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Governo pronto con la revoca ad Autostrade. I Benetton tentano la carta dello sconto

Giuseppe Colombo
·Business editor L'Huffington Post
·5 minuti per la lettura
(Photo: ANDREA LEONI via Getty Images)
(Photo: ANDREA LEONI via Getty Images)

L’ultima proposta spunta a 48 ore dalla scadenza dell’ultimatum deciso da Giuseppe Conte. Nelle stesse ore in cui il Governo mette in fila tutti i passaggi che dalla revoca della concessione portano fino alla nuova gestione delle autostrade. Eccola la proposta dei Benetton: uno sconto per l’acquisto di Autostrade. Dove per sconto si intende che chi compra - e l’amo è lanciato a Cassa depositi e prestiti - può farlo sottraendo dal prezzo iniziale il costo che potrebbe ritrovarsi a sostenere per i danni legati al crollo del ponte Morandi. In questo modo - è il ragionamento - non c’è la manleva, cioè l’esonero dalle responsabilità per i danni di quanto accaduto a Genova, che è quello che la Cassa pone come condizione per chiudere un accordo. Ma - e qui è la mediazione - c’è una monetizzazione del rischio: paghi meno.

La carta dello sconto dei Benetton

Martedì i consigli di amministrazione di Atlantia e di Autostrade delibereranno una posizione coerente con il percorso avviato la scorsa settimana. Quello che ha registrato la contrarietà del Governo e della Cassa perché diverso rispetto allo schema dell’accordo notturno di luglio. E invece le due società ribadiranno che la procedura avviata è una procedura di mercato, coerente con la lettera di impegni che hanno fatto recapitare la notte del 14 luglio a palazzo Chigi. E diranno anche che non va bene quanto previsto nella lettera ricevuta dal Governo mercoledì scorso. Non va bene cioè l’articolo 10 che vincola la chiusura di un accordo di transazione e quindi lo stop alla revoca all’obbligo di Atlantia di vendere alla Cassa. Il messaggio che uscirà dai cda è che è un vincolo troppo stringente, che non verrebbe mai approvato dagli azionisti, soprattutto esteri.

È all’interno di questa cornice che prende forma la proposta di mediazione, che viaggia su un binario parallelo alle pronunce dei consigli di amministrazione. Una delle due opzioni dello schema avviato da Atlantia prevede l’uscita di Autostrade dal recinto della casa madre e la creazione di una nuova Autostrade. Il 33% di questa nuova società sarà inizialmente in mano ad Atlantia. È qui che si colloca la proposta. La Cassa può fare una valutazione dell’asset e contestualmente una valutazione di quale può essere il rischio a cui andrebbe incontro se dal processo in corso a Genova dovessero emergere responsabilità in capo ad Autostrade. Dal prezzo dell’asset - è la proposta - viene sottratto il costo del rischio. In questo modo la Cassa paga meno l’asset e però la manleva non c’è. Solo che questa proposta ha altri due elementi. Il primo: l’opzione dello sconto manleva vale per la Cassa ma vale anche per tutti gli altri investitori che si stanno facendo avanti in questi giorni. Il secondo: la Cassa farà la sua valutazione del rischio, ma il prezzo di questo rischio andrà concordato con Atlantia.

Questo è il punto di mediazione massimo che i Benetton sono disposti a offrire per ricomporre la rottura del negoziato. La manleva, come chiede la Cassa, non rientra tra le opzioni perché senza tempo e senza un plafond. Il rischio è cioè che la vecchia guardia si ritrovi a pagare per sempre e una cifra senza un tetto.

La road map del Governo per la revoca

Se la Cassa accetterà questa proposta è un tema che corre parallelo a quello che il Governo sta facendo in queste ore. Conte l’ha ripetuto più volte nel faccia a faccia serale di sabato con il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e la titolare dei Trasporti Paola De Micheli: “O i Benetton tornano agli accordi del 14 luglio entro il 30 settembre o si revoca”. E la predisposizione del processo di revoca è già iniziato. In realtà non è mai stato chiuso perché la procedura è stata avviata all’indomani del crollo del Morandi ed è poi passata per cinque lettere che il Governo e Autostrade si sono scambiati fino a maggio dell’anno scorso. Poi è subentrata la mediazione, l’accordo del 14 luglio. Fino alla proposta di transazione che l’esecutivo ha recapitato ad Autostrade il 2 settembre.

Il punto chiave per capire l’orientamento del Governo è qui: la procedura di revoca non si è mai interrotta. E tutte le interlocuzioni che ci sono state fino ad oggi, dall’Atto transattivo, al nuovo Piano economico e finanziario, fino alla rinuncia ad appellarsi al grave inadempimento, sono proposte e atti da inserire all’interno della procedura di revoca. Poi - è il ragionamento dell’esecutivo - l’Atto non è arrivato a una condivisione comune, è saltato e allora si porta la procedura di revoca nel vivo. Come? Il lavoro del Governo è già in stato avanzato. Sarà il Consiglio dei ministri del 2 ottobre a dover prendere atto della decisione da cui Conte non vuole retrocedere a meno che i Benetton non tornino allo schema del 14 luglio. L’indicazione sarà quindi quella di revocare la concessione per “grave inadempimento”. E non è escluso un passaggio in cui si fa riferimento a un “atteggiamento volutamente dilatorio” di Atlantia nella trattativa con la Cassa. A quel punto il ministero dei Trasporti emanerà un decreto dirigenziale: un atto amministrativo di risoluzione della Convenzione che diventa efficace con la firma di De Micheli e Gualtieri. Poi il decreto passerà alla Corte dei Conti per il via libera. Chi gestirà le autostrade? A legislazione vigente è l’articolo 35 del decreto Milleproroghe a stabilire che la gestione spetta all’Anas fino a che il ministero non assegnerà la concessione in virtù di una gara europea e di uno spacchettamento dei chilometri delle autostrade in quattro lotti. Se però il Consiglio dei ministri riterrà che la gestione di Anas non è opportuna allora bisognerà modificare l’articolo 35 in Parlamento. In quel caso una delle ipotesi è che venga nominato un commissario per la gestione temporanea della rete.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.