Italia markets open in 3 hours 24 minutes

Gli USA faranno la fine dell'Argentina

Francesco Simoncelli
 

Il panico è uno scoppio di emozioni puramente umane. Non c'è vergogna nel cadervi preda. Questo accade soprattutto quando le persone che ne cadono vittima non hanno una soluzione alternativa. Dall'oggi al domani vedersi spazzare via quella idea che così tanti sforzi aveva richiesto per essere realizzata, crea un vuoto tale all'interno dell'animo umano che quest'ultimo non può far altro che divincolarsi nervosamente per cercare un appiglio ed esorcizzare la realizzazione della futilità delle sue precedenti azioni. In fondo, è normale che sia così. Questo ci ricorda infatti che tutti noi condividiamo lo stesso retaggio emozionale quando accadono eventi imprevisti che ci destabilizzano.  Ciò vale anche per i banchieri centrali che da qualche mese a questa parte hanno dimostrato di essere umani come tutti noi e non quelle figure onniscienti che i media dipingono.

L'aura di infallibilità serve a vendere una menzogna al pubblico, ma i media generalisti sono degli artisti in questo. Perché mordere la mano che li alimenta? E quindi vediamo copertine di riviste che inneggiano a presunti esseri superiori, la cui saggezza si innalza di fronte alla mediocrità comune.

Salvo poi scoprire la verità. Ovvero, che non sono altro che comunissime persone con tutte le loro debolezze e fragilità. L'ultimo esempio in ordine cronologico è la balla colossale che ha portato dapprima questi personaggi a dire che le nuove iniezioni di liquidità sulla scia del caos nel mercato dei pronti contro termine non fosse un nuovo QE. Un po' come i bambini che vengono colti con le mani nella marmellata e mentono nonostante l'evidenza, cercando di nascondere le loro malefatte con il semplice gesto di ritirare dietro le spalle le mani. Questa misura "non convenzionale" è nata dalla crisi del 2008/2009, quando la FED andò nel panico per cercare di salvare i mercati e l'economia.

Solo nel 2018 ha avviato un processo di normalizzazione, ma gli è esploso in faccia mentre i mercati crollarono del 20% nel quarto trimestre dello stesso anno. Balbettii e "Fedspeak" hanno dato in pasto a chi non vuol vedere una bugia sesquipedale per giustificare un'inversione a U: è tutto in nome della crescita economica. Le prove dimostrano il contrario, ma questo era prevedibile.

Ma concentratevi su cosa è successo sin dal 17 settembre dello scorso anno: una movimento verticale allucinante del bilancio della FED. Come è possibile non chiamare questa decisione panico? Davvero vogliamo credere che sono acquisti ordinati? Addirittura le operazioni TOMO si sono trasformate in POMO... ma inizialmente, come ben sappiamo, tutto questo circo era un "Non QE". Perché è così importante questo aspetto? Perché non è sostenibile, è una bolla. È stata la politica della FED che ha causato tutto ciò in prima istanza, quindi è interamente responsabile di ciò che accade quando scoppia una bolla. Il problema è che a questo giro le azioni hanno reagito in modo molto più estremo di quanto probabilmente si aspettassero i banchieri centrali e ora hanno una bella gatta da pelare per le mani.

La bolla del 2000 era figlia delle iniezioni di liquidità precedenti, così come quelle successive al crash delle dotcom hanno gettato le basi per la bolla immobiliare. I banchieri centrali hanno reagito negando eventuali correlazioni con le politiche monetarie fino a quando la cosa non è esplosa loro in faccia. E ora? Stessi errori (solo su scala più grande) e stesse negazioni. Quest'ultimo aspetto è esso stesso la prova regina del panico tra queste figure. Perché? Perché non ammetteranno mai che la FED, e le banche centrali in generale, stanno dietro le bolle degli asset finanziari che avvantaggiano un gruppo ristretto di persone a scapito di tutti gli altri. E per nascondere questa verità si è creato nel corso del tempo un convoglio di banche centrali che ha sincronizzato la propria politica monetaria. Basti pensare, infatti, che il bilancio della BOJ è oltre il 100% del PIL del Paese, mentre quello della BCE il 40% e quello della FED il 20%.

Ogni volta che ce n'è stato bisogno una banca centrale ha dato il cambio all'altra, imbarcandosi in un estremo tentativo di allungare quanto più possibile la fase di quasi-boom attraverso le politiche monetarie non convenzionali. La prima ad iniziare è stata senza dubbio la BOJ, il paziente zero di questo tipo di esperimento, seguita poi dalla FED che con i suoi interventi non solo ha cercato di stabilizzare l'economia americana dopo la crisi della Lehman, ma anche di dare una mano all'Eurozona. Favore ricambiato poi dal "whatever it takes" dello zio Mario. Un ulteriore esempio di quanto detto è stata l'iniezione di credito da parte della PBOC per rispondere al coronavirus. I titoli tecnologici ne hanno giovato, i FAAMNG, mentre il resto dei mercati ha continuato a scivolare verso l'oblio (soprattutto il Russell 2000, che incorpora piccole e medie imprese).

