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I guai veri per il dollaro sono appena iniziati

Francesco Simoncelli
·8 minuto per la lettura

Non è affatto una sorpresa che le criptovalute stanno ruggendo ed i metalli preziosi stanno recuperando terreno. Nell'ultimo mese ci sono stati sviluppi che indicano una nuova fase di accelerazione dell'inflazione monetaria per il dollaro e il denaro fiat sta iniziando ad essere scambiato con suddette coperture contro l'inflazione ad un ritmo crescente.

L'iperinflazione del dollaro sta ora diventando ovvia per una crescente coorte di investitori. È alimentata da fattori su entrambi i lati dei bilanci bancari, con i grandi depositanti che stanno riducendo i loro depositi a termine e aumentando i loro conti correnti ad accesso immediato. Inutile dire che ciò è alla base dell'aumento di M1, alimentato quindi da spostamenti da M2 la quale include anche i depositi di risparmio.

Si tratta di una corsa agli sportelli bancari nascosta. Nel frattempo i crescenti problemi nelle supply chain stanno portando al ritiro del credito bancario dalle attività non finanziarie, facendo implodere i bilanci bancari man mano che il credito bancario si contrae.

Viene altresì ritirato il supporto estero agli asset ad interesse fisso denominati in dollari e al dollaro stesso, il che porterà sicuramente ad un aumento dei rendimenti obbligazionari e dei tassi d'interesse durante il nuovo anno, indebolendo la bolla nel mercato azionario.

La FED si trova ora ad affrontare non solo il finanziamento del deficit di bilancio federale, ma anche quello delle supply chain statunitensi nella loro interezza, il che è corroborato dai problemi logistici globali in corso, vincolando $34.000 miliardi di pagamenti annui intra-aziendali nella sola America. L'impegno incrollabile della FED nei confronti di politiche monetarie keynesiane la porterà a dover compensare questi problemi commerciali, a salvare le banche che non riescono a sopravvivere all'inevitabile contrazione del credito bancario ed a far fronte ai crediti inesigibili che emergeranno.

È un compito epocale che abbraccia l'intera economia degli Stati Uniti, il che richiede una stampa di denaro ancora più rapida e mastodontica, compito impossibile da sostenere senza distruggere il dollaro scoperto.

Introduzione

Da maggio ho messo in guardia i lettori nei confronti di un crollo del dollaro. Ho mostrato che materie prime, azioni, criptovalute e metalli preziosi stavano salendo di valore a causa della perdita di potere d'acquisto del dollaro.

I media continuano a riferire sugli effetti economici solo del Covid-19, sottovalutando questi fattori ed ignorandone altri. Ritornare alla normalità è sempre stato un faro di speranza: la primavera della speranza in un inverno di disperazione. Ed è stata solo una piccola minoranza ad aver sottolineato che, lungi dall'essere una soluzione, il finanziamento inflazionistico ha conseguenze negative. E ancora meno di noi hanno cercato di dimostrare che invece di stimolare l'attività economica, la svalutazione della moneta in realtà la uccide.

Il ritmo della distruzione monetaria sta facendo un nuovo balzo. Il Grafico 1 rappresenta l'offerta di moneta della valuta di riserva mondiale, che sta salendo ad un nuovo ritmo. Nelle ultime due settimane di novembre, l'offerta di moneta M1 è aumentata di oltre il 14%, un tasso annuo del 367%.

La tendenza iperinflazionistica dell'offerta di moneta statunitense M1 è chiara, ma tutti sono diventati così confusi da questi sviluppi che praticamente la ignorano, mentre i prezzi di azioni, materie prime e Bitcoin esplodono. Questi sviluppi non devono essere ignorati da chiunque desideri preservare la propria ricchezza e forniscono importanti indizi sulla strada da percorrere.

I depositi di risparmio statunitensi vengono smobilitati

Secondo i dati più recenti, la somma dei depositi totali e della componente monetaria di M1 è salita a novembre di $435,7 miliardi, un incremento dell'11,6%, mentre i depositi a risparmio totali sono diminuiti di $88,5 miliardi (0,75%). La differenza tra i primi due e il secondo è l'accesso istantaneo. Rappresenta a tutti gli effetti una svolta: dal rapido aumento dei depositi a risparmio tra aprile e giugno, all'aumento della liquidità e dei conti correnti. Nella misura in cui il cosiddetto helicopter money ha rafforzato i conti di risparmio, tale effetto è svanito e, a seguito del rallentamento del tasso di aumento dei depositi a risparmio, questi ultimi sono effettivamente diminuiti per la prima volta quest'anno.

Le ragioni di questa inversione di tendenza riflettono una nuova riluttanza dei depositanti a vincolare fondi nel sistema bancario. Per essere chiari, con i depositanti più piccoli protetti dal FDIC, i cambiamenti nei depositi avverranno sicuramente nei saldi superiori, riflettendo quasi certamente una classe di depositanti finanziariamente informata che probabilmente negozia asset finanziari. L'apparente repentinità del cambiamento di atteggiamento tra i grandi depositanti dovrebbe suscitare il nostro interesse.

