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Greggio ai massimi di 13 mesi su tagli produzione, debolezza dollaro

·1 minuto per la lettura
Il logo dell'OPEC prima di un incontro informale tra i membri dell'Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio

LONDRA (Reuters) - I prezzi del greggio avanzano per la settima sessione consecutiva, con entrambi i contratti benchmark ai massimi da fine gennaio 2020, sulla scia dei tagli all'offerta e dell'ottimismo per una ripresa della domanda di carburante.

Intorno alle 11,35, i futures sul Brent per il mese di aprile guadagnano 22 centesimi, o lo 0,4%, a 60,78 dollari il barile.

I futures sul greggio Usa per marzo avanzano a 58,12 dollari il barile, in rialzo di 16 centesimi o dello 0,3%.

"Attribuiamo l'ultimo rally dei prezzi in primo luogo a fattori dei mercati finanziari, come il considerevole ottimismo degli investitori e il dollaro statunitense ancora debole, e prevediamo una correzione dei prezzi", si legge in una nota Commerzbank.

Il dollaro cede lo 0,4% contro un paniere di valute, rendendo le commodities prezzate in dollari più attraenti per gli investitori in possesso di altre valute.

L'Arabia Saudita sta riducendo l'offerta a febbraio e marzo, in aggiunta ai tagli della produzione Opec+, alimentando previsioni di un deficit di offerta nel 2021.

Inoltre, la produzione petrolifera in Libia è calata a 1,04 milioni di barili al giorno, rispetto a 1,3 milioni di barili al giorno a fine 2020, a causa di uno sciopero in corso da parte di Petroleum Facilities Guards, secondo una fonte libica di settore.

Tehran e Washington sembrano in stallo sulla risoluzione delle sanzioni imposte contro il membro Opec, segnale che non ci sarà un rapido ritorno del greggio iraniano nel mercato.

Gli investitori stanno anche puntando su una ripresa della domanda di petrolio quando i vaccini contro il Covid-19 avranno effetto, mentre la debolezza del dollaro contribuisce a sostenere i prezzi delle commodities.