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I fari di nuovo su Trump: Ukra-gate?

Pierluigi Gerbino
 

Con i mercati intenti a digerire le brutte notizie macroeconomiche pervenute lunedì (i PMI, pessimi in Europa e discreti in USA, a marcare ancora una volta la debolezza europea rispetto agli USA), ieri è stata la politica ad agitare le borse occidentali ed a fermare il tentativo di salire, nonostante l’economia zoppicante, per terminare il mese in gloria.

Ieri l’ombelico del mondo politico era il Palazzo di Vetro dell’ONU, per partecipare all’Assemblea Generale annuale delle “Nazioni Unite” (già il nome, se ci pensate bene, fa un po’ ridere), dove hanno parlato alcuni dei principali leader globali. Tra essi il nostro avvocato Conte, che, sebbene molto cresciuto come statista, sembra però ancora eccessivo definire leader globale, ma soprattutto Donald Trump, che partecipa a questi eventi, simbolo del multilateralismo, come i grandi attori al festival di Cannes, cioè più per farsi fotografare dai media sul red carpet che per reale interesse.

Infatti nel suo intervento ha ribadito tutti i suoi slogan sovranisti. Su tutti il duro attacco alla Cina disonesta, che non mantiene le promesse e manipola la valuta, sussidia ingiustamente le sue imprese e ruba la proprietà intellettuale altrui e con la quale lui non firmerà mai un cattivo accordo. Niente male come aperitivo per riprendere i negoziati di pace, appena annunciati ufficialmente dal suo Segretario di Stato per il 7 ottobre. Ma i fendenti hanno riguardato un po’ tutti: il WTO che va cambiato, l’Iran che ha la colpa dell’attacco agli impianti sauditi e va severamente sanzionato, il futuro che non appartiene ai globalisti, ma ai patrioti.

Ma la giornata ha anche presentato l’ennesimo spettacolo indecente in Gran Bretagna, dove la Corte Suprema ha rimescolato le carte della Brexit dichiarando illegittima la sospensione dei lavori del Parlamento voluta da Johnson e firmata dalla Regina. Era un espediente per impedire al parlamentari di legiferare ulteriormente per spostare in avanti la data del 31 ottobre ed aumentare la pressione sulla UE a concedere di più per evitare il no deal.

Ora la manovra è smascherata e bollata come illegittima anche dalla Corte Suprema. L’ennesimo ceffone a Johnson, che non ne sta azzeccando una. Ora è probabile che la UE possa permettersi di fare la voce grossa e negare concessioni, per cui l’accordo sembra allontanarsi. Se così a Johnson resteranno due possibilità. Una è accettare di chiedere alla UE il rinvio della Brexit di 3 mesi per ricominciare con la nuova Commissione UE il balletto delle trattative. Johnson ha sempre spergiurato che lui non farà mai questo passo, che certamente il 31.10 il Regno Unito uscirà dalla UE, con o senza accordo, ma una legge approvata in estate lo obbliga a chiedere la proroga in mancanza di accordo. L’altra è dimettersi. In questo modo si farebbe un governo elettorale guidato da qualcun altro ed il rinvio della Brexit verrebbe chiesto da costui. Pertanto secondo la logica, che però non abita più a Londra da tempo, l’ipotesi più probabile dovrebbe essere quella dello spostamento dell’uscita della Gran Bretagna dalla UE al 31 gennaio, per poter fare nuove elezioni ed attendere che il vincitore sbrogli la matassa. Si spiega pertanto il sollievo della sterlina, che ha recuperato terreno. L’impatto del colpo di scena sugli altri mercati è stato nullo poiché questi sono talmente nauseati dai continui cambiamenti di scenario da aver per ora rimosso la Brexit dall’orizzonte delle cose di cui occuparsi.

E’ bastato comunque il tono poco costruttivo di Trump a smorzare il coraggio rialzista dei mercati europei e a farli chiudere intorno alla parità, annullando il buonumore mattutino, mentre anche Wall Street è passata in negativo.

Ma a trasformare lo sgonfiamento del buonumore in una scivolata abbastanza consistente sull’azionario USA (-0,53% il Dow Jones, -0,84% SP500, -1,39% il tecnologico Nasdaq100 e -1,67% il Russell 2000 delle small cap) è stato il successivo colpo di scena, questa volta realizzato dai parlamentari democratici americani, che hanno deciso di avviare l’indagine preliminare per una possibile apertura della procedura di impeachment nei confronti di Donald Trump. L’annuncio ufficiale è stato fatto dalla speaker democratica Nancy Pelosi a mercati chiusi, ma i rumor circolavano da qualche ora. Il motivo di questa decisione piuttosto forte è il grave sospetto che Trump abbia dapprima sospeso gli aiuti militari che dovevano essere dati all’Ucraina, poi ricattato il Presidente ucraino Zelenskiy chiedendo in cambio dello sblocco che l’Ucraina aprisse un’inchiesta sul figlio di Joe Biden, per demolire il suo principale avversario per le future elezioni presidenziali.

La grave violazione sarebbe documentata da una telefonata che dovrebbe a breve essere resa pubblica. Se fosse vero quel che i democratici vogliono accertare, significherebbe che al testardo Donald il Russia-gate non ha insegnato nulla ed  ricascato in un nuovo  gioco sporco, che gli potrebbe costare molto caro.

Comprensibile lo smarrimento del mercato, anche se non è poi così evidente che la eventuale destituzione di Trump faccia male a Wall Street. Inoltre la procedura per l’impeachment, qualora venga aperta, è lunga e travagliata. E soprattutto l’esito non è affatto scontato, dato che per mandare Trump a giudizio per aver danneggiato la sicurezza nazionale e violato la Costituzione occorre il voto favorevole dei 2/3 dei voti del Senato, dove i repubblicani hanno ancora la maggioranza. Certo, se la telefonata fosse inequivocabile sarebbe difficile ottenere la difesa ad oltranza di tutti i senatori repubblicani. Molta acqua deve comunque passare sotto i ponti e la vicenda, se non si sgonfierà subito, ci dovrebbe accompagnare per molti mesi.

A caldo però i mercati sono rimasti scossi dall’effetto sorpresa e dall’incertezza politica che si apre a causa di questa ennesima spada di Damocle sul collo di Donaldone.

Oggi vedremo se, a mente più fredda, i mercati recupereranno un po’ di aplomb oppure se si scateneranno le prese di beneficio in grado di avviare una correzione più profonda.

Il grafico di SP500 ci mostra che le vendite di ieri hanno già violato il primo supporto, creatosi il 18 settembre, dopo il comunicato poco accomodante della FED. Ora l’indice si è fermato sul limite superiore del gap rialzista aperto il 5 settembre, quando l’azionario USA ruppe al rialzo con un balzo il lungo trading range di agosto. Il ritorno in area 2.940 andrebbe a chiudere questo gap e potrebbe essere considerabile ancora come semplice pullback. Al di sotto di questo livello avremmo un’indicazione molto chiara di debolezza, e si aprirebbe la possibilità di vedere l’estensione della correzione e la formazione di un modello di inversione rialzista chiamato “doppio massimo”, che avrebbe obiettivi ribassisti piuttosto significativi, che per scaramanzia al momento non indico, ma che quando sarà il caso proporrò.

Intanto godiamoci (si fa per dire) la nuova fiction che andrà in onda ora sui mercati: Ukra-gate. 

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online