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Greggio in calo su dubbi che intesa commercio aumenti domanda

di Jessica Jaganathan e Dmitry Zhdannikov
Una raffineria del colosso francese Total a Donges, in Francia.

di Jessica Jaganathan e Dmitry Zhdannikov

SINGAPORE/LONDRA (Reuters) - Le quotazioni del greggio sono in ribasso oggi sui timori che la 'fase uno' dell'accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina, i maggiori consumatori di petrolio al mondo, potrebbe non favorire la domanda, con Washington che annuncia di voler mantenere i dazi sui beni cinesi fino a una seconda fase.

Il segretario al Tesoro Usa Steven Mnuchin ha fatto sapere ieri che le tariffe sui beni cinesi rimarranno in vigore fino al completamento di una seconda fase dell'accordo sui dazi tra Cina e Usa, sebbene un'intesa preliminare sarà siglata oggi dalle due superpotenze.

Intorno alle 12, il Brent perde 12 centesimi a 64,37 dollari al barile, mentre il greggio Usa cede 12 centesimi a 58,11 dollari al barile.

"I mercati finanziari sono delusi dal fatto che l'amministrazione Trump ... abbia segnalato che le tariffe rimarranno in essere fino a dopo le elezioni presidenziali Usa del 2020, a seconda che la Cina mantenga o no le sue promesse con la 'fase uno' dell'accordo", osserva Edward Moya, analyst di OANDA.

Il presidente Usa Donald Trump e il vicepremier cinese Liu He firmeranno un'intesa preliminare sui dazi oggi alla Casa Bianca.

I dati Api indicano che le scorte di greggio Usa sono aumentate di 1,1 milioni di barili, sopra le attese.

Secondo le stime dell'Eia, la produzione di petrolio degli Stati Uniti dovrebbe aumentare a un record di 13,30 milioni di barili al giorno nel 2020, sostenuta principalmente dalla maggiore produzione nella regione di Permian in Texas e nel Nuovo Messico.

I ministri dell'Energia degli Emirati Arabi, membro Opec, e della Russia, alleato dell'organizzazione, hanno dichiarato oggi di essere ancora impegnati ad incontrarsi a marzo per decidere sulle politiche future di produzione.

Mantenere l'accordo in vigore fino al vertice di giugno "sarà considerato molto più costruttivo per il mercato", si legge in una nota di ING Economics. La Russia aveva in precedenza insistito sul fatto che l'attuale accordo durasse solo tre mesi, mentre l'Arabia Saudita propendeva per un periodo di tempo più lungo.