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Goldman Sachs vede l'indice S&P 500 a quota 3700 punti entro la fine dell'anno

Virgilio Chelli
·2 minuto per la lettura
Goldman Sachs vede l'indice S&P 500 a quota 3700 punti entro la fine dell'anno
Goldman Sachs vede l'indice S&P 500 a quota 3700 punti entro la fine dell'anno

Il target è stato alzato di cento punti, con la previsione che l’indice benchmark di Wall Street raggiunga quota 4.300 per fine 2021, grazie al quadro favorevole uscito dalle elezioni americane

Goldman Sachs ha deciso di alzare a 3.700 punti dai precedenti 3.600 punti l’obiettivo stimato per l’indice azionario americano S&P 500 a fine 2020, pari a un ulteriore aumento di circa il 4%, coerentemente con le nuove valutazioni legate a uno scenario di Congresso USA diviso emerso dalle elezioni americane. Goldman prevede anche che lo S&P 500 avanzi del 16% il prossimo anno per raggiungere i 4.300 punti a fine 2021, e che guadagni un ulteriore 7% l’anno successivo per raggiungere quota 4.600 punti.

MENO DIPENDENTI DAI BIG TECH

In un commento, Goldman Sachs aggiunge di vedere oggi il mercato azionario meno dipendente dalla performance della pattuglia di azioni mega-capitalizzate di quanto non percepiscano molti investitori. Goldman spiega che il vaccino rappresenta uno sviluppo più importante per economia e mercati di quanto non lo siano le prospettive politiche legate alla presidenza Biden. L’atteso e positivo annuncio da parte di Pfizer dell’efficacia superiore al 90% del vaccino sviluppato dalla casa farmaceutica è un evento favorevole che consentirà alla vita sociale di normalizzarsi gradualmente nel corso del 2021.

VERSO UN CONGRESSO DIVISO

Ovviamente, rileva Goldman Sachs, che aveva già alzato le stime per l'azionario europeo, anche le elezioni americane hanno conseguenze, sia per la politica che per i mercati. Joe Biden è stato infatti eletto 46esimo Presidente degli Stati Uniti, ma il Congresso appare destinato a rimanere diviso, anche se quest’esito dipende dai ballottaggi che si terranno in Georgia il 5 gennaio. Fino ad allora l’incertezza resterà elevata. Un Congresso diviso comunque implica poco spazio per svolte legislative radicali, anche se le politiche commerciali e regolatorie registreranno differenze rispetto all’amministrazione Trump. Un Congresso tutto Dem significherebbe invece più spesa pubblica ma anche aliquote fiscali più elevate per società e persone fisiche.