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Greggio sotto massimi, si riduce allarme su attacco missilistico Iran

Una pompa per l'estrazione petrolifera nel Midland, in Texas

TOKYO/LONDRA (Reuters) - I prezzi del petrolio sono in rialzo, ma ben al di sotto dei picchi toccati nei primi frenetici scambi dopo un attacco missilistico iraniano sulle forze statunitensi in Iraq, che ha sollevato lo spettro di un conflitto in Medio Oriente e di interruzioni ai flussi del greggio.

Intorno alle 11,05 italiane, i futures sul Brent scambiano in rialzo di 45 centesimi a 68,72 dollari al barile, dopo aver toccato in precedenza i massimi da metà settembre 2019 a 71,15 dollari.

Il greggio leggero Usa guadagna 25 centesimi a 62,95 dollari al barile, dopo aver toccato i massimi dalla fine di aprile dello scorso anno a 65,85 dollari.

L'attacco missilistico iraniano contro le forze guidate dagli Usa in Iraq ha avuto luogo stamane, poche ore dopo i funerali di Qassem Soleimani, il comandante delle forze d'elite iraniane Quds ucciso in un attacco aereo statunitense lo scorso 3 gennaio.

Teheran ha lanciato oltre una dozzina di missili balistici dal territorio iraniano contro almeno due basi militari irachene che ospitano personale della coalizione a guida Usa, ha detto ieri l'esercito degli Stati Uniti.

Trump ha twittato che una valutazione su vittime eventuali e danni degli attacchi era ancora in corso, e che avrebbe rilasciato dichiarazioni nella mattinata Usa.

Secondo gli analisti, il mercato del petrolio rimane per adesso focalizzato sul fatto che gli obiettivi dell'attacco di oggi siano militari, piuttosto che impianti petroliferi.

"Credo che l'impennata del mercato del petrolio sia un fenomeno temporaneo... La produzione di scisto Usa sarà aumentata esponenzialmente se i prezzi del petrolio rimarranno alti", ha detto a Reuters Toshiaki Kitamura, presidente della compagnia petrolifera giapponese Inpex.

L'Opec risponderà ad ogni possibile scarsità di petrolio se necessario, ma ha anche delle "limitazioni", ha detto oggi Suhail al-Mazrouei, il ministro dell'energia degli Emirati Arabi Uniti, aggiungendo comunque di non vedere un rischio immediato per le forniture dovuto a un blocco dello Stretto di Hormuz.


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