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Gli Stati Uniti tornano locomotiva economica mondiale

Gaetano Evangelista
·2 minuto per la lettura

Jamie Dimon definisce un goldilock scenario, che consentirà agli USA di brillare fino al 2023. Sotto questa prospettiva, non sorprende più la sequenza di nuovi massimi storici inanellata da Wall Street. In ritardo le borse europee, ma c'è tempo per recuperare.

Il rilascio delle minute del FOMC non ha rivelato novità eclatanti. I membri del direttorio della Fed hanno ribadito il loro scetticismo circa il rischio di una inflazione che sfugga al controllo, rimarcando l’enfasi posta da agosto in avanti circa l’opportunità di soffermarsi sull’inflazione realizzata in luogo di quella attesa. La parola d’ordine è ancora una volta: pazienza.

A queste conclusioni ha fatto eco la “banca centrale ombra” degli Stati Uniti. Nella lettera annuale agli azionisti, il CEO di JP Morgan Jamie Dimon anticipa un boom economico destinato a durare fino al 2023, alimentato dai 5 trilioni di dollari accantonati in risparmio da parte delle famiglie americane, dai progressi nella vaccinazione di massa e dal prossimo mega pacchetto di spesa per infrastrutture presentato dall’amministrazione Biden. Poco prima il Fondo Monetario rivedeva verso l’alto le stime di crescita globali, trovando riscontro nelle previsioni consensuali rilasciate da Bloomberg: +5.60%, è la stima più recente, per il PIL terrestre nel 2021 al netto dell’inflazione. Quasi il doppio rispetto alle attese (+3.1%) di giusto un anno fa. Con gli Stati Uniti quest'anno destinato a crescere clamorosamente più della Cina.

In questo contesto idilliaco (Goldilocks scenario, argomenta Dimon); non sorprende più di tanto il recupero messo a segno dai listini azionari di tutto il mondo. Il MSCI ACWI, ricorrente benchmark delle gestioni azionarie, si colloca sui massimi storici; anche nella versione equiponderata, in cui il peso degli USA è opportunamente ridimensionato. Lo S&P500 a sua volta ieri sera ha conseguito un nuovo massimo assoluto, e persino il nostro Stoxx600 ha eclissato il picco di febbraio 2020: mantenendo la promessa formulata all’indomani del superamento di quello che indicammo a suo tempo come l’ultimo diaframma fra 399 e 404 punti.

Una performance senz’altro strepitosa, ma 21 anni fa l’indice quotava pressappoco sugli stessi livelli correnti (393 punti); per un saldo medio composto annuo del +0.5%: nulla di impressionante, invero. Si può fare di meglio.

Più attardato risulta l’Eurostoxx50, che pure di recente è risalito ai massimi degli ultimi tredici anni, spingendosi finalmente oltre i picchi del 2015 e di inizio 2020.

Sulla strada del massimo del 2007 però ora si frappongono due ostacoli. Il primo a distanza alquanto ravvicinata.

Autore: Gaetano Evangelista Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online