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i nuovi focolai di contagio accendono il rischio

Pierluigi Gerbino
 

Le avvisaglie di nervosismo dei mercati che ho evidenziato nel commento di venerdì scorso, si sono intensificate nel corso dell’ultima seduta della scorsa settimana, man mano che emergevano notizie della crescita dei contagi nei tre focolai di infezione fuori dalla Cina fino a quel momento noti (Korea, Giappone ed Iran) e veniva alla luce un nuovo focolaio nel nostro paese. La chiusura dei mercati occidentali ha confermato l’inversione del sentiment degli operatori ed il  notevole aumento della percezione del rischio, a causa delle conseguenze che provocherà sull’economia globale il diffondersi nel mondo di un contagio che fino a pochi giorni fa si riteneva confinato in Cina e quasi sotto controllo.

Giustamente noi italiani siamo molto colpiti da quel che succede da noi, poiché il passaggio dai 3 casi di venerdì mattina ai 152 (nel momento in cui scrivo) suscita molto allarme, anche se giustamente gli scienziati ci ricordano che il virus è molto contagioso ma scarsamente letale, specialmente nei paesi come il nostro in cui il sistema sanitario è a livelli superiori alla media del resto del mondo. Ma a preoccupare di più le autorità OMS, che si occupano della salute pubblica nel mondo, oltre la Cina, sono la Corea, per la rapidità e l’estensione della diffusione, e l’Iran per il livello scarso delle misure di prevenzione in atto. Poi, ovviamente, preoccupa anche quel che non si sa, dato che è assai poco verosimile che il virus stia risparmiando del tutto l’Africa.

I mercati, cinicamente, si preoccupano non per le conseguenze sanitarie, ma per quelle economiche, cioè gli effetti sulla crescita. 

Ed è evidente che man mano che le misure di forte prevenzione bloccano paesi anche importanti nell’economia globale, come il nostro e la Corea, l’impatto recessivo sull’economia globale sarà significativo.

Pertanto già venerdì si sono viste le prime corpose prese di beneficio, che hanno spazzato via la cieca euforia che ha dominato il mese di febbraio sostituendola con una maggiore considerazione del rischio, che per molte giornate si è voluto ignorare.

L’accelerazione della diffusione del virus nel week-end presenterà oggi un ulteriore conto da pagare per i listini. Ovviamente ad essere maggiormente penalizzati saranno gli indici dei due paesi nell’occhio del ciclone virale. La Corea ha già chiuso la sua seduta lasciando sul terreno quasi il -4%, mentre l’indice italiano Ftse-Mib dovrebbe aprire con un saldo non molto diverso. Oggi l’alternarsi delle notizie in arrivo provocherà una volatilità intraday superiore alla media, ma credo che per il nostro indice sia molto difficile cavarsela con danni contenuti. La seduta odierna temo che sarà ricordata per un po’.

Ma è tutto l’occidente che sarà colpito e dovrebbe registrare un marcato dietro-front, mentre, paradossalmente, oggi la Cina ha limitato i danni con una perdita di pochi decimali, grazie al fatto che 6 provincie cinesi hanno comunicato l’abbassamento del livello di allerta e tentano di riprendere le attività produttive. Evidentemente in Cina, dopo che da qualche giorno il ritmo di aumento dei contagi è rallentato, anche grazie alla revisione del metodo di conteggio, che è stato addomesticato,  comincia ad essere più importante il PIL della salute pubblica ed il partito comunista al potere sembra più preoccupato di contenere il danno economico che il rischio di nuove accelerazioni nei contagi.

Non resta che attendere l’impatto odierno sui mercati, dal quale potremo poi fare considerazioni sugli obiettivi del movimento che si affermerà.

Intanto rammentiamo quel che spesso io ripeto ai corsi di trading e che in questi momenti viene prepotentemente alla luce: molto più dei soldi vale la salute.

 

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online