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Gli Stati Uniti hanno nazionalizzato i mercati finanziari

Gaetano Evangelista
 

Assumendo una recessione iniziata questo mese, e dalla durata post-bellica standard di 10-11 mesi, comprare azioni prima della fine dell’estate si potrebbe rivelare un azzardo costoso.

Si chiude una settimana imperiosa, con S&P500, MSCI ACWI e All Share Italia, in crescita rispettivamente del 10.3, 9.9 e 6.6 percento. Ciò fa passare in secondo piano il consistente ripiegamento di venerdì, e soprattutto la concreta probabilità di chiudere anche il mese di marzo con un pesante saldo negativo: dal 1940 in avanti, questa è soltanto la quarta volta che Wall Street termina due mesi di fila con una variazione inferiore al -8%.

Il rialzista argomenterà che le autorità hanno messo in campo tutti gli stimoli possibili: come argomentato la settimana passata, il 94% delle banche centrali mondiali ha tagliato i tassi di interesse, mentre gli stimoli fiscali approvati dai governi complessivamente eclissano, in consistenza, lo sforzo compiuto nel 2008-9, pur con qualche vistosa defezione.

Che questo sia sufficiente a neutralizzare e ribaltare il più fulmineo bear market della storia, resta da vedersi. Il vecchio adagio “Don’t fight the Fed” resterebbe ancora valido ma, al di là di possibili sovrapposizioni con esperienze precedenti in un modo o nell’altro simili a quella corrente; viviamo senza dubbio tempi eccezionali. Le modalità con cui negli Stati Uniti governo federale e Federal Reserve stanno affrontano l’emergenza, rendono evidente un aspetto straordinario: nella casa riconosciuta del capitalismo globale, è stato nazionalizzato il mercato finanziario. E questo senza dubbio induce a profonde riflessioni: anche sulla capacità dei listini di fornire informazioni corrette in termini di pricing.

Fino a prova contraria, restano validi gli schemi proposti dalle esperienze del 2008, del 1987 e del 1929. Fra breve, potremo soffermarci su due setup stagionali degni di nota: due mesi di fila dal saldo negativo superiore al 5%; e un saldo parimenti negativo nell’altrimenti roseo semestre compreso fra novembre ed aprile.

La domanda che tutti gli investitori si pongono, è se ci sarà una ricaduta sanitaria quando i severi vincoli all’attività economica saranno ad un certo punto allentati o rimossi; e quando l’economia uscirà dalla recessione. Quest’ultimo aspetto è decisivo perché, eccezion fatta per il 2001, in tutti gli altri casi il mercato azionario ha svoltato definitivamente verso l’alto in media tre mesi prima della fine della contrazione del ciclo economico.

Assumendo una recessione iniziata questo mese, e dalla durata post-bellica standard di 10-11 mesi, comprare azioni prima della fine dell’estate si potrebbe rivelare un azzardo costoso.

Autore: Gaetano Evangelista Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online