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Il 2020 sarà l'anno del virus e delle mascherine ma sarà anche l'anno delle manifestazioni di piazza

Di Carlotta Sisti
·5 minuto per la lettura
Photo credit: MLADEN ANTONOV - Getty Images
Photo credit: MLADEN ANTONOV - Getty Images

From ELLE

Forse è un azzardo o forse è una suggestione solo mia, ma il mondo del 2020 sembra voler reagire a qualcosa che c'è piombato addosso e ci ha resi in balìa degli eventi (e dei governi) com'è la pandemia da Covid-19, con un ritrovato senso della comunità, che agisce e combatte per i propri diritti. Il 2020 sarà certamente l'anno del virus e delle quarantene, dei lockdown e delle mascherine, ma sarà anche l'anno delle manifestazioni di piazza come non se ne vedevano da tempo. In un gioco di forze opposte, la pandemia ci annichilisce mentre le migliaia di persone che dalla Bielorussia agli Usa, dalla Thailandia alla Nigeria, stanno lottando per diritti inalienabili come la democrazia, l'anti-razzismo, la non violenza, ci emozionano e rimettono in circolo con potenza la speranza. Ma al netto delle emozioni, che qui siamo tutti facili al pianto quotidiano, c'è un fenomeno degno di analisi che arriva dai "ribelli" asiatici, che hanno deciso di stringere un'alleanza che triangola tra Hong Kong, Taiwan e la Thailandia per aiutarsi, sostenersi ed essere, così, più forti e assertivi.

Photo credit: NurPhoto - Getty Images
Photo credit: NurPhoto - Getty Images

Le proteste nel centro di Bangkok di questa e della scorsa settimana sono risultate, pur con la non trascurabile diversità di richieste, parecchio familiari a chiunque abbia seguito le manifestazioni di massa che hanno infiammato Hong Kong per oltre un anno. Anche a Bangkok, folle di giovani manifestanti, vestiti di nero e il saluto a tre dita di "Hunger Games", si sono riversate per le strade, verso luoghi annunciati all'ultimo minuto sui social media. Mentre la polizia si avvicinava e i manifestanti si preparavano allo scontro, le catene umane hanno assicurato rifornimenti, tra cui maschere protettive e acqua, con esattamente le stesse tattiche adottate nelle manifestazioni di Hong Kong. Il modello di chi li ha preceduti, dunque ha aiutato il movimento thailandese a sopravvivere sia all'arresto della maggior parte dei suoi leader sia ai tentativi diretti del primo ministro Prayuth Chan-ocha di vietare le manifestazioni. Ma non è stato solo Hong Kong a fornire ispirazione a Bangkok: negli ultimi mesi, infatti, si è sviluppata una solidarietà inaspettata tra giovani manifestanti e attivisti di Thailandia, Taiwan e Hong Kong, nata sul web, e che ora ha, invece, "preso forma concreta - come scrive oggi il Guardian - con proteste per le strade, nei tribunali e nei palazzi del potere". Una raffica di meme è rimbalzata su Internet, ma l'alleanza iniziata per scherzo, ha iniziato a dare adito ad azioni, come quando, quest'estate, un manifestante accusato a Hong Kong ha mostrato il gesto della protesta thailandese in un'aula di tribunale gremita.

Photo credit: JACK TAYLOR - Getty Images
Photo credit: JACK TAYLOR - Getty Images

Le loro sono lotte molto serie, contro governi di forte ispirazione anti democratico. In Thailandia, infatti, la rabbia sociale è scattata quando Corte costituzionale del paese aveva ordinato la dissoluzione di uno dei principali partiti di opposizione, un atto considerato antidemocratico dagli attivisti. E sebbene fossero iniziate in maniera pacifica, le proteste in Thailandia sono state represse dalla polizia e in questi mesi parecchi attivisti sono stati arrestati con varie accuse. Tutto molto duro ed urgente, ma nonostante ciò, e la cosa davvero geniale, il simbolo della coalizione informale dell'Asia orientale è del tutto giocoso e cioè il tè col latte. La semplice bevanda gustata in tutti e tre i posti, ha fatto sì che manifestanti abbiano ribattezzato il triangolo dell'attivismo nella "Milk Tea Alliance", tanto che Ultimamente l’hashtag #milkteaalliance sta circolando molto sui social media, e viene usato per rappresentare sia il movimento che lotta contro la violenza usata per reprimere gli attivisti, in Cina come in Thailandia, sia la contestazione delle politiche del governo cinese, che negli ultimi mesi ha ridotto notevolmente le libertà nel territorio autonomo di Hong Kong e che da sempre tiene molto alta la pressione su Taiwan, il piccolo stato che la Cina considera suo, pur non riuscendo del tutto a limitarne gli slanci progressisti. Ma perché proprio il tè al latte? Perché viene bevuto in modo diverso in ognuno di questi luoghi, proprio come variano le loro battaglie individuali, pur essendo condivise. Freddo con bollicine di tapioca a Taiwan, caldo e forte a Hong Kong, ghiacciato e addolcito con latte condensato in Thailandia. Ma gli ingredienti di base sono gli stessi, così come l'obiettivo fondamentale dei manifestanti, aka la democrazia, comune a tutti. "Quando devi andare contro un grande potere devi essere creativo - ha detto al Guardian Netiwit Chotiphatphaisal, un importante attivista studentesco a Bangkok- Il nome è molto carino, è attraente e non è aggressivo, e queste caratteristiche lo rendono utile per raggiungere quante più persone possibile.".

Il simbolo della protesta pubblicato online mostra tre tè raccolti insieme in un brindisi. Altre immagini raffigurano le bevande come cartoni animati che si tengono per mano, in segno di solidarietà, con cuori d'amore che fluttuano sopra. I sostenitori dell'Alleanza sanno bene di non dover sopravvalutare ciò che i diversi membri possono fare l'uno per l'altro, e nemmeno di poter minimizzare le differenze tra le loro lotte. Gli studenti thailandesi, infatti, stanno combattendo una potente monarchia, chiedendo maggiore democrazia e responsabilità; a Hong Kong, i manifestanti stanno combattendo il governo sostenuto da Pechino per i diritti e le libertà che erano stati promessi durante il passaggio di consegne dal dominio coloniale britannico; a Taiwan politici e attivisti sono impegnati in una sorta di lotta esistenziale con la Cin che non ha escluso l'uso della forza per portare l'isola sotto il controllo di Pechino. Ma i sostenitori della coalizione affermano anche che manifestanti e politici dei diversi territori del tè e del latte condividono sfide pratiche, valori ideologici e crescente preoccupazione per il potere della Cina, un alleato chiave del governo sostenuto dall'esercito di Bangkok. Che ne sarà della Tea Alliance non lo possiamo prevedere, certo è che avrà vita difficile se si porrà come obiettivo quello di scalfire i poteri quasi tirannici che hanno scatenato le proteste, ma al momento quello che è certo è che i ragazzi del tè al latte stanno dando prova di acume, ironia, forza, come si può non tifare per loro e come si fa a non seguire, d'ora in poi, il loro hashtag.