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Governo, partita sottosegretari: ancora lite su 'quote'

webinfo@adnkronos.com (Web Info)
·7 minuto per la lettura

La deadline è giovedì, anche se c'è chi spera si possa chiudere già domani, in un Consiglio dei ministri che potrebbe tenersi nel pomeriggio visto che, in mattinata, è stato convocato il pre consiglio, ovvero la riunione preparatoria del Cdm. All'odg c'è anche lo scorporo e il riordino dei ministeri, a partire da quello green della Transizione ecologica e il dicastero del Turismo. Ma che sia domani stesso o giovedì, la partita dei sottosegretari è da chiudere, e in fretta. Prova ne è l'affanno con cui il ministro Federico D'Incà, alle prese con riunioni, pareri e milleproroghe, ha cercato di tenere botta in Aula alla Camera alle incombenze.

Lasciando Palazzo Chigi dopo l'incontro voluto dal premier Mario Draghi, il leader della Lega Matteo Salvini nega si sia parlato anche di 'sottogoverno': "Noi siamo pronti già oggi, mentre gli altri non hanno fatto i compiti...". Poche dopo ore varca il portone principale, sguardo basso e passo svelto, Maurizio Lupi. La sua componente, stando ai rumors, rischia di non ottenere nulla. Ha visto Draghi? Garofoli? "Ho visto vecchi amici, e non parlo...", taglia corto l'ex ministro.

In realtà a creare scompiglio e frizioni tra le forze di maggioranza sarebbero le cosiddette 'quote'. Il salasso nel M5S, tra espulsioni e addii, ha fatto scendere il 'tesoretto' di sottosegretari e viceministri dei pentastellati a quota 11, dai 13 di partenza. Ma Vito Crimi sarebbe sul piede di guerra, pronto a non cedere e a chiudere a 12, ma soprattutto vedrebbe come il fumo negli occhi le richieste del Carroccio, che vorrebbe 9 posti in squadra. Una richiesta che crea parecchio malcontento anche tra i dem, convinti che dei due 'smarriti' dal M5S almeno uno spetti a loro. Numeri alla mano, il M5S battaglia per averne 12, ma dovrebbe scendere a 11, il Pd potrebbe salire a 8 (+1), idem la Lega che però ne vorrebbe 9. A Fi dovrebbero spettarne 6, a Iv due, mentre i piccoli dovrebbero ottenere due, uno e uno.

Un sudoku di difficile composizione, anche perché si intreccia con le dinamiche interne a ciascuna forza di maggioranza e a due variabili di cui i partiti dovranno tenere conto: più donne e più sud. Nel M5S la partita è delicatissima, viste anche le dinamiche interne a un Movimento sul filo dell'implosione. Oggi i senatori, spiega una fonte grillina all'Adnkronos, "hanno chiesto sei posti in squadra su 11 disponibili: follia". Gestire il malcontento interno non è affatto semplice, anche perché il rischio di nuovi addii è dietro l'angolo, soprattutto tra quanti sperano in un ruolo ma resteranno a bocca asciutta. "Crimi si muove sulle uova ed è certo che ne romperà più d'una", dice un autorevole fonte 5 Stelle.

Certo è che con quel "i compiti non sono stati fatti" Salvini si riferisse proprio ai pentastellati, che ieri non hanno consegnato la lista dei loro al sottosegretario alla presidenza Roberto Garofoli. Di quell'elenco dovrebbero far parte Laura Castelli, riconfermata al ministero dell'Economia, Pierpaolo Sileri alla Salute, ma anche Giancarlo Cancelleri, seppur la sua permanenza ai Trasporti o il passaggio al Sud rischia di creare parecchio dissenso nel M5S, per via della regola dei due mandati che verrebbe nuovamente bypassata. All'Interno dovrebbe essere confermato Carlo Sibilia, alla Difesa potrebbe far ritorno Angelo Tofalo. Agli Affari esteri se la giocano i due ex, Manlio Di Stefano e Emanuela Del Re, anche se, a sorpresa, non è escluso che spunti all'ultima curva Marta Grande.

Al Lavoro in pole Maria Pallini, all'Istruzione se la giocano Gianluca Vacca e Luigi Gallo anche se si fa spazio anche la candidatura di Barbara Floridia, alla Giustizia Francesca Businarolo. Tra le new entry, girano i nomi di Luca Carabetta all'Innovazione e del giovanissimo Luigi Iovine, che potrebbe scalzare Tofalo dalla corsa alla Difesa. Rischia invece di restare col cerino in mano, come anticipato dall'Adnkronos venerdì scorso, Stefano Buffagni, dato in arrivo alla Transizione ecologica o, nel peggiore dei casi, confermato al Mise: potrebbe pagare lo scotto 'quote rosa' oltre al rapporto difficile con il capo politico reggente Crimi. E comunque, più in generale, troppi nomi in corsa per i pochi posti a disposizione, il che rischia di aprire una nuova guerra interna al Movimento, assottigliandone ulteriormente le file.

