Italia markets closed
  • FTSE MIB

    17.943,11
    +70,83 (+0,40%)
     
  • Dow Jones

    26.501,60
    -157,51 (-0,59%)
     
  • Nasdaq

    10.911,59
    -274,00 (-2,45%)
     
  • Nikkei 225

    22.977,13
    -354,81 (-1,52%)
     
  • Petrolio

    35,72
    -0,45 (-1,24%)
     
  • BTC-EUR

    11.557,75
    -35,31 (-0,30%)
     
  • CMC Crypto 200

    265,42
    +1,78 (+0,68%)
     
  • Oro

    1.878,80
    +10,80 (+0,58%)
     
  • EUR/USD

    1,1650
    -0,0029 (-0,24%)
     
  • S&P 500

    3.269,96
    -40,15 (-1,21%)
     
  • HANG SENG

    24.107,42
    -479,18 (-1,95%)
     
  • Euro Stoxx 50

    2.958,21
    -1,82 (-0,06%)
     
  • EUR/GBP

    0,8992
    -0,0040 (-0,44%)
     
  • EUR/CHF

    1,0677
    -0,0008 (-0,08%)
     
  • EUR/CAD

    1,5510
    -0,0039 (-0,25%)
     

Salta la trattativa su Autostrade

Giuseppe Colombo
·Business editor L'Huffington Post
·6 minuti per la lettura
ROME, ITALY - JULY 11: The headquarters of the Italian infrastructure giant Autostrade per l'Italia on July 11, 2020 in Rome, Italy. The "Potere al Popolo" Party points out that Autostrade per l'Italia, a company controlled by the holding company Atlantia owned by the Benetton family, was responsible for the tragedy of the Morandi motorway bridge collapse in Genoa, in north-west Italy, where 43 people were killed on 14 August 2018 due to neglect and lack of maintenance on that bridge. The government has announced that it wants to close the Autostrade dossier in a very tight time frame and has confirmed the ultimatum to the Benetton group company and is waiting for a new proposal "advantageous for the State" to be brought to the Council of Ministers on Tuesday. (Photo by Stefano Montesi - Corbis/ Getty Images) (Photo: Stefano Montesi - Corbis via Getty Images)
ROME, ITALY - JULY 11: The headquarters of the Italian infrastructure giant Autostrade per l'Italia on July 11, 2020 in Rome, Italy. The "Potere al Popolo" Party points out that Autostrade per l'Italia, a company controlled by the holding company Atlantia owned by the Benetton family, was responsible for the tragedy of the Morandi motorway bridge collapse in Genoa, in north-west Italy, where 43 people were killed on 14 August 2018 due to neglect and lack of maintenance on that bridge. The government has announced that it wants to close the Autostrade dossier in a very tight time frame and has confirmed the ultimatum to the Benetton group company and is waiting for a new proposal "advantageous for the State" to be brought to the Council of Ministers on Tuesday. (Photo by Stefano Montesi - Corbis/ Getty Images) (Photo: Stefano Montesi - Corbis via Getty Images)

Il banco salta. A colpi di lettere durissime. E di accuse senza sconti. A più di due mesi da quella che il Governo considerava una partita chiusa con “la cacciata” dei Benetton da Autostrade, quella stessa partita si è riaggiornata nell’esito. Con un conto pesantissimo. Questo: tra Atlantia, la società attraverso cui i Benetton controllano la società autostradale, e la Cassa depositi e prestiti, mediatore e baricentro del nuovo corso voluto dall’esecutivo, non c’è più spazio per trattare e per tradurre in un’intesa scritta quell’accordo festeggiato a palazzo Chigi all’alba del 15 luglio. È rottura.

Succede tutto in poche ore. Nervose, con mosse e contromosse con cui Atlantia e la Cassa misurano la possibilità di andare avanti. Fino ad arrivare alla presa d’atto che il campo di gioco è così avvelenato che è diventato impraticabile. È mattina quando nel quartier generale di Atlantia si decide di rispondere alla lettera che la Cassa ha inviato ventiquattro ore prima, proprio mentre il consiglio di amministrazione della società che fa capo ai Benetton deliberava in autonomia una doppia via per la nuova Autostrade. In quella lettera Cdp chiedeva di seguire un altro schema, quello messo nero su bianco dal Governo a metà luglio in un comunicato stampa che annunciava l’intesa con i Benetton. E sempre in quella missiva la Cassa chiedeva la manleva, cioè di non dover rispondere in futuro delle responsabilità che potrebbero essere accertate durante il processo sul crollo del ponte Morandi a Genova, ritrovandosi così a dover sostenere il costo di risarcimenti che potrebbero essere miliardari.

Fabio Cerchiai e Carlo Bertazzo, rispettivamente presidente e amministratore delegato di Atlantia, prendono carta e penna e scrivono all’ad di Cassa Fabrizio Palermo. Undici righe per comunicare che il processo della doppia pista, deliberato il giorno prima dal cda, è stato “avviato in data odierna”. Un processo, scrivono i due manager, “al quale auspichiamo vogliate partecipare”. Nella lettera, di cui Huffpost è in possesso, i vertici della società confidano che “le difficoltà emerse nelle nostre interlocuzioni intercorse possano essere superate nell’ambito di un trasparente processo competitivo di mercato”. Alla lettera viene allegata la process letter che delinea il percorso della doppia pista e che fissa al 16 dicembre il termine ultimo per la presentazione delle offerte.

