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Green Deal: forte sostegno da Europarlamento, l'analisi del voto

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Strasburgo, 15 gen. (askanews) - Il voto a favore della risoluzione approvata dalla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo sul "Green Deal" europeo per il clima e l'ambiente dà un'idea abbastanza chiara di quali saranno le posizioni e i rapporti di forza nell'assemblea in tutto il periodo (almeno un paio d'anni) in cui sarà impegnata ad approvare le proposte legislative annunciate un questo campo dalla Commissione di Ursula von der Leyen.

Innanzitutto, va sottolineato che ha "tenuto" il blocco di centrosinistra europeista, garantendo una forte maggioranza sostanzialmente favorevole alla roadmap prospettata dalla Commissione per quello che sarà un progetto mobilizzatore di investimenti e di trasformazione strutturale dell'economia a partire già dai prossimi anni, durante questa legislatura.

La risoluzione è stata approvata con 482 voti a favore, 136 contro e 95 astensioni: una maggioranza solidissima che può contare su ben oltre il triplo dei consensi dell'opposizione. A favore si sono schierati in modo massiccio e pressochè unanime due dei tre gruppi politici maggiori (i Liberali di Renew Europe e i Socialisti e Democratici di S&D, compreso tutto il Pd), nonchè i Verdi, e poi, fra i non iscritti, tutta la delegazione del M5S. Ma ha approvato la risoluzione a grande maggioranza anche il primo gruppo dell'Emiciclo, il Ppe (compresi gli eletti di Fi), con soli 39 "dissidenti", di cui quattro contrari e 35 astenuti. Una situazione speculare rispetto a quella della Sinistra unitaria europea (Gue), che ha visto nove eurodeputati favorevoli e 21 astenuti.

Contro la risoluzione si sono espressi soprattutto i deputati conservatori dell'Ecr (tutti tranne due favorevoli e 12 astenuti) e la grande maggioranza del gruppo della destra nazionalista Id (Identità e Democrazia), compresi tutti gli eletti della Lega. Contrari anche quasi 30 non iscritti (fra cui gli euroscettici britannici di Nigel Farage). Da notare che 21 membri del gruppo Id (soprattutto i francesi del Rassemblement National di Marine Le Pen) si sono astenuti.

Oltre al voto finale, è indicativo delle posizioni dei diversi schieramenti anche il voto su alcuni emendamenti significativi. Innanzitutto, quello sull'emendamento 17 dei Verdi, che chiedeva di aumentare drasticamente lo sforzo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra nel 2030: 65%, rispetto ai livelli del 1990, invece del 55% che chiedeva la risoluzione (l'obiettivo attualmente previsto è il 40%, mentre la nuova Commissione prevede di rivedere l'obiettivo almeno al 50%).

L'emendamento è stato bocciato con 437 voti contrari, 155 favorevoli e 114 astensioni. A favore hanno votato gli ambientalisti puri e duri: tutti i Verdi (salvo uno), tutti gli eurodeputati del M5s, tutta la sinistra radicale del Gue, più nove "dissidenti" Liberali di Renew e 18 Socialisti di S&d. La grande maggioranza di S&D, compresi tutti gli eletti del Pd, si è astenuta, ma altri 17 eurodeputati del gruppo hanno votato contro.

Contrari a questo emendamento che chiedeva più ambizione per il Green Deal europeo, e che rispondeva alle posizioni di tutte le Ong ambientaliste, sono stati tutti i Popolari del Ppe (compresa Fi), tutti i conservatori dell'Ecr (compreso Fdi), pressochè tutta l'estrema destra nazionalista dell'Id (compresa la Lega), e la grande maggioranza dei Liberali di Renew, oltre ai già citati 17 socialisti.

Altri quattro emendamenti importanti dei conservatori sono stati bocciati con una fortissima maggioranza contraria. I primi due (27 e 28, bocciati rispettivamente con 544 voti contro 150 e 15 astenuti e con 511 voti contro 175 e 20 astenuti) chiedevano di non aumentare lo sforzo di riduzione delle emissioni al 2030 oltre il 40% attualmente previsto; in entrambi i casi, la maggioranza contraria è stata simile a quella del voto finale sulla risoluzione.

Il terzo emendamento conservatore (29, respinto con 362 voti contro 276 e 73 astenuti) sollecitava a "tenere conto", nel "quadro per favorire gli investimenti sostenibili" del "ruolo indispensabile" del nucleare fra le fonti energetiche di transizione a basse emissioni. In questo caso il Ppe si era espresso in grande maggioranza a favore (compresi tutti gli eurodeputati di Fi), insieme ai Conservatori (compresi gli eletti di Fdi), mentre il Pd, con la grande maggioranza del gruppo S&D ha votato contro, così come tutto il Gue, tutti i Verdi, la grande maggioranza dei Liberali di Renew, una nutrita minoranza del Ppe e tutto il M5s. Da notare che gli eurodeputati della Lega si sono astenuti.

Il quarto emendamento conservatore (30, bocciato con 490 voti contro 149 e 71 astenuti) criticava la Banca europea degli investimenti (Bei) per la sua decisione di non finanziare più progetti riguardanti il gas naturale per cui non sia prevista la cattura delle emissioni. Contro l'emendamento hanno votato gran parte del Ppe, quasi tutto S&D (Pd compreso, salvo Irene Tinagli, astenuta), quasi tutto Renew, e poi compatti tutti i Verdi, tutto il Gue e tutto il M5S). Inoltre, anche in questo caso, come per il precedente voto sul nucleare, la Lega si è astenuta.

Molto rilevante, infine, è stata l'approvazione (con 376 voti contro 319 e 14 astenuti) dell'emendamento 20, presentato dai Verdi, in cui si chiede alla Commissione di stabilire "obiettivi nazionali vincolanti" con la revisione della direttiva per la produzione di energia rinnovabili e delle due direttive sull'efficienza energetica e sull'efficienza energetica degli edifici, per realizzare l'obiettivo di azzerare le emissioni nette dell'Unione entro il 2050 (neutralità climatica).

In questo caso hanno votato compatti a favore tutta la sinistra (S&D e Gue), i Verdi, la grande maggioranza dei Liberali di Renew (tutti salvo 11 contrari) e tutto il M5S. Contrari invece pressochè tutto il Ppe (salvo sette favorevoli), tutta la destra nazionalista di Id (compresa la Lega), tutti i Conservatori dell'Ecr e i non iscritti euroscettici.