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I titoli del debito pubblico non sono più privi di rischio

Giancarlo Marcotti
 

Faccio oggi un video importantissimo, oserei dire fondamentale per capire la follia dell’euro. Approfondisco un argomento che ho già trattato in passato, ma che certamente ha bisogno di essere pienamente compreso da tutti, proprio perché come è detto è fondamentale per capire l’assurdità dell’euro.

Vi faccio una domanda, si parla molto infatti di crisi degli Stati, intendendo crisi finanziarie, difficoltà degli Stati di trovare investitori sui mercati finanziari, per cui si arriva a parlare di ristrutturazione dei debiti pubblici o di default.

Ma se io dovessi chiedervi quali Stati hanno fatto default, diciamo a memoria d’uomo, sono certo che la stragrande maggioranza di voi mi risponderebbe l’Argentina all’inizio degli anni 2000, ed avrebbero ragione, se poi vi chiedessi di dirmene un altro … sono certo che molti di voi non saprebbero darmi una risposta, le persone più informate mi risponderebbero la Grecia nel 2011, ed anche lo avrebbero ragione.

Se ve ne chiedessi ancora un altro penso che nessuno saprebbe darmi una risposta.

Allora andiamo subito al dunque che cosa hanno in comune i default di Argentina e Grecia?

In comune hanno che è stato dovuto al fatto che quei due Paesi avevano contratto il debito pubblico in una valuta straniera, praticamente il dollaro per l’Argentina e l’euro per la Grecia.

L’Argentina avendo difficoltà a trovare investitori esteri per i titoli del proprio debito pubblico in pesos, proprio per la continua svalutazione del pesos, prima ha fissato un cambio con il dollaro e poi ha emesso titoli in dollari statunitensi.

Ha trovato così degli investitori esteri, purtroppo principalmente italiani che, rassicurati sul cambio, visto che si trattava di titoli in dollari USA si credevano tutelati per il rischio cambio.

In effetti era così, ossia il rischio cambio era enormemente diminuito, ma gli investitori, ripeto soprattutto Banche italiane e in particolare la BNL, non avevano tenuto presente un piccolo particolare: 

Che la Banca Centrale Argentina non può emettere dollari statunitensi.

E quindi non potendosi approvvigionare della moneta statunitense ad un certo punto è saltato tutto.

Analogo discorso per la Grecia, non è la Banca Centrale ellenica ad emettere gli euro, ma la BCE, quando quindi la Grecia ha cominciato ad avere difficoltà nel reperire sottoscrittori del proprio debito pubblico, la situazione è precipitata.

Per un po’ la Grecia ha avuto aiuti dagli altri Stati europei, aiuti ad onorare il proprio debito che in questo caso, invece, era detenuto principalmente da banche tedesche e francesi, poi si è deciso per il cosiddetto Hair cut, ossia un taglio, i sottoscrittori di titoli del debito pubblico greci sono stati rimborsati solo in parte.

Allora so perfettamente che sono andati in default anche Stati che avevano sovranità monetaria, l’esempio più eclatante è la Russia, ma il fatto è questo che i default per Stati sovrani avvengono praticamente per casi eccezionalmente rilevanti, come ad esempio guerre, o sconvolgimenti come quello avvenuto con il crollo dell’Unione Sovietica.

Anche in caso di crisi economiche gli Stati che  hanno sovranità monetaria non finiscono in default perché la sovrabbondanza di emissione monetaria si tramuta in inflazione interna e svalutazione nei confronti del resto del mondo.

Naturalmente l’inflazione e la svalutazione sono problemi gravissimi, sia ben chiaro, tuttavia non si arriva al default.

Se invece si emette il debito in una moneta straniera, il rischio di default qualora scoppi una crisi economica diventa molto alto.

Spesso abbiamo sentito definire l’euro una moneta senza Stato, è una definizione carina vero?

Che bello una moneta senza Stato. Non ci si accorge che invece è una cosa di una pericolosità unica, una bomba alla quale è già stata accesa la miccia, il momento della deflagrazione dipenderà unicamente dalla lunghezza della miccia. 

Perché???

Ma perché quella definizione così carina deve invece essere rovesciata,

Ci sono 19 Stati senza moneta!!!

Così forse fa un altro effetto. Vero?

Naturalmente per gli Stati “forti” di questa eurozona questo non deve far paura, deve invece preoccupare, e molto gli Stati “deboli” e lo abbiamo già visto con la Grecia.

Uno dei rischi maggiori, poi, è l’effetto contagio.

Quando è fallita la Grecia infatti il mercato si è chiesto chi sarà il prossimo e l’euro è stato sul punto di implodere.

A quel punto è diventato Presidente della BCE Mario Draghi, un italiano.

Perché hanno fatto Presidente della BCE un italiano, il primo era stato un olandese, il secondo un francese era naturale che a quel punto fosse un tedesco, no! Hanno eletto un italiano.

Perché occorreva far ingoiare agli italiano di tutto e poteva farlo solo un italiano, se fosse stato un tedesco al vertice della BCE magari gli italiani si sarebbero ribellati, invece … invece l’accoppiata Draghi Monti è riuscita addirittura a far credere agli italiani che loro erano i salvatori della patria.

Ovviamente Draghi ha dovuto avere l’autorizzazione della Germania per fare certe cose, autorizzazione della Germania arrivata perché sono proprio i tedeschi ad avere i maggiori benefici dall’entrata in vigore dell’euro, e gli europeisti italiani (venduti o idioti) che continuano a ringraziare la Merkel che viene descritta da loro quasi come una benefattrice nei confronti dell’Europa e nostri confronti in particolare.

Tuttavia la Grecia è un terribile precedente ed anche se per il mainstream questo è un argomento tabù totalmente silenziato dai media, la realtà è che quella storia ha portato ad un cambiamento epocale:

Investire in titoli del debito pubblico non è più un investimento privo di rischio, Risk Free come si dice in gergo.

Se voi prendete un libro di finanza di alcuni anni fa si fa spesso riferimento agli investimenti risk free, se prendete invece quelli recenti vi dicono che gli investimenti risk free non esistono.

Un cambiamento epocale.

Così come è stato un cambiamento epocale l’emissione, anche questa conseguente al cosiddetto salvataggio dell’euro portato a termine da Draghi, di titoli pubblici con rendimento negativo. Qualcosa fino a qualche anno fa … nemmeno pensabile.

All’inizio quando sono stati emessi i primi titoli dello Stato tedeschi con rendimento negativo erano solo titoli a scadenze brevissime e ci avevano raccontato che era un paradosso, ma assolutamente ristretto … temporaneo.

Invece …

Invece poco alla volta sono diventati negativi anche bund tedeschi che avevano scadenze più lunghe ed oggi abbiamo titoli tedeschi con tassi negativi con scadenze decennali e quest’estate siamo arrivati addirittura a vedere rendimenti negativi su titoli con scadenza trentennale.

Ovviamente una cosa che può accadere solo in una situazione che definire anomala è un eufemismo.

E una situazione totalmente folle e priva di senso.

Come è folle e privo di senso che 19 Paesi diversi utilizzino la stessa moneta.

Autore: Giancarlo Marcotti Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online