A che prezzo? Innanzitutto Main Street non ha affatto giovato del presunto effetto ricchezza a cascata scaturito da queste politiche monetarie allentate. Le aziende zombi ed il crowding out operato dal deficit pubblico continuano a sottrarre risorse economiche preziose e scarse dalle mani di chi le metterebbe a miglior frutto; senza contare la rottura della supply-chain asiatica a causa dell'isteria sanitaria. Ciò significa inflazione dei prezzi dilagante per chi rappresenta l'ultimo anello della catena monetaria. In secondo luogo ogni intervento finora messo in atto ha creato successivamente una classe di attività necessitante di continua salvaguardia a causa dell'azzardo morale innescato dall'intervento iniziale. Siamo partiti dal sistema bancario commerciale e dallo stato, siamo passati agli istituti di importanza sistemica globale e siamo adesso arrivati alla BCE che aiuta palesemente aziende private e alla FED che deve sostenere artificialmente gli hedge fund.

In terzo luogo ci sono tutte quelle entità finora salvate artificialmente dalla bancarotta che iniziano a dare segni di cedimento. E questo è un problema estremamente marcato in Cina, dove sulla scia della bolla immobiliare e del credito facile si sono moltiplicati i guai economici. Questi ultimi sono stati esacerbati dalla politica commerciale fortemente orientata all'export che non ha fatto altro che impoverire il Paese a vantaggio del resto del mondo. Ma i pasti gratis non esistono e nonostante tutta la liquidità esistente, le attività cinesi rischiano di rimanerne a secco tra tre mesi. A ciò si aggiunge anche la presenza di istituti che, per tenere vivo l'ottimismo sui mercati, procedono ad implementare piani di ristrutturazione per dare una parvenza di cambiamento positivo o attuano fusioni/acquisizioni per dare una parvenza di solidità.

Un esempio in merito è la notizia recente riguardante HSBC e del suo piano di ristrutturazione. Questa storia l'abbiamo già vista durante tutte le altre crisi economiche precedenti e rappresenta un campanello d'allarme importante. Soprattutto se osserviamo il quadro generale, che vede l'economia di Hong Kong ormai in recessione, ci accorgiamo che questo può rappresentare benissimo un "punto di contagio" altamente probabile data l'interconnessione odierna dei mercati mondiali. Se poi consideriamo anche che Hong Kong potrebbe diventare la ground zero dell'helicopter money, come il Giappone lo è stato per il QE, possiamo già immaginare un quadro generale in cui identificare gli "untori" della prossima recessione.

INSTABILITÀ SOTTO LA SUPERFICIE

Il mercato sta già scontando un minimo di 2 tagli dei tassi quest'anno nei confronti della FED, questo a sua volta significa un margine di soli 5 tagli dei tassi in caso di recessione conclamata (supponendo che si proceda di 25 punti base in 25 punti base). Tutto ciò dopo un calo dei mercati di un mero 5%. Ricordiamo, comunque, che durante la Grande Recessione ci sono voluti 20 tagli dei tassi per placare i mercati che hanno visto percentuali ben più gravi... Inutile dire, quindi, che nel 2020 l'aumento dello stimolo monetario e fiscale sarà come gettare benzina sul fuoco della destabilizzazione e dell'incertezza.

Tutte le politiche monetarie/fiscali dell'ultimo decennio non sono altro che versioni estreme di politiche collaudate che banche centrali e stati hanno usato negli ultimi 75 anni per ammorbidire le recessioni e stimolare una crescita: abbassare i tassi d'interesse, aumentare il credito/liquidità e aumentare la spesa pubblica (cioè la spesa in deficit) per compensare il calo della spesa del settore privato. Queste politiche erano progettate per essere "stimoli" di breve termine che in genere duravano tra i 9 ed i 18 mesi. Ora sono diventate permanenti, poiché il sistema dipende da esse e ridurle significa provocare un crollo del mercato.

Il problema è che queste politiche creano distorsioni economiche che non possono essere risolte attuando quelle stesse strategie che li hanno causati: elevata disuguaglianza tra reddito e ricchezza, dipendenza dalle bolle negli asset per generare plusvalenze e gettito fiscale per le amministrazioni pubbliche, perdita della disciplina dei costi (prendere in prestito di più piuttosto che tagliare i costi attraverso l'innovazione o l'aumento della produttività e dell'efficienza), affidarsi al debito per finanziarsi porta a crescenti insolvenze, i tassi d'interesse a zero hanno generato un eccesso di capac Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online