Il Pd è alle prese con il complicato incastro di diverse esigenze: garantire l'equilibrio di genere, tema sul quale è stata convocata una Direzione per giovedì su richiesta delle donne dem, e l'equilibrio tra le componenti. Per questo è dirimente il numero: quanti sottosegretari per il Pd? Le cifre sono ancora ballerine. Si va da un massimo di 8 caselle a un minimo di 6, nel caso fosse confermata una quota Draghi di 4 o 5 nomi indicati dal premier.

Per i dem i nomi restano quelli circolati in questi giorni. Con l'esigenza di assicurare la continuità su alcune figure ovvero Matteo Mauri all'Interno, Antonio Misiani al Mef e Andrea Martella all'Editoria. Sebbene, se i posti non fossero sufficienti, c'è chi osserva che andrà fatta una scelta tra gli ultimi due, ovvero Misiani e Martella, entrambi esponenti della stessa componente dem. Sulle donne sembrano avviate a una riconferma Marina Sereni (Esteri), Alessia Morani (Mise), Simona Malpezzi (Rapporti con il Parlamento), Anna Ascani (Scuola). Ad oggi sembrano diminuire le chance per Sandra Zampa (Salute) ma i giochi sono ancora aperti. Così come la possibilità che ci sia anche qualche new entry e il nome più accreditato sarebbe quello di Marianna Madia.

Per quanto riguarda Italia Viva i posti disponibili sarebbero due per 5 'papabili' in lista: Lucia Annibali, Gennaro Migliore, Francesco Scoma, Teresa Bellanova e Luigi Marattin.

Dalle parti della Lega, come detto dallo stesso Salvini ("noi saremmo pronti anche domattina, sono gli altri che non fanno i compiti"), viene dato per certo un allungamento dei tempi per le nomine. "Non sarà certo domani in cdm", scommette un big del Senato, riferendosi alla partita delle nomine per completare la squadra di governo. Quindi tutto in stand by, con i nomi dei salviniani 'fermi' sul tavolo, anche se qualche aggiustamento potrebbe ancora arrivare.

I nomi più quotati sono quelli per le caselle che Salvini vorrebbe occupare: Viminale con l'opzione Candiani-Molteni, alla Scuola invece il nome è quello di Mario Pittoni, senatore e responsabile del dipartimento Istruzione del partito, alle infrastrutture dovrebbe toccare a Edoardo Rixi, deputato ligure, 'sponsor' del modello Genova. A fare da sottosegretario al ministero per i rapporti con il parlamento potrebbe finire l'attuale capogruppo di Palazzo Madama, Massimiliano Romeo.

Al ministero del Sud si fa avanti il nome di Guglielmo Pepe, senatore a capo del dipartimento per il mezzogiorno della Lega, agli Esteri, invece, è derby tra Guglielmo Picchi, già sottosegretario alla Farnesina, e Paolo Formentini, attuale vicecapogruppo in Commissione Esteri alla Camera. Due donne attese in squadra: al Collegio Romano Lucia Borgonzoni, senatrice responsabile Cultura della Lega e al Largo Arenula, con la supertecnica Cartabia, invece l'avvocato Giulia Bongiorno, legale-ombra di Salvini per i processi siciliani.

Il totonomi dentro Forza Italia sui sottosegretari rischia di essere stravolto dalle quote rosa. La presenza di donne al 50 per cento nella squadra di Draghi, raccontano, avrebbe costretto gli azzurri a rifare i calcoli sulle caselle da riempire. Andiamo per ordine: al partito azzurro spetterebbero 7 posti (6 + 1 per l'Udc), 5 al Senato e 2 alla Camera. Favoriti alla corsa come senatori sarebbero Gilberto Pichetto Fratin (per un ministero economico), Francesco Battistoni, vicino ad Antonio Tajani e attuale coordinatore regionale nelle Marche (Agricoltura). Ma girano anche in nomi di Giuseppe Moles (Interni o Difesa) e Andrea Paroli.

Per le donne, sempre alla Camera Alta, a questo punto tornerebbero in lizza Alessandra Gallone (Ambiente), Stefania Craxi e Gabriella Giammanco. Tra i deputati, in pole resterebbe Francesco Paolo Sisto per via Arenula, al fianco della tecnica Marta Cartabia. Tra papabili pure Valentino Valentini, uno dei fedelissimi di Arcore ed esperto di politica estera; Giorgio Mulè, portavoce unico dei gruppi parlamentari azzurri, in campo anche come capogruppo alla Camera, al posto del ministro Maria Stella Gelmini. Per lo Sport si fa sempre il nome dello schermidore olimpico, Marco Marin.

La squadra in rosa che potrebbe schierare Fi vedrebbe in lizza, tra le altre, Deborah Bergamini, Annagrazia Calabria e Stefania Prestigiacomo (quest'ultime due in corsa per la vicepresidenza della Camera), Katia Polidori. Per i centristi, in ballo i due senatori Antonio Saccone e Paola Binetti, che avrebbe la meglio per il principio delle quote rosa. Corre per una poltrona di sottosegretario anche 'Cambiamo', il movimento fondato da Giovanni Toti. I 'totiani' non avrebbero presentato alcun nome, ma attenderebbero indicazioni da palazzo Chigi.