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Hentov, Draghi 'premier di ultima istanza', se fallisce non c'è limite al peggio

webinfo@adnkronos.com (Web Info)
·3 minuto per la lettura

Per l'Italia Mario Draghi "è come un 'premier di ultima istanza', credo sia l'ultima mossa che Mattarella può fare prima di convocare elezioni anticipate". Ma l'ex presidente della Bce è anche una risorsa che pochi altri possono vantare: "Draghi può mettere sul tavolo qualcosa che nessun altro italiano può offrire, e cioé l'immensa credibilità e l'influenza sulle istituzioni e sui vicini europei. Nessuno come lui può alzare il telefono e contribuire a formare le scelte della politica europea". Lo sottolinea all'Adnkronos Elliot Hentov, Elliot Hentov, responsabile Ricerca Politica di State Street Global Advisors, che confessa di avere pensato "che Conte avrebbe potuto farcela. Soprattutto sono sorpreso che Mattarella abbia visto la situazione così critica da ricorrere subito a 'SuperMario', come a un Messia": in un certo senso, spiega, è una ammissione "di estrema disperazione".

L'analista di State Street, uno dei maggiori asset manager al mondo con 3.000 miliardi di dollari in gestione, invita a "valutare la risposta dei mercati che mostra chiaramente la fiducia" nel premier incaricato ma, aggiunge, il nodo "è se la ripresa sarà migliore delle attese e se un governo Draghi riuscirà a usare i fondi del Recovery in maniera ottimale".

"Le indicazioni in materia di politiche da adottare sono facili da esprimere ma difficili da portare avanti", riconosce Hentov: "il fatto è che all'Italia serve una crescita più forte, avete bisogno di riforme strutturali. In questo momento anche altri paesi hanno gravi problemi, ma per l'Italia tutto è più urgente". Per l'Italia - aggiunge - "il costo di un fallimento del mandato a Draghi sarebbe enorme: non c'è limite a un peggioramento della situazione, il potenziale rialzo dello spread è senza confini e non riesco a immaginare quanto potrebbe essere forte la fuga dei capitali". Dietro la fiducia odierna - spiega- gli investitori stranieri sono "nervosi", anche perché "in politica tutto può cambiare".

"I mercati stanno valutando i rischi della situazione, perché - sottolinea - a un certo punto il nodo politico diventa un problema dei mercati, che non hanno dimenticato il 2011 e ora sono preoccupati di tornare al 2018".

Colpita dalla pandemia "l'Italia è in mezzo a una crisi e la situazione potrebbe diventare insostenibile" mentre, osserva, al contrario, "un successo di Draghi ha un chiaro 'upside', rilassando i mercati e tenendo bassi i costi di finanziamento" del debito italiano.

Dall'estero, spiega l'analista, "potrebbero arrivare flussi" di investimento e "se ci fosse la certezza che non si vada al voto fino al 2023, i rendimenti dei titoli italiani potrebbero scendere ancora, difficile dire di quanto, ma nell'immediato almeno di 10 punti sui titoli più brevi e anche di più su quelli più a lungo".

"L'ombrello della Bce - aggiunge - può coprire tutto, ma il nodo è fin dove può arrivare e quanto l'Eurotower lo lascerà 'aperto'. Ci sono limiti anche agli interventi della Bce: a un certo punto la pandemia finirà e Francoforte richiuderà il suo ombrello. E, quando inizierà a ritirare i suoi acquisti, la situazione per l'Italia potrebbe essere devastante" senza una guida forte come quella di Mario Draghi. Hentov osserva "come in caso di grave crisi politica anche gli effetti delle decisioni della Bce diventano più deboli".

"Guardate la risposta dei mercati nel 2018" con la crisi che portò alla nascita del governo Lega-M5S: "allora - ricorda - lo spread sui Bund si raddoppiò in meno di un mese e mezzo". E se abbiamo visto come il differenziale "possa salire di 100 punti anche in presenza di continui acquisti da parte della Bce, non abbiamo idea di cosa potrebbe succedere sui mercati" quando questi verranno meno.

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