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“Il Bitcoin è una catastrofe ambientale”

Fabrizio Arnhold
·3 minuto per la lettura
“Il Bitcoin è una catastrofe ambientale”
“Il Bitcoin è una catastrofe ambientale”

Impatto ambientale, alta volatilità e fiscalità incerta sono fattori da considerare prima di investire in criptomonete. L'impronta di carbonio di una sola transazione è pressoché equivalente a quella di un volo da Parigi a Mosca

Diversi analisti sostengono che per il Bitcoin si sta avvicinando ad un “momento decisivo”. In questi giorni la quotazione della criptomoneta è scesa sotto quota 50mila dollari, lontana dal record di oltre 64mila dollari raggiunto qualche giorno fa. Ieri la Consob e Bankitalia hanno messo in guardia: “Il Bitcoin sono un investimento altamente rischioso”. Ma non c’è solo questo aspetto da considerare.

INQUINA COME UN VOLO PARIGI-MOSCA

Quando si pensa di investire in criptovalute, è bene tenere a mente che “il Bitcoin è una catastrofe ambientale”, commenta Stéphane Déo, Head of Markets Strategy di Ostrum Asset Management, affiliata di Natixis IM. “Nel settore finanziario, l'attenzione per la sfera ESG acquisisce una centralità sempre crescente, quindi la discussione sulle cripto-attività deve comunque partire dal presupposto che, oggi, l'impronta ecologica del solo Bitcoin è superiore a quella dei Paesi Bassi. L'impronta di carbonio di una sola transazione è pressoché equivalente a quella di un volo da Parigi a Mosca”.

IL PROBLEMA DELLA VOLATILITÀ

Oltre alla questione ambientale, c’è poi il problema della volatilità. “Per questo motivo le cripto-attività sono ottime a fini speculativi, ma inadeguate come beni rifugio o come unità di cambio che, in fin dei conti, sono le finalità principali della moneta”, prosegue l’esperto di Ostrum AM. Una volatilità elevata significa esporre il proprio capitale in Bitcoin alla possibilità che possa raddoppiare o dimezzare in poco tempo il valore.

L’INCERTEZZA DEL QUADRO NORMATIVO

L’ultima controindicazione per Déo riguarda l’incertezza del quadro normativo e fiscale nei diversi ordinamenti, “aspetto a cui un investitore istituzionale deve prestare particolare attenzione”, precisa l’analista di Ostrum AM. Sulla tassazione la situazione, come abbiamo spiegato in questo pezzo, è complessa: il Bitcoin è considerato dal Fisco come una normale valuta internazionale, poco importa che sia “virtuale”.

CAPITALIZZAZIONE SUPERIORE AL TRILIONE

Resta il fatto che, a febbraio 2021, la capitalizzazione totale di tutte le cripto-attività era di gran lunga superiore a un trilione di dollari. “Si tratta di più del 10% delle attuali riserve auree mondiali, dunque di un valore non trascurabile”, continua l’esperto dell’affiliata di Natixis IM. “Tra l'altro, 300.000 transazioni al giorno sono una cifra minuscola su scala globale, ma comunque ben lontana da zero”.

COME UN BRAND

Tra l’altro il Bitcoin è diventato anche un “brand”. “Il libro bianco originale fu pubblicato nel 2008 e, da allora, questa valuta è passata dalle retrovie estreme all'essere un argomento di cui anche i non esperti hanno sentito parlare”, conclude la sua analisi Déo. “Ha fatto avanzare la riflessione, ha dimostrato le potenzialità e i limiti della tecnologia blockchain”. In ultimo, chi investe in criptomonete, deve anche considerare che “tendono ad essere sottoposte a forze diverse rispetto alla generalità del mercato”. Inoltre hanno un'esposizione limitata ai rischi di coda, per cui anche un piccolo investimento potrebbe diventare particolarmente remunerativo nel lungo termine.