Non possiamo incolpare i tassi d'interesse a zero per questo sviluppo, perché ci sono stati massicci afflussi per un totale di $1.240 miliardi di depositi a risparmio totali a marzo, aprile e maggio, quando anche allora i tassi d'interesse erano a zero. La ragione più probabile per cui i depositi vincolati non vengono rinnovati è perché si tratta di un primo passo verso un'esposizione agli asset reali, ai beni e ai servizi.

Nel contesto di una combinazione di inflazione monetaria ed effetto sui prezzi degli asset, l'incasso dei depositi a risparmio ha senso. Non ne ha invece prestare denaro alla banca ad interessi zero, quando i prezzi degli asset e dei beni salgono. E se questi ultimi vengono venduti, non ha senso impegnare i proventi in depositi a termine; meglio comprare qualcos'altro. Anche se questo cambiamento di comportamento sembra segnalare che i depositanti sono sempre più consapevoli che i prezzi stanno aumentando e che i beni dovrebbero essere acquistati prima piuttosto che poi, devono ancora apprezzare che il fenomeno è la conseguenza di un potere d'acquisto della valuta in calo piuttosto che di un aumento dei prezzi.

Questo ci dà un'indicazione sul dove siamo nel processo di iperinflazione. Il segnale che ci viene dato dall'aumento di M1 è che alla fine porterà ad un'accelerazione dello smaltimento del denaro da parte di tutti i depositanti bancari. Ma non siamo ancora arrivati a questo punto.

In passato le iperinflazioni portavano ad un aumento della domanda di valuta sotto forma di banconote. Nella Germania del 1922-23 i salariati dovettero incassare i loro stipendi per spenderli immediatamente, il che portò ad un rapido aumento della domanda di marchi di carta mentre il loro potere d'acquisto crollava. Questo è il motivo per cui le stampanti monetarie funzionavano a pieno regime. Nell'economia moderna in cui le banconote e le monete giocano solo un piccolo ruolo, l'aumento della liquidità di spesa presso le banche crea un serbatoio di fondi, che quando arriva uno shock, è pronto a fluire rapidamente in tutto ciò che non è denaro fiat.

Se questa condizione si attiva, sposterà il potere d'acquisto del dollaro sul precipizio. Un aggiustamento su queste linee porterà ad un aumento più repentino dei prezzi dei beni di consumo rispetto ad un'economia in cui le banconote sono i principali mezzi di pagamento. Ma non siamo ancora arrivati a questo punto.

Per le banche commerciali l'effetto iniziale di una riduzione dei conti di risparmio è una maggiore esposizione al disallineamento temporale tra liquidità e portafoglio prestiti. In passato ciò ha portato a corse agli sportelli bancari, come quella di Northern Rock nel Regno Unito nel 2008. Un esempio più appropriato, forse, è il crollo dell'intero sistema bancario cipriota nel 2012.

Il presupposto negli ambienti finanziari è che la lotta al contante e il miglioramento della comunicazione tra le banche e le loro autorità di regolamentazione facciano sì che le operazioni bancarie siano un ricordo del passato. Il problema ricadrà sui clienti che non sono riusciti a recepire questo messaggio.

Ora abbiamo una spiegazione parziale del motivo per cui, come ha mostrato il nostro primo grafico, M1 sta salendo alle stelle: il denaro è stato dirottato dai depositi di risparmio inclusi solo in M2. Ciò lascia un altro enigma da risolvere, che si trova sul lato dell'attivo di bilancio del sistema bancario.

Il prestito bancario si sta improvvisamente contraendo

Oltre alla diminuzione dei depositi in M2 e all'aumento dei fondi nei conti correnti, l'origine della maggior parte dell'improvviso calo di M2 negli Stati Uniti a novembre è legata alla contrazione dei prestiti bancari. Il Grafico 2 mostra M2 meno M1, cosa che ci fornisce un'approssimazione dell'andamento del credito bancario.

Il credito bancario tende ad espandersi lungo un periodo di anni in cui i banchieri diventano gradualmente meno cauti riguardo ai prestiti, poiché i ricordi della precedente crisi finanziaria pian piano svaniscono. La Lemann era estremamente votata al settore finanziario e, con l'assistenza delle garanzie inflazionistiche della FED, non ha inedbolito i prestiti bancari al settore non finanziario, nonostante l'improvvisa caduta del PIL e della produzione lorda.

Il Grafico 2 racconta la storia dalla crisi della Lehman. Con l'inflazione dei prezzi ufficiale che rimaneva bassa e la FED che controllava i tassi d'interesse, il credito bancario si è espanso ad un ritmo costante per dieci anni. Quando le banche statunitensi hanno incontrato vincoli Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online