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Google anche nel mirino Usa. Tutti i fronti aperti di Big G, dall'Europa all'Ocse

Arcangelo Ròciola
·3 minuto per la lettura

L'indagine del Dipartimento di Giustizia americano per abuso di posizione dominante è soltanto l'ultimo fronte che si apre in casa Google. Il gigante californiano negli ultimi anni è stato oggetto di aspre controversie che l'hanno messo nel mirino non solo delle autorità Usa, ma anche di quelle europee e australiane, senza dimenticare le questioni fiscali, con l'Ocse al lavoro sulla web tax. Ecco i fronti caldi per Mountain View.

L'INDAGINE USA Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha accusato Mountain View di aver soffocato la concorrenza instaurando un monopolio dei motori di ricerca. Secondo l'accusa, arrivata dopo un'indagine durata un anno, Google ha violato la legge sulla concorrenza per rafforzare il monopolio nel campo della pubblicità online.

Come? Utilizzando i miliardi di raccolta pubblicitaria sulla sua piattaforma per pagare le aziende tecnologiche, siti e operatori affinchè scegliessero Google come motore di ricerca predefinito. Oggi circa l'80% delle ricerche in Internet passano da Google. Le autorità americane chiedono quindi alla società cambiamenti strutturali. E non è escuso che possa tornare di moda l'ipotesi 'spezzatino', la possibilità cioè che Alphabet, la holding che controlla Google, venga 'divisà in piu' società diverse.

UE: MULTE PER 8 MILIARDI L'Europa ha già multato tre volte Google per circa 8 miliardi complessivi. Nel 2018 Bruxelles ha imposto alla società un pagamento di 4,34 miliardi per abuso di posizione dominante del suo sistema operativo per smartphone Android. L'accusa era di aver imposto ai produttori di dispositivi l'obbligo di istallare il browser Chrome e Google Search come requisito essenziale per concedere le licenze del Play store, lo store online di applicazioni e contenuti multimediali. Nel 2017 invece è stato chiesto il pagamento di 2,42 miliardi sempre per abuso di posizione dominante, ma questa volta sul suo servizio 'Google Shop'.

Infine 1,49 miliardi sono stati chiesti nel 2019 per pratiche illegali su Google Adsense, la macchina che muove gli incassi pubblicitari online del colosso. E i problemi con l'Europa potrebbero non essere conclusi qui. Ad agosto la Commissione europea ha aperto un'indagine sulla proposta di acquisizione di Fitbit, l'azienda che produce device connessi per il fitness: il timore delle autorità europee è che questa acquisizione possa ulteriormente rafforzare il monopolio della pubblicità online di Google.

IL CODICE AUSTRALIANO In Australia è in discussione un progetto di legge presentato a fine luglio che prevede un "codice di condotta" per le grosse società tecnologiche. Un problema per Google che cosi' sarebbe costretta a pagare i media in cambio dell'indicizzazione dei loro contenuti, pena sanzioni pecuniarie.

FISCO: OCSE E WEB TAX Infine il capitolo Web tax. L'Ocse ha cominciato a studiare un possibile accodo tra 137 Paesi per fare in modo che i giganti del digitale "paghino la loro giusta parte di tasse" nei paesi dove fanno affari. Secondo molti Paesi oggi queste società riescono a eludere buona parte delle tasse grazie a società di comodo in paradisi fiscali. Questi negoziati pero' devono affrontare la dura opposizione degli Stati Uniti, decisi finora a far saltare il tavolo delle trattative.