrano un enorme sollievo attraverso più prestiti, ignorando il fatto che le banche nella zona Euro hanno ancora miliardi di prestiti in sofferenza e affrontano un massiccio aumento delle insolvenze in Europa ma anche nelle loro filiali all'estero, principalmente in America Latina e Asia.

Le banche dovranno affrontare un aumento dei default sia in Europa che all'estero. Le banche possono far fronte a questa situazione e l'hanno fatto bene, ma non saranno in grado di aumentare il rischio per decine di miliardi mentre aiutano i loro attuali clienti ad uscire dalla crisi. La maggior parte dei governi europei presume una forza patrimoniale nel settore privato, cosa che non è né evidente nelle grandi aziende né nelle PMI (piccole e medie imprese).

Inoltre le grandi società europee hanno già livelli elevati di indebitamento, sebbene negli ultimi anni siano diminuiti lievemente. L'indebitamento netto delle società non finanziarie rispetto all'EBITDA molto probabilmente salirà a causa della riduzione degli utili e del flusso di cassa.

Le misure di credito, liquidità e aiuti a breve termine sono adatte a coloro che sarebbero sopravvissuti comunque. La liquidità era immensa, i tassi erano bassi e le banche hanno fatto tutto il possibile per concedere prestiti. I perdenti in questa crisi saranno quelli diligenti e che purtroppo vivono di busta paga in busta paga, senza grandi risorse per coprire un prestito e senza muscoli per affrontare mesi con reddito zero. E questi, che soffriranno di più in questi mesi, erano già annegati nelle tasse l'anno scorso.

Gli stati stanno già consumando tutto lo spazio fiscale che hanno e altro ancora. L'idea è che questa enorme liquidità a tassi reali negativi possa essere utilizzata per qualcosa di efficace per una volta, non per aumentare gli squilibri strutturali nella spesa corrente.

Questo non significa incitare lo stato ad intervenire, significa chiedere allo stato di smettere di intervenire, di fermare la macchina fiscale durante un cataclisma commerciale senza precedenti e di unire responsabilità e austerità con coloro che lottano ogni giorno per sopravvivere.

Se gli stati e le banche centrali decidono di moltiplicare gli errori precedenti aggiungendone di più grandi, come la monetizzazione diretta della spesa o il denaro lanciato dagli elicotteri, scateneranno una crisi monetaria oltre ad uno shock sul lato dell'offerta. Un errore non viene corretto facendone altri e ben peggiori di quello precedente.

Dobbiamo chiedere allo stato di smettere di intervenire, di non sfruttare un cataclisma commerciale senza precedenti per aumentare l'interventismo.

Se gli stati insistono nel voler mantenere le poche entrate fiscali che possono grattare dall'attuale disastro, metteranno a repentaglio le entrate del 2020, del 2021 e del 2022, a causa del massiccio aumento della disoccupazione e della chiusura delle imprese.

Mantenere in piedi il sistema fiscale in una crisi di questa portata genera un doppio smacco. Il domino dei fallimenti aziendali e delle perdite di posti di lavoro richiederà anni per essere recuperato e, con esso, basi imponibili ed entrate fiscali. In secondo luogo, la crescita potenziale è ridotta a causa della tassazione sproporzionatamente elevata, rendendo ancora più difficile attrarre i pochi investimenti che potrebbero venire dopo la ripresa.

Un diffuso shock causato da un blocco forzato non si risolve con misure sul lato della domanda o l'utilizzo del bilancio del settore privato per aggiungere debito e accumulare rischi, ma con misure sul lato dell'offerta che rispondono alla realtà delle imprese e, con esse, dei lavoratori e delle famiglie.

Gli Stati Uniti e il mondo si riprenderanno da questa crisi. Ciò che gli stati devono fare è tirarsi indietro e lasciare che accada.

Di Daniel Lacalle

Traduzione di Francesco Simoncelli

Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online