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Governare il futuro. Twitter ci invita a pensarci due volte

·Componente del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali
·2 minuto per la lettura
Governare il futuro. Twitter ci invita a pensarci due volte
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La strada sembra quella giusta anche se è ancora lunga. Twitter ha appena annunciato il lancio, per il momento per i soli utenti di lingua inglese, di un sistema che quando rivelerà che in un cinguettio che stiamo per lanciare vi sono espressioni che potrebbero offendere o incitare all’odio ci chiederà di pensarci due volte prima di condividerlo con il mondo.

Be nice, think twice è il claim con il quale il social network nei giorni scorsi ha presentato la sua nuova iniziativa volta, ovviamente, ad abbattere il rischio che un tweet possa offendere qualcuno o scatenare thread violenti o, comunque, capaci di scaldare gli animi, online e offline, oltre i limiti di sostenibilità.
E per riuscire nell’impresa, questa volta, Twitter propone semplicemente di invitare tutti i suoi utenti a pensarci due volte prima di condividere un contenuto che contenga espressioni tali da far scattare l’allarme controllato dai propri algoritmi.


Quando scatta l’allarme, Twitter invia una pop up sul dispositivo dell’utente e gli chiede di verificare che la condivisione di quel contenuto non offenda nessuno.
Poi la scelta resta all’utente che potrà, comunque, procedere all’invio o ripensarci e modificare il messaggio.


Secondo Twitter – anche se i dati resi noti non consentono, per la verità, di verificarne la reale affidabilità – i test condotti nel corso dell’ultimo anno avrebbero dimostrato che nel 34% dei casi dopo la lettura dell’avvertimento gli utenti o rinunciano a inviare il tweet o lo modificano e che la soluzione – già nella sua fase sperimentale – avrebbe consentito di abbattere dell’11% il numero di cinguettii violenti o offensivi diffusi sul social.


Con tutti i limiti di interpretazione di questi numeri l’iniziativa sembra comunque apprezzabile perché non toglie niente agli utenti e consegna all’ecosistema di rif...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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