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I bull market non muoiono di anzianità

Gaetano Evangelista
 

L'Eurostoxx si è lasciato alle spalle la resistenza cruciale situata poco sotto i 3600 punti: la figura chiarisce bene la rilevanza di questo ostacolo. Allo stesso tempo, colloca l’andamento recente nel contesto degli ultimi (ormai) undici anni. Si intuisce bene la posta in gioco.

Ad un mese dalla fine di questo esaltante 2019, il bilancio non potrebbe essere più radioso. Senza considerare i dividendi, le borse mondiali conseguono un guadagno che sfiora il 23%, l’Eurostoxx50 fa addirittura meglio, mentre Piazza Affari risulta il listino migliore del G7, con un saldo che venerdì sera sfiorava il 27%. Da agosto in poi – quando siamo riusciti a scorgere i primi “germogli verdi” di ripresa, che poneva fine ad un anno e mezzo di rallentamento economico globale – la nostra esposizione media sul mercato azionario, al 67% del totale considerando anche il più recente aggiornamento; ha consentito di godere appieno di queste performance.

Naturalmente l’attenzione si sposta adesso al 2020, e alle probabilità di replicare questi eccezionali performance. Per fortuna non mancano dubbi e perplessità, come quasi sempre occorso nell’ultimo decennio. A scorrere l’elenco di previsioni infauste ci sarebbe quasi da sorridere, per come si somiglino da sette anni a questa parte.

La verità è che le espansioni – e i bull market corrispondenti – non muoiono di vecchiaia. Ad osservare i picchi precedenti, si scorgono elementi in comune (da un eccessivo indebitamento del settore privato a fiammate inflazionistiche, da un boom di investimenti alla necessità di aumentare repentinamente i tassi di interesse) del tutto assenti in questa fase. D’altro canto, il bear market più recente – la devastante esperienza del 2007-2009 – seguì un’espansione economica dopotutto allineata alla media storica: ciò per rimarcare come la durata delle espansioni non consenta di formulare alcuna previsione circa l’estensione e la profondità degli aggiustamenti successivi. Questo bull market si esaurirà soltanto quando verranno meno le condizioni strutturali che fino ad ora lo hanno supportato ed esaltato; condizioni di natura squisitamente tecnica, s’intende.

Si diceva dell’Eurostoxx, grande protagonista degli ultimi tre mesi e mezzo. L’indice delle 50 società maggiori dell’Eurozona si è lasciato alle spalle la resistenza cruciale situata poco sotto i 3600 punti: la figura chiarisce bene la rilevanza di questo ostacolo. Allo stesso tempo, colloca l’andamento recente nel contesto degli ultimi (ormai) undici anni. Si intuisce bene la posta in gioco.

Autore: Gaetano Evangelista Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online