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Grenoble, capitale verde d’Europa (di A. Ferraretto)

Carlo Renda
·Vicedirettore HuffPost
·4 minuto per la lettura
The city embankment along the river Isere. Grenoble. France. (Photo: Pel_1971 via Getty Images)
The city embankment along the river Isere. Grenoble. France. (Photo: Pel_1971 via Getty Images)

(di A. Ferraretto)

Piste ciclabili frammentate? Autobus bloccati nel traffico? Cumuli di spazzatura sui marciapiedi? Verde pubblico abbandonato? I problemi quotidiani delle città non possono diventare condanne inesorabili per chi vive nelle nostre aree metropolitane: il futuro delle città si gioca sul piano dell’innovazione e della capacità di cambiare le politiche. In Europa ci si contende il ruolo di capitale verde per un anno intero, per rappresentare la capacità di investire con intelligenza e lungimiranza e, fino a oggi, nessuna città italiana ha avuto questo riconoscimento. Anche perché la competizione è basata sulla credibilità della programmazione di lungo termine, una caratteristica in cui molte delle nostre amministrazioni locali, concentrate sul day by day, non brillano.

La green capital 2022 sarà Grenoble, la città francese tra le Alpi, 160 mila abitanti e la strategia ambientale riconosciuta come la più efficace per creare il futuro di questa comunità. Ha battuto le altre 35 città che hanno partecipato alla gara. Vincendo un premio di 350 mila euro e assumendo l’impegno a promuovere e diffondere la propria esperienza tra le altre città, innescando relazioni e opportunità.

Dal 2010, ogni anno, la Commissione europea assegna il titolo di Capitale Verde a una città che ha dimostrato il proprio impegno per l’ambiente e la sostenibilità. Una sfida ambiziosa, complessa e impegnativa, che vede le città europee competere tra loro per dimostrare la capacità di realizzare obiettivi e adottare politiche con un orizzonte di lungo periodo.

Grenoble è la città che ha meglio dimostrato la forza delle politiche messe in atto. La scelta è avvenuta analizzando i 12 indicatori previsti dal regolamento del premio: qualità dell’aria, rumore, rifiuti, acqua, natura e biodiversità, uso sostenibile del suolo, crescita verde ed ecoinnovazione, mitigazione del cambiamento climatico, adattamento, mobilità urbana sostenibile, prestazioni energetiche, governance.

Isere River at Grenoble, France. The Bastille is at the top of the mountain across from the city. (Photo: L. Toshio Kishiyama via Getty Images)
Isere River at Grenoble, France. The Bastille is at the top of the mountain across from the city. (Photo: L. Toshio Kishiyama via Getty Images)

Il premio cade in un momento particolare, che ne sottolinea l’importanza. In questo periodo stiamo assistendo alla difficoltà di un modello urbano entrato in crisi a causa del Covid-19, con la necessità di riorganizzare spazi e servizi per rendere le città capaci di rispondere all’emergenza: trasporti pubblici, aree verdi, viabilità, lotta all’inquinamento. Occorre uno sforzo straordinario per ripensare l’idea stessa di città e l’esperienza delle 12 green capital che si sono susseguite è un catalogo di buone pratiche e di capacità di progettare il cambiamento: un impegno che ha significato investire nell’ambiente guardando alle sfide del futuro, affrontando la crisi climatica e la necessità di rendere le politiche di sostenibilità priorità irrinunciabili.

Un segnale importante della selezione di questo anno è stato la presenza di città italiane: Torino è risultata tra le quattro finaliste e nella prima selezione erano in gara anche Parma e Perugia. Un primo passo per porre l’ambiente come chiave di sviluppo e di futuro.

Le città italiane hanno infatti bisogno di entrare in sintonia con lo spirito di questa competizione per superare la logica dell’emergenza ambientale (smog, rifiuti, clima, suolo, mobilità, …) e ripensare il modello di sviluppo urbano. Come testimonia il recente rapporto Mal’aria presentato da Legambiente, su 97 città di cui si sono potuti confrontare negli ultimi cinque anni (2014-2018) i dati relativi alle concentrazioni medie annue delle polveri sottili (Pm10 e Pm2,5) e del biossido di azoto (NO2), solo il 15% raggiunge un voto sufficiente: Sassari (9), Macerata (8), Enna, Campobasso, Catanzaro, Grosseto, Nuoro, Verbania e Viterbo (7), L’Aquila, Aosta, Belluno, Bolzano, Gorizia e Trapani (6). L’85% è invece sotto la sufficienza: fanalini di coda Torino, Roma, Palermo, Milano e Como (voto 0).

E oggi, più che mai, è necessario avere idee e capacità di visione per affrontare un periodo difficile: i fondi che l’Unione Europea renderà disponibili per rispondere alla crisi derivante dall’epidemia saranno un’opportunità per creare nuove occasioni di sviluppo.

La competizione per la Green Capital 2023 è aperta e le città sono chiamate a presentare i dossier di candidatura (scadenza il 28 ottobre 2020). Previsto, a partire da questo anno, un premio di 600 mila euro. Fino a oggi non si è avuta una città italiana tra le vincitrici e questo rende ancor più importante la possibilità che si verifichi una prima volta - magari ripartendo dai dossier di Torino, Parma e Perugia - per migliorare e rendere più forti gli impegni presi e le prospettive indicate.

Una sfida importante che serve per ripensare strategie e obiettivi, che contribuisce a dar forza alla capacità di governare il cambiamento. Idee per città capaci di futuro dove vivere, lavorare, soggiornare con la voglia di guardare avanti, affermando il ruolo centrale dei sindaci e delle amministrazioni locali.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.