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Greggio estende perdite, aumento casi coronavirus alimenta timori domanda

di Aaron Sheldrick e Dmitry Zhdannikov
·1 minuto per la lettura
Serbatoi di petrolio greggio nell'hub petrolifero di Cushing
Serbatoi di petrolio greggio nell'hub petrolifero di Cushing

di Aaron Sheldrick e Dmitry Zhdannikov

TOKYO/LONDRA (Reuters) - I prezzi del greggio sono in ribasso per la seconda seduta consecutiva perché l'aumento dei casi di coronavirus solleva timori riguardo a ulteriori restrizioni all'attività economica che potrebbero frenare la domanda di carburante.

Intorno alle 12,50, i futures sul greggio Brent con consegna a novembre cedono 56 centesimi, ovvero l'1,36%, a 40,48 dollari al barile. Il greggio Usa (Wti) perde 38 centesimi, ovvero lo 0,97%, a 38,91 dollari.

Il contratto di novembre del Brent scade oggi, per essere sostituito dal contratto di dicembre, in calo di circa l'1,4% a 41,00 dollari.

I benchmark sono scesi di oltre il 3% ieri dopo che i casi globali di Covid-19 hanno superato 1 milione, essendo raddoppiati in tre mesi.

"La domanda è un problema per il mercato, ma neanche il fronte dell'offerta aiuta", si legge in una nota di Ing Economics.

Il giacimento libico di Sarir, che l'anno scorso produceva oltre 300.000 barili al giorno (bpd), ha riavviato la produzione dopo un blocco durato otto mesi.

Marathon Petroleum Corp, la più grande raffineria di petrolio degli Stati Uniti, ha iniziato ieri a imporre tagli all'occupazione, secondo persone vicine alla situazione.

Anche Royal Dutch/Shell ha annunciato che taglierà fino a 9.000 posti di lavoro.

Per contrastare la flessione della domanda, è improbabile che l'Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio aumenti la produzione come previsto da gennaio del prossimo anno, secondo quanto riferito ieri dai alcuni trader petroliferi.

Ieri il mercato ha inoltre relegato in secondo piano i dati Api che mostrano come le scorte di greggio statunitensi siano scese contro le aspettative, concentrandosi invece sull'aumento delle scorte di benzina.