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I controlli sull'economia trasformano le persone in criminali

Francesco Simoncelli
 

Una nota negativa della serie televisiva The Americans è che sappiamo come va a finire. L'utopia comunista dell'Unione Sovietica, alla quale i protagonisti principali della serie dedicano la propria vita come spie sotto copertura, alla fine va a gambe all'aria. Per farla semplice: sembrano sprecare la vita per una causa persa. Lo spettatore sa che sta succedendo, ma i personaggi no. Continuano a credere di lavorare per una grande causa.

Si può riassumere ogni politica economica interna della Russia dopo la Rivoluzione bolscevica fino al 1991 come un tentativo di saltare una montagna a piedi uniti. Il tentativo iniziò nel 1922 con la Nuova politica economica, un espediente per salvare vite umane a seguito del disastroso socialismo in tempo di guerra. Andò avanti fino al tentativo di Nikita Krusciov di creare un sistema di prezzi per mercati pianificati. Anche le riforme di Mikhail Gorbachev avevano lo scopo di salvare il sistema da sé stesso.

Nel periodo coperto dalla serie televisiva, le élite sovietiche erano giunte alla conclusione che il comunismo stava fallendo per una sola ragione: la corruzione. L'obiettivo della polizia segreta era trovare le persone che facevano cose non consentite dalla legge e perseguirle. Sicuramente una maggiore forza avrebbe condotto ad una maggiore conformità, che quindi avrebbe fatto funzionare il piano centrale. Potete contestualizzare questo approccio ai giorni nostri e pensare: quanto è ridicolo? Ovviamente era il modello ad essere sbagliato e doveva essere sovvertito, ma non è così facile raggiungere un tale obiettivo e, insieme ad esso, sovvertire l'intero apparato intellettuale che lo ha sostenuto.

Il fatto che il comunismo sovietico sia durato 74 anni e che la gente ancora oggi sottoscriva il modello socialista di organizzazione economica, è un tributo perverso al potere di un'idea.

In una scena, la polizia segreta sovietica mette nella sua stanza degli interrogatori una donna che lavora in un negozio di alimentari. L'accusa è corruzione: aver messo da parte del cibo e poi averlo scambiato segretamente per altri beni e servizi. Con stupore degli investigatori, la donna catturata ammette tutto: dice, con molta disinvoltura, che è così che vanno le cose in Russia. Tutti sono coinvolti, al semplice scopo di sopravvivere. Se non si è coinvolti in questo mercato grigio, significa non volersi prendere cura della propria famiglia o di sé stessi. Se questa è corruzione, dice, l'intero Paese è colpevole.

Continua, poi, sottolineando un punto molto importante: la polizia segreta e le élite del partito non capiscono nulla di come vivano le persone. I privilegiati ricevono già le loro provviste, hanno un accesso speciale, non si devono affannare per sopravvivere. Le persone comuni, dall'altra parte, non sono così fortunate. Devono essere sfuggenti solo per sopravvivere. Le élite devono capirlo, altrimenti rischiano di perdere il controllo dell'intero sistema.

Gli investigatori la fissano in silenzio.

Questa scena mi è sembrata molto vera. Tutto ciò che ho sentito da amici sovietici, polacchi, tedeschi orientali e rumeni che l'hanno vissuto sulla loro pelle me lo conferma. La legge esisteva sulla carta, ma il suo unico scopo sociale era quello di rivelare dove fossero le mine nella vita sociale ed economica. Non c'erano dubbi sulla conformità. La cosiddetta onestà, una vita senza "corruzione", significava non poter prosperare e spesso non poter mangiare.

Quanto è lontano da noi?

Il caso sovietico che tendiamo a considerare "appartenente all'estero" in realtà è tutt'altro che lontano, perché più si studia la storia della politica e il funzionamento degli stati, più si scopre che le differenze tra loro sono una questione di grado e non di tipo. La classe dirigente gode di privilegi che il popolo non ha. Quando leggi e regolamenti diventano troppo costosi e troppo incompatibili con il desiderio delle persone di una vita migliore, vengono ignorati, anche a rischio personale.

Sto pensando a casi simili negli Stati Uniti oggi. L'età per bere alcolici è 21 anni, insolitamente alta rispetto al resto del mondo e ciò pone gli Stati Uniti nel 6% delle nazioni con leggi così stringenti. Non vengono rispettate, ovviamente, e tutti lo sanno. Il college è diventato un pozzo nero per le sbornie e tutti lo sanno. Con l'intensificarsi dell'applicazione di questa legge, gli adolescenti hanno trovato luoghi nascosti ​​dove bere. Non sono al sicuro e tutti lo sanno.

Per quanto ne so, non esiste alcun movimento politicamente serio per invertire questo trend. Abbiamo un modello in testa che ci suggerisce che gli adolescenti non dovrebbero bere fino a quando non hanno 21 anni, ma niente zittisce la sensazione che questo sia un obiettivo irrealizzabile.

Un altro caso riguarda la droga. Richard Nixon dichiarò guerra alla cannabis fiducioso di poter vincere e invece ha perso. Ora il movimento di depenalizzazione ha fatto enormi progressi. Nella città in cui mi trovo adesso pochi giorni fa ha aperto un nuovo negozio di cannabis. La fila per entrare arriva fine alla fine dell'isolato. Per decenni la popolazione è stata minacciata con la prigione e milioni di persone sono state coinvolte nella guerra alla droga, ciononostante le leggi stanno cambiando ora.

È stata la disobbedienza diffusa e l'ipocrisia alla base che alla fine hanno fatto la differenza. Ad un certo punto nel tempo le leggi vengono universalmente ignorate, o almeno accuratamente evitate, e finiscono sotto pressione. I sistemi devono adattarsi, o rischiare di perdere la loro credibilità. L'applicazione della legge si spinge molto oltre, ma quando si accumulano troppe anomalie nella teoria che sostiene la legge o la normativa, qualcosa deve cambiare.

Oggi penso a mille di questi casi negli Stati Uniti, alcune normative note ma anche milioni di quelle poco note. Tutto viene degradato da queste regole assurde, dai bagni alle cucine fino alla benzina e alle scorte di cibo. Per non parlare delle normative folli sul lavoro che ingessano il mercato del lavoro. E mentre l'attuale amministrazione sta liberalizzando alcune cose, sta compensando tale sforzo aggiungendo più interventi nelle relazioni commerciali, imponendo tasse sotto forma di dazi. Ognuno di questi controlli economici è imposto dalla coercizione, vale a dire, puntando una pistola.

Perché gli sforzi di liberalizzazione richiedono così tanto tempo? La donna nella serie televisiva ce lo dice: la liberalizzazione influenza molto meno la classe dirigente rispetto alle persone comuni, nel senso che non sono loro che avviano attività imprenditoriali e hanno connessioni migliori per evitare problemi. Per tutti gli altri, ogni normativa è l'ennesimo sprone a cadere dalla conformità alla criminalità.

Quando lo stato approva normative e legifera, non sta alimentando alcuna forma immaginaria di elevazione sociale per le masse che lavorano duramente. Sta invece facendo diventare criminali persone che vogliono solo vivere una vita migliore.

Di Jeffrey Tucker

Traduzione di Francesco Simoncelli

Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online