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I mercati fiutano un mini-accordo, e salgono

Pierluigi Gerbino
 

Nel commento di ieri ho sottolineato che l’unica cosa che interessa in questi giorni ai mercati finanziari è l’esito delle trattative che sono riprese a Washington tra le delegazioni di USA e Cina per cercare un accordo che fermi l’escalation dei dazi.

Per chiarire ulteriormente l’importanza di un eventuale esito positivo dei negoziati e, simmetricamente, la drammaticità di una eventuale rottura, ricordo che al momento sono previsti per il 15 ottobre prossimo l’inasprimento dei dazi USA dal 25 al 30% su 250 miliardi di $ di prodotti cinesi e dal 15 dicembre l’introduzione di una tariffa del 15% su 160 miliardi di $ di altri prodotti cinesi, quasi tutti beni di largo consumo in USA, come smartphone, pc, elettronica di consumo e giocattoli. Molti di questi ultimi prodotti sono in realtà prodotti in Cina da imprese multinazionali USA, che il dazio andrebbe a penalizzare, oltre a creare un rallentamento dell’attività della grande distribuzione commerciale americana subito dopo le vendite natalizie. Evidenti, quanto negative, sembrano essere le ripercussioni sulla crescita del 4° trimestre e ancor più sui trimestri successivi, se oggi non verrà siglato un accordo che elimini questa doppia spada di Damocle che incombe sull’economia globale e sui mercati.

Ieri sono trapelate indiscrezioni che si stia lavorando su un mini-accordo che lasci fuori le questioni più complesse ma consenta a Trump di fare una ritirata onorevole mascherata da grande vittoria.

L’atteggiamento cinese pare abbastanza chiaro: niente accordi sulle richieste più pesanti di Trump, ma piccole concessioni sull’acquisto di derrate agricole e su una sorta di patto per evitare la svalutazione della moneta cinese contro il dollaro.

In cambio chiedono che i nuovi dazi previsti vengano annullati e che venga rimossa la lista nera delle società cinesi (sono salite a 28 e la più nota è Huawei) con cui è vietato commerciare alle imprese americane.

La delegazione USA sembra disposta ad offrire un alleggerimento della pressione su Huawei, consentendo la fornitura di componenti non pericolosi per la sicurezza nazionale, ma per ora Trump, da grande bluffatore,  fa il duro sui dazi e twitta sibillino che i cinesi sono ansiosi di un accordo ma lui chissà. Però ha annunciato che venerdì sera, al termine delle trattative, riceverà il vice premier e capo-delegazione cinese Liu He alla Casa Bianca.

Questa mossa ah fatto fiutare alle borse che l’accordo alla fine si farà, altrimenti perché mai dovrebbero vedersi?

Simili aspettative ieri hanno cambiato la faccia pomeridiana dei mercati che, dopo una mattinata cauta e noiosamente laterale, in attesa che iniziassero i colloqui, nel pomeriggio hanno decisamente preso la via del rialzo, appena sui monitor è arrivata l’apertura fiduciosamente rialzista di Wall Street, che in meno di due ore ha consentito all’indice delle 500 principali società americane di spiccare un volo di oltre un punto percentuale ed andare a ritestare l’area di resistenza compresa tra 2.940 e 2.960, che lunedì scorso lo ha ricacciato indietro. 

Il rally di SP500 ha favorito una discreta chiusura positiva per il Dax tedesco (+0,58%) e buona per Eurostoxx50 (+0,97%) e il nostro Ftse-Mib (+1,03%), che è riuscito a tornare a quota 21.756, che sono i valori massimi di questa settimana.

Dopo la chiusura europea l’indice USA ha dimostrato ancora una volta che lo sfondamento della resistenza è prematuro, ed è arretrato sotto 2.940, andando a chiudere la seduta a 2.938, realizzando comunque un lusinghiero +0,64%.

Oggi i due sfidanti caleranno le carte della loro partita di poker e vedremo se le attese dei mercati si trasformeranno in fatti concreti.

La fiducia che questo succeda pare ancora molta, poiché stamane le Borse cinesi ed anche l’indice giapponese Nikkei proseguono il loro recupero e favoriscono un’apertura rialzista per gli indici europei. Se i segnali su cui i mercati stanno scommettendo diventeranno realtà il rally potrebbe alimentarsi ancora e tornare a puntare all’area dei 3.000 punti di SP500. 

Un residuo di cautela è bene conservarlo. Trump ci ha abituato ormai da tempo a non dare nulla per scontato, poiché lui ama sorprendere. 

Da domani avremo finalmente le bocce ferme ed i fatti sostituiranno le aspettative. 

Sarà perché non sono abbastanza “moderno”, ma io preferisco di gran lunga ragionare sui fatti che scommettere sui tweet.

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online