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Greggio, prezzi Usa salgono su gelo Texas, Brent in lieve calo

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Pompe petrolifere in un campo a Midland, in Texas

LONDRA (Reuters) - I prezzi del petrolio si muovono intorno ai massimi da 13 mesi, spinti dall'ondata di freddo che ha portato alla chiusura dei pozzi in Texas, il principale produttore di greggio negli Usa, anche se un accordo salariale in Norvegia, scongiurando disservizi in Europa, frena i guadagni.

Inoltre i prezzi sono aumentati dopo che gli yemeniti filo-iraniani Houthi hanno reso noto di aver lanciato attacchi contro il territorio dell'Arabia Saudita, risvegliando preoccupazioni riguardo le scorte in quello che è il maggior esportatore di petrolio del mondo, con l'ottimismo, generato dai vaccini, nei confronti di una ripresa economica globale dalla pandemia da Covid-19 a supportare ulteriormente.

Alle 10,24 i futures sul greggio Usa guadagnano 37 centesimi, a 59,84 dollari al barile, dopo aver toccato i massimi da gennaio 2020. I mercati statunitensi sono rimasti chiusi ieri per festività.

Il Brent perde 11 centesimi, in calo dello 0,14% a 63,17 dollari a barile, dopo aver toccato i massimi da gennaio 2020 nella scorsa sessione.

Il clima rigido negli Stati Uniti ha bloccato le raffinerie e i pozzi petroliferi in Texas e imposto restrizioni per gasdotti e oleodotti, lasciando circa quattro milioni di abitazioni senza elettricità.

Il Texas produce circa 4,6 milioni di barili di petrolio al giorno ed è sede di 31 raffinerie, più che ogni altro Stato Usa, incluse alcune delle più grandi del paese, secondo quanto riportato dell'Energy Information Administration.

Bloccando gli aumenti dei prezzi, i proprietari nel complesso petrolifero norvegese hanno raggiunto un accordo con i sindacati, evitando uno sciopero al terminale del greggio di Mongstad e chiusure delle principali piattaforme offshore di gas e petrolio.