La lettera di Atlantia dice che la società non ha alcuna intenzione indietreggiare sul suo schema. Quindi o vendita della quota dell′88% di Autostrade sul mercato o scissione di Autostrade da Atlantia. E la lettera, non citandola, dice che non c’è alcuna manleva. Le due richieste della Cassa sono respinte. Nello specifico per Atlantia non si può tornare allo schema del 14 luglio, che prevede come primo step l’ingresso di Cdp nel capitale di Autostrade attraverso un aumento di capitale riservato. Atlantia, invece, dice che la strada è un’altra, decisa da tutti i suoi soci.

È questo uno dei punti che fa alzare la temperatura della trattativa. Già giovedì, nel comunicato che ha accompagnato la decisione del cda, Atlantia aveva sottolineato che questa doppia pista è rivolta “sia a Cdp che ad altri investitori istituzionali”. Ma questa indicazione, letta da Atlantia come una porta aperta per la Cassa, è invece interpretata dalla stessa controparte come una porta aperta per tutti e quindi non esclusiva. Di più. Se Atlantia lega questo nuovo schema alla necessità di avere il consenso di tutti i suoi soci e di seguire una logica di mercato, nell’altro campo della trattativa la mossa è vista come una disattesa degli impegni presi e come un superamento di quelle condizioni che invece tutelavano la Cassa da molti punti di vista, a iniziare dal prezzo da pagare per essere della partita. Anche il Governo è sulla stessa lunghezza d’onda perché legittimare il nuovo percorso di Atlantia significa sconfessare quello considerato definitivo e più conveniente anche politicamente parlando. L’unico che gli può far dire che nelle casse dei Benetton non finirà un euro.

La lettera di Atlantia arriva ai piani alti della Cassa nel primo pomeriggio. E finisce sotto i raggi X. A sera, fonti della società fanno trapelare che la missiva, con la conferma della doppia pista, dimostra che sono stati disattesi completamente gli impegni assunti dagli amministratori delegati di Atlantia e Aspi il 14 luglio. Viene sottolineata la massima disponibilità della Cassa a trovare soluzioni di ragionevole compromesso e di mercato, l’aver accolto gran parte delle richieste della controparte, ma anche di aver chiesto garanzie di mercato sui rischi collegati al crollo del ponte Morandi. Approccio che però secondo quanto riportano le stesse fonti si è scontrato con un atteggiamento di Atlantia dilatorio. Il punto che fa incrinare il tutto è la manleva. Una condizione di mercato che la Cassa definisce inderogabile per qualunque investitore di mercato. Senza la manleva - è il ragionamento - la deliberazione in consiglio di amministrazione è impossibile. E poi una chiusa che fotografa la rottura. Dicono le fonti che Atlantia chiude così a ogni possibilità di proseguire nella trattativa.

Passano pochi minuti e sono fonti di Atlantia a replicare: “Atlantia non ha disatteso alcun tipo di impegno” e “Cdp è stata invitata tempestivamente a prendere parte a questo percorso”. Poi si passa alla questione più calda, quella della manleva. E qui le fonti dicono che la richiesta di manleva “non esiste nell’ambito delle grandi operazioni di mercato del mondo infrastrutturale”. Di più. Le stesse fonti sottolineano che nella lettera di impegni inviata da Atlantia al Governo il 14 luglio, quella che ha fatto da base all’accordo, “non è prevista alcun tipo di manleva”. E poi ancora viene citata la lettera inviata alla Cassa e a tutti gli altri investitori dove ”è esplicitato chiaramente che Atlantia non rilascerà alcun tipo di garanzia relativamente ad Aspi”. La conclusione è che le eventuali decisioni della Cassa non rientrano “nelle scelte trasparenti e di mercato operate dal cda di Atlantia”.

In mezzo alla rottura finisce anche il Governo. La ministra dei Trasporti Paola De Micheli dice che l’esecutivo “non è disponibile a dilazionare per un tempo infinito”. Minaccia o no, Conte è ritornato a parlare di revoca con i ministri coinvolti nella partita. Come due mesi e mezzo fa. Solo che rispetto a due mesi e mezzo fa ci sono stati i festeggiamenti a palazzo Chigi, l’esultanza dei 5 stelle per la “cacciata” dei Benetton, una trattativa tra Cdp e Atlantia finita a colpi di stracci. E intanto spuntano i fondi, istituzionali e esteri. Interessati a capire come possono essere della partita. Ridisegnandola. Perché mettere le mani su una parte o anche su tutta Autostrade significa una cosa opposta rispetto a quel “abbiamo un’autostrada” pronunciato con grande entusiasmo da più di qualcuno nel Governo due mesi e mezzo fa. È già un’altra partita. Da rigiocare.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.