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Green Deal europeo, Bonomi: ambizioso, ma minaccia le imprese

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Image from askanews web site
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Milano, 25 lug. (askanews) - Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, intervistato dal Corriere della Sera, ha parlato della transizione ecologica de del Green Deal europeo. "Come si può non condividere il fine. Quello che sta facendo la Commissione Ue - ha detto - è molto ambizioso, ma se ci mettiamo troppa ideologia finiamo per mettere in crisi la manifattura europea e i suoi occupati. Fermiamoci e riparliamone, perché rischiamo di provocare un disastro industriale".

"L'Europa con il 9% delle emissioni globali - ha aggiunto Bonomi - si è data un obiettivo molto ambizioso di riduzione di CO2, intanto la Cina che ne rilascia il 28% ci dice che non cambierà il suo trend di emissioni fino al 2028. Cina e India hanno annunciato il lancio di nuove centrali a carbone per 105 mila MegaWatt, così preparandosi a immettere nell'atmosfera tutta la CO2 che verrebbe risparmiata dall'Europa. Non possiamo sobbarcarci costi per nulla. Oltretutto prendendo impegni che è possibile rispettare solo comprando massicciamente tecnologia dell'Estremo Oriente".

Il riferimento del presidente di Confindustria è alla tecnologia fotovoltaica che viene acquistata dalla Cina, ma non solo. "Lo stesso vale per le batterie al litio dei motori elettrici: stiamo iniziando a svilupparle, ma per ora dipendiamo dai produttori asiatici, che tra l'altro si sono conquistati negli anni l'oligopolio dei minerali e terre rare per realizzarle. Ci stiamo indebitando per fare la transizione ecologica, chiudiamo la nostra manifattura, estraiamo valore e ci portiamo in casa il problema — un domani — dello smaltimento di quelle batterie. Abbiamo visto bene i costi? Bruxelles parla di 3.500 miliardi di euro di investimenti necessari in Europa e di questi 650 sarebbero in Italia. Ma nel Recovery di fondi pubblici da investire ce ne sono 60 miliardi. Il resto andrà spesato dal settore privato. A questi costi si aggiungono gli aggravi in bolletta per famiglie e consumatori, per i quali l'energia fossile sarà tassata di più; poi c'è la messa al bando dei motori a combustione per tutta la filiera dell'auto. Più i dazi sull'importazione di prodotto ad alto contenuto di carbonio—cemento o acciaio— a carico di chi li importa. Il governo ha però capito questi rischi".

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