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Grecia: investitori e aziende scappano dalla crisi

Una fuga inarrestabile. Coca Cola Hellenic, la più grande azienda quotata sul listino greco, fa le valigie: lascia Atene, per trasferirsi in Svizzera. La società che dalle coste dell’Egeo gestiva impianti di imbottigliamento in 28 Paesi, convertirà i suoi titoli made in Greece in azioni della sua controllata elvetica e opterà, probabilmente, per una doppia quotazione sui mercati di Zurugo e Londra.

Un duro colpo per l’economia già agonizzante della Grecia. Tutta colpa della recessione e delle politiche fiscali aggressive per ridurre l’indebitamento che avrebbero spinto la più grande azienda del Paese a trasferirsi. Senza dimenticare il giudizio delle agenzie di rating che quest’estate avevano declassato il debito ellenico ad un passo dal “junk”, ossia spazzatura. In questo scenario la Coca Cola ha deciso di spostarsi sui più redditizi mercati svizzeri, abbandonando Atene e lasciando un buco da sei miliardi di euro, a tanto, infatti, ammonta la sua capitalizzazione in borsa. Per rendere l’idea, il suo valore è pari a circa un quinto di quello totale della Borsa di Atene.

Dopo l’annuncio, dato dalla stessa CCH (Coca Cola Hellenic), le azioni sono diminuite del 5,8 per cento, scendendo a 15,49 euro. L’azienda, comunque, ha assicurato che le fabbriche aperte non chiuderanno i battenti e che i suoi azionisti (dei quali circa il 95 per cento si trova già fuori dalla Grecia) scambieranno tutte le loro azioni con quelle della Coca Cola HBC AG, con sede in Svizzera. Questi titoli avranno una quotazione primaria sulla Borsa di Londra. “E’ un modo per rappresentare meglio e in mercato più liquido la nostra base societaria internazionale”, è il commento della Coca Cola, quasi a voler dare una giustificazione per una scelta strategica che, senza dubbio, avrà delle ripercussioni nefaste per Atene. Non solo. Il colosso Usa di Atlanta ha deliberato anche di cancellare la denominazione Hellenic dalla sua ragione sociale, quasi a rinnegare ogni legame con il Partenone. “Stanno de-grecizzando la società”, ha commentato Tim Hanson, analista della Montley Fool, al Wall Street Journal. “I mercati reagirebbero in maniera positiva se il nome della società venisse cambiato, le azioni potrebbero salire anche del 5 fino al 10 per cento”.

Insomma, le preoccupazioni nel mondo finanziario ellenico per la dipartita del colosso Usa sono concrete. “Ora che le grandi aziende come Coca Cola stanno lasciando il nostro Paese, si ha la reale percezione di quanto sia grave la situazione”, ha detto Costantine Michalos, a capo della Camera di Commercio di Atene. Coca Cola Hellenic ha fatto grande affidamento sui mercati internazionali di capitali per provvedere al suo finanziamento, e il downgrade del rating ellenico pesa molto in prospettiva. Il rischio, come sottolineato da Michalis Imellos, direttore della divisione finanziaria “sarebbe quello di pagare rendimenti più elevati alla prossima emissione di obbligazioni”. Tra l’altro, la fuga della Coca Cola segue di pochi giorni quella di Fage, industria lattiero-casearia che produce una nota marca di yogurt greco. La sede è stata spostata in Lussemburgo. In questo caso il motivo pare sia riconducibile alla possibile uscita della Grecia dalla zona euro.

E anche la Spagna non vive una situazione migliore. La pressione sulle imprese è alta, tanto che ipotizzare scelte di delocalizzazione per grandi aziende, diventa sempre più probabile. La tensione sociale e le difficoltà del governo di Rajoy nel fronteggiare la crisi, stanno spingendo la Spagna verso il piano di salvataggio da parte dell’Ue, a maggior ragione dopo che Standard & Poor’s ha tagliato ancora il rating sul debito. I dirigenti della Telefonica, lo scorso luglio, hanno negato eventuali piani di fuga dalla Spagna della compagnia di telecomunicazioni. Ma Abengoa, una multinazionale che vale 7 miliardi di fatturato – come riporta il Wall Street Journal – ha in programma un secondario piano di quotazione in borsa, negli Usa, all’inizio dell’anno prossimo. “Abbiamo bisogno di diversificare e allargarci anche fuori la Spagna”, ha commentato Barbara Zubiria, responsabile Investor relations. Il più lontano possibile dalla crisi.


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