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Guerra del grano: Prandini, 'contro minacce Putin Italia cerchi autosufficienza'

(Adnkronos) - “È bastato l'annuncio del presidente Vladimir Putin ad accrescere le tensioni, tensioni legate peraltro a quelle nate per l'aumento esponenziale dei costi energetici, soprattutto per il continente Europa e per il nostro Paese, e alla discussione sul tetto del prezzo del gas, che a nostro avviso è fondamentale, anche perché altrimenti sarebbe a rischio la tenuta dell'intero comparto agroalimentare. Ma è una vera e propria strumentalizzazione rimettere in discussione ciò che era già stato concordato nelle scorse settimane sulle esportazioni di cereali. La minaccia della Russia di far saltare l'accordo ha prodotto un aumento immediato dei prezzi del grano del 3,3%”. A dirlo ad Adnkronos è il presidente di Coldiretti Ettore Prandini commentando le dichiarazioni del presidente russo in merito a un possibile blocco delle esportazioni di cereali.

La minaccia di Putin di tagliare le esportazioni di cereali ucraini e russi verso l’Europa, infatti, ha fatto balzare il prezzo del grano del 3,3% su valori massimi in quasi due mesi per le preoccupazioni internazionali sulle spedizioni dal mar Nero, come rileva la Coldiretti.

Mercoledì le quotazioni hanno chiuso a 8,44 dollari per bushel (27,2 chili) al Chicago Board of Trade, per poi rimbalzare sul mercato asiatico, mette in evidenza l'organizzazione agricola. A scuotere il mercato è la possibilità che si possano chiudere i corridoi per il commercio dei cereali aperti grazie all’accordo raggiunto tra Nazioni Unite, Turchia, Ucraina e Russia per assicurare i traffici commerciali nei porti del mar Nero. L’incertezza alimenta le speculazioni con forti oscillazioni dei prezzi che nei Paesi ricchi favoriscono l’inflazione e in quelli poveri la fame.

L'annuncio da parte del presidente russo di interrompere le spedizioni verso l’Europa, continua Coldiretti, farebbe mancare all’Italia quasi 1,2 milioni di chilogrammi di grano per la panificazione e di mais per l’alimentazione degli animali, importati annualmente da Russia e Ucraina, aggravando una situazione che vede il nostro Paese dipendente dalle importazioni straniere per il 64% del frumento tenero (necessario per pane, biscotti e dolci) e del 47% del granturco per l’alimentazione delle stalle, in un momento in cui peraltro i raccolti nazionali sono stati falcidiati dalla siccità.

“Purtroppo l'Italia oggi”, ribadisce Prandini, “è ancora un Paese che necessita di importazioni per quanto concerne alcune forme di cereali, fortunatamente non tutte, in particolar modo il grano tenero e il mais, che viene utilizzato per l'alimentazione del bestiame delle nostre filiere zootecniche".

Questo deve far riflettere, afferma il presidente dell'organizzazione agricola. Bisognerebbe creare "un percorso diverso e abbandonare un meccanismo per cui i prodotti vengono acquistati dove costano meno e si delocalizzano le attività produttive”. Per Prandini è indispensabile “tornare a valorizzare quello che possiamo fare all'interno dei nostri confini, anche per quanto riguarda l'agricoltura e la produzione di cereali”.

Per fare questo, “servono investimenti di carattere infrastrutturale, e la siccità che abbiamo attraversato ne è un esempio. Ad oggi siamo il Paese che ha una minor capacità di trattenimento dell'acqua piovana: solo l'11%. Grazie anche alle risorse del Pnrr possiamo fare un piano di carattere strategico per la realizzazione di nuovi bacini di accumulo e passare dall'11% al 52%. Così riusciremmo non solo a fronteggiare situazioni di carattere emergenziale ma soprattutto a portare l'acqua anche su quei terreni agricoli che oggi non sono irrigui e quindi a triplicare le rese per superficie. Già questo metterebbe nella condizione la maggior parte delle filiere di essere assolutamente autosufficienti", propone Prandini.

"Il cibo è un valore economico ma soprattutto è indispensabile per garantire la tenuta sociale anche all'interno del nostro Paese. Mai come oggi ne capiamo l'importanza”, conclude il presidente della Coldiretti.