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Goldman vede trend strutturale debole del dollaro nonostante la Fed

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Goldman vede trend strutturale debole del dollaro nonostante la Fed
Goldman vede trend strutturale debole del dollaro nonostante la Fed

Ormai il tapering in arrivo della banca centrale USA è prezzato, mentre il mercato si focalizza sulla tempistica del futuro possibile rialzo dei tassi e sulle conseguenze per il dollaro rispetto alle valute del G10

Ora che il tapering della Fed è ormai prezzato, gli investitori guardano a dati e indicazioni della banca centrale per quanto riguarda invece il rialzo dei tassi e l’impatto sul mercato valutario e in particolare l’andamento possibile del dollaro rispetto alle altre monete del G10. A questo scopo, si può usare un modello ciclico a breve termine, oppure un modello fattoriale. Nel caso che la Fed decidesse di alzare I tassi di 50 punti base entro fine del 2024, a parità di alter condizioni, il dollaro dovrebbe apprezzarsi di circa il 2,5-4% rispetto alle altre valute del G10.

LA FED DOVREBBE RESTARE COLOMBA

Lo ipotizza una Economic Research di Goldman Sachs firmata da Karen Reichgott Fishman e Zach Pandl, che tuttavia mantengono l’aspettativa di una Fed che resta ‘colomba’, il che, insieme all’attuale valutazione elevata del dollaro e alla ripresa globale in atto, punta a una debolezza strutturale del biglietto verde, che rappresenta la view della stessa Goldman Sachs. Secondo gli esperti della grande casa, con l’ultima ondata di contagi del Covid che probabilmente ha toccato il picco, il dollaro può iniziare a indebolirsi sui principali cross, anche se ci vorrà tempo perché il mercato inizi a prezzare il prossimo possibile rialzo dei tassi della Fed.

GRADUALMENTE VERSO IL TAPERING

Tenendo conto delle dichiarazioni di Jay Powell al simposio di Jackson Hole, il tapering, vale a dire la riduzione degli acquisti di titoli della banca centrale, dovrebbe venir formalizzato come ‘in arrivo’ a partire dalla riunione del FOMC di settembre, da cui potrebbe uscire una specie di ‘preavviso’ di un inizio vero e proprio in occasione del FOMC di novembre, che verrebbe implementato a partire da dicembre. Il percorso del possibile aumento dei tassi di interesse resta invece lontano, e sarà comunque dettato dai dati che provengono dal fronte economico, a cominciare da quelli su occupazione e inflazione.

POSSIBILE RIALZO DI 100-150 PUNTI BASE NEL 2024

In ogni caso il FOMC di settembre dovrà aggiornare il quadro delle aspettative macroeconomiche e produrre il consueto dot-plot, vale a dire le aspettative sui tassi a breve espresse dai diversi componenti dell’organo decisionale di politica monetaria. Gli esperti di Goldman non prevedono comunque un approccio aggressivo e si aspettano due possibili rialzi nel corso del 2024 per un totale cumulativo di 100 punti base, mentre una proiezione più aggressiva arriverebbe a 150 punti base da conseguire in quattro mosse sempre nel 2024.

DOLLARO SOSTANZIALMENTE DEBOLE IN PROSPETTIVA

In entrambi i casi il rialzo non implicherebbe un apprezzamento particolarmente sensibile del dollaro rispetto alle principali valute, in uno scenario a cui concorrono comunque una molteplicità di fattori, che inducono Goldman a mantenere comunque la visione di un dollaro in prospettiva sostanzialmente debole. Tra questi gli esperti di Goldman Sachs ne citano soprattutto due, il fatto che la Fed potrà permettersi di aspettare grazie al rallentamento della crescita e al rientro dell’inflazione, e che l’atteso scenario pro-ciclico dei mercati globali di solito coincide con un dollaro meno forte.

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