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Ifis vede nuova ondata deteriorati, da Npl Meeting critiche operatori a ruolo Amco

·3 minuti per la lettura

CERNOBBIO (Reuters) - L'industria dei crediti deteriorati si prepara a una nuova ondata generata dalla pandemia di coronavirus che, secondo le stime di Banca Ifis, è destinata a far salire lo stock di Npe in Italia del 5% quest'anno e del 14% il prossimo toccando i 385 miliardi contro i 324 miliardi del 2019.

L'impatto della crisi, tuttavia, sarà comunque inferiore a quello causato dalla precedente fase recessiva, che aveva spinto il tasso di deterioramento dei crediti sui bilanci bancari attorno al 4,5%, ha spiegato l'AD di Ifis Luciano Colombini aprendo l'edizione 2020 dell'Npl Meeting organizzato dalla banca veneta.

Ifis vede questo tasso in brusca risalita al 2,8% nel 2021 dall'1,3% di quest'anno a fronte del crollo del Pil. Di riflesso l'Npe ratio lordo di sistema, rapporto che misura il peso dei crediti problematici lordi sul totale impieghi, è visto risalire al 7,3% il prossimo anno dal 6,2% del 2020.

I nuovi flussi di deteriorati alimenteranno il mercato delle cessioni con volumi stimati pari a 34 miliardi sia quest'anno che il prossimo.

Sul tema delle cessioni, gli operatori presenti sul palco dell'Npl Meeting sottolineano come in un mercato dove la competizione aumenta, i prezzi salgono e i margini si riducono, la concorrenza di un player a capitale pubblico come Amco possa rappresentare un problema.

"Teniamo conto che qui c'è un'industria degli Npl che va tutelata ... ben venga un soggetto pubblico che rende liquido il mercato ma a condizioni di mercato", sottolinea Colombini.

Amco ha sempre rigettato le critiche ricordando che un soggetto vigilato dalla Corte dei Conti non può non operare a prezzi di mercato.

"Il punto di forza di Amco è un azionista paziente che non vuole ritorni a doppia cifra in un periodo breve, preferisce massimizzare l'azione di recupero", spiega Giuseppe De Martino, senior adviser del Mef sulle tematiche bancarie.

"L'azionista è disposto ad accettare un rendimento ragionevole e ciò consente ad Amco di conciliare obiettivi di profitto, sempre nell'ambito di logiche di mercato, con l'interesse pubblico e questo riteniamo sia un ruolo importante. Questo modello di business, data la natura dell'azionista, non deve essere visto come tale da spiazzare operatori privati ma come complementare", aggiunge De Martino.

L'AD di illimity, Corrado Passera, paventa il rischio di uno "svuotamento" del mercato.

Netta anche la posizione di Andrea Mangoni, AD di doValue, secondo cui Amco fa concorrenza tanto agli investitori in Npl quanto ai soggetti che li gestiscono potendo però contare su un costo della provvista molto più basso.

"Amco riesce a distorcere due mercati, quello degli investitori e il nostro, è un nostro competitor in un mercato ipercompetitivo e probabilmente già troppo affollato anche prima dell'arrivo di Amco," osserva Mangoni.

Concorda l'AD di Intrum Italy, Marc Knothe, secondo cui "Amco è un competitor e non una bad bank come in altri paesi". Il mercato italiano degli Npl funziona bene, secondo Knothe, che invoca "regole chiare" su "chi interviene su banche che vanno salvate e chi interviene su banche sane".

"Le regole ci devono essere quando l'onda degli Npl arriva", dice l'AD di Intrum Italy secondo cui il Covid-19 ha portato a una limatura dei prezzi solo sui portafogli più piccoli ma non su quelli maggiori, sui quali c'è ancora molta competizione tra acquirenti, la cui fisionomia è mutata a seguito della pandemia con una diminuzione della presenza di esteri a favore di attori nationali.

Margini in riduzione per la concorrenza in costante aumento e per una maggiore capacità delle banche di gestire i processi di cessione continueranno ad alimentare pressioni verso il consolidamento tra servicer e lo scenario a tendere sarà quello di una manciata di operatori di dimensioni maggiori e piccoli operatori specializzati.

(Valentina Za, in redazione a Milano Gianluca Semeraro)