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Grande Reset e il piano per una guerra totale al risparmio

Francesco Simoncelli
·5 minuto per la lettura

Secondo l'Institute of International Finance, il debito globale dovrebbe salire a $277.000 miliardi entro la fine dell'anno. Il debito totale dei mercati sviluppati – governo, imprese e famiglie – è balzato al 432% del PIL nel terzo trimestre. Il rapporto debito/PIL dei mercati emergenti ha raggiunto quasi il 250% nel terzo trimestre, con la Cina al 335% e secondo l'IIF dovrebbe raggiungere circa il 365% del PIL globale entro la fine dell'anno. La maggior parte di questo massiccio aumento ($15.000 miliardi) in un solo anno proviene dalla risposta degli stati e delle imprese all'epidemia. Tuttavia, dobbiamo ricordare che il debito totale aveva già raggiunto livelli record nel 2019, prima di qualsiasi epidemia e in un periodo di crescita.

Il problema principale è che la maggior parte di questo debito è improduttivo. I vari stati stanno utilizzando lo spazio fiscale per perpetuare spesa corrente gonfiata, la quale non genera alcun ritorno economico reale, quindi il risultato è un debito che continuerà a crescere anche dopo la fine della crisi sanitaria e che il livello di crescita e produttività raggiunti non sarà sufficiente a ridurre l'onere finanziario sui conti pubblici.

In questo contesto il World Economic Forum ha presentato una tabella di marcia per quello che è stato chiamato "il grande reset". Si tratta di un piano che mira a cogliere l'attuale opportunità per "dare forma ad una ripresa economica e alla direzione futura delle relazioni, delle economie e delle priorità globali". Secondo il World Economic Forum, il mondo deve anche adattarsi alla realtà attuale "dirigendo il mercato verso risultati più equi, assicurando che gli investimenti siano finalizzati al progresso reciproco, compresa l'accelerazione degli investimenti ecologici e [avviando] una quarta rivoluzione industriale, creazione di infrastrutture economiche e pubbliche digitali". Questi obiettivi sono ovviamente condivisi da tutti noi e la realtà mostra che il settore privato sta già implementando queste idee, poiché vediamo tecnologia, investimenti rinnovabili e piani di sostenibilità fiorire in tutto il mondo.

Stiamo assistendo in tempo reale alla prova che le imprese si adattano rapidamente e forniscono beni e servizi migliori a prezzi accessibili per tutti, raggiungendo un livello di progresso e benessere nella sfera ambientale che sarebbe impensabile se fossero gli stati al comando.

Questa crisi mostra che il mondo è sfuggito al rischio di scarsità e iperinflazione grazie ad un settore privato che ha superato tutte le aspettative in una crisi apparentemente insormontabile.

Il messaggio del WEF sembra promettente, solo tre parole rovinano tutto: "dirigere il mercato". Il rischio che gli stati prendano queste idee per promuovere un gigantesco interventismo, non è affatto piccolo. L'idea del Grande Reset è stata rapidamente abbracciata dalle economie più burocratiche ed interventiste, a riprova del crescente coinvolgimento del settore pubblico nell'economia. Tuttavia, questo è sbagliato.

L'idea che gli stati promuoveranno un sistema economico che riduce l'inflazione, migliora la concorrenza e dà potere ai cittadini è inverosimile. Il World Economic Forum non può ignorare il rischio di un interventismo centrale all'interno della sua idea, anche perché è già in atto da anni.

Tecnologia, concorrenza e mercati aperti faranno di più per la sostenibilità, il benessere sociale e l'ambiente rispetto all'azione dello stato, perché anche quelli con le migliori intenzioni cercheranno di difendere ad ogni costo tre cose che vanno contro i messaggi ben intenzionati del WEF: infatti gli stati continueranno a difendere i loro campioni nazionali, l'inflazione in aumento ed un maggiore controllo dell'economia. Queste tre cose vanno contro l'idea di un nuovo mondo con beni e servizi migliori e più accessibili per tutti, con un benessere migliore, una minore disoccupazione ed un fiorente settore privato ad alta produttività.

Dovremmo sempre preoccuparci di quelle idee ben intenzionate quando i primi ad accoglierle sono coloro che sono contro la libertà e la concorrenza.

C'è una parte ancora più oscura. Molti interventisti hanno accolto questa proposta come un'opportunità per cancellare il debito. Sembra tutto rosa e fiori, finché non capiamo cosa comporta veramente: gli stati utilizzeranno la scusa di cancellare parte del loro debito per cancellare gran parte dei nostri risparmi. Dobbiamo ricordare che questa non è affatto una teoria. La maggior parte dei fautori della MMT afferma che i deficit statali sono compensati dai risparmi delle famiglie e del settore privato, quindi non ci sono problemi... l'unico problemino (notate l'ironia) è far corrispondere il proprio debito con i risparmi degli altri. Se comprendiamo il sistema monetario globale, allora capiremo che cancellare migliaia di miliardi di debito pubblico significherebbe anche cancellare migliaia di miliardi di risparmi dei cittadini.

L'idea di un sistema economico più sostenibile, più pulito e sociale non è nuova e non c'è bisogno che gli stati la impongano. Viene già applicata mentre parliamo, grazie alla concorrenza e alla tecnologia. Agli stati non dovrebbe essere consentito di ridurre e limitare la libertà, i risparmi ed i salari reali dei cittadini, anche se in ballo c'è una promessa ben intenzionata. Il modo migliore per garantire che stati o grandi imprese non utilizzino questa scusa per eliminare la libertà ed i diritti individuali è promuovere il libero mercato ed una maggiore concorrenza. Investimenti lungimiranti e idee a favore del benessere generale non devono essere proposte o imposte; i consumatori stanno già facendo in modo che le aziende di tutto il mondo attuino politiche sempre più sostenibili e rispettose dell'ambiente. Questo approccio orientato al mercato ha più successo dell'interventismo e dell'ingerenza statale, perché una volta provati è quasi impossibile fermarli.

Se vogliamo un mondo più sostenibile, dobbiamo difendere politiche monetarie responsabili e un minore interventismo centrale. I mercati liberi, non gli stati, renderanno questo mondo migliore.

Infatti è stato proprio l'interventismo statale che ci ha portato nelle misere condizioni in cui ci troviamo e una dose maggiore di certo non ce ne farà uscire.

Di Daniel Lacalle

Traduzione di Francesco Simoncelli

Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online