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Il buon senso non è più di moda

Pierluigi Gerbino
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La sequela degli annunci sui vaccini prosegue, ormai a ritmo quotidiano. Già subito dopo l’annuncio di Pfizer il governo russo aveva comunicato, senza però fornire troppi dettagli, che il loro Sputnik era anche meglio. Lunedì è arrivato quello di Moderna. Ieri è stata la volta di un articolo pubblicato da Lancet che ha annunciato l’efficacia e la sicurezza di un altro vaccino, il cinese Coronavac.

E’ ormai un diluvio di annunci che dovrebbe proseguire nei prossimi giorni, poiché attualmente i vaccini nella terza ed ultima fase della sperimentazione sono ben 11. Dopo i primi 4 più veloci nella comunicazione dei risultati mancano ancora all’appello i 7 inseguitori. Arriverà anche qualche esito insoddisfacente e chi ha investito su questi cavalli perdenti subirà un tracollo.

Ma credo che ne arriveranno altri “strabilianti”, per usare i termini del Dott. Fauci.

Nel frattempo il virus continua ad imperversare nel mondo ed a mostrare una incredibile capacità di diffusione. Se possiamo sottovoce affermare che le severe misure restrittive attuate nelle ultime settimane in molti paesi dell’Occidente sembrano cominciare a produrre l’attenuazione delle curve dei contagi, la stabilizzazione di quelle delle ospedalizzazioni, ma purtroppo non ancora di quelle dei decessi, dato lo sfasamento temporale provocato dal decorso della malattia, purtroppo si deve registrare che l’Asia, che ha passato i mesi estivi indenne, deve ora fronteggiare un ritorno del virus, che in queste ultime ore sta producendo un sensibile numero di contagi in Giappone e Corea del Sud, e sta facendo crescere il livello di allarme.   

Credo perciò che non si debbano dimenticare un paio di ovvietà, che il comportamento entusiasta dei mercati in questa prima metà di novembre sta un po’ oscurando.

La prima è che non è ancora chiaro il tempo che dovrà intercorrere tra la registrazione ufficiale dei primi vaccini efficaci (dovrebbe essere entro fine anno) ed il momento in cui il mondo (il gregge, secondo il linguaggio dei  virologi) sarà immunizzato ad un livello tale da produrre l’estinzione del virus, o almeno la sua remissione ad entità facilmente controllabile e statisticamente trascurabile.

Presumibilmente non dovrebbe essere inferiore a 8-10 mesi. Questo significa che solo allora il mondo potrà ritrovare una normalità, diversa da quella che ha preceduto la pandemia, ma comunque in grado di riportare le nostre menti ad un livello di sufficiente rassicurazione. E che prima di allora le nostre vite e le nostre abitudini economiche saranno ancora ostaggio del Covid, con tutte le misure di contenimento da attuare e le conseguenze recessive sull’economia che le restrizioni alla mobilità ed alla socialità comportano.

Verrà il momento in cui potremo festeggiare, ma questi festeggiamenti anticipati che stanno facendo i mercati assomigliano assai alle scene che abbiamo visto quest’estate sulle spiagge e nelle Movide, all’insegna del “liberi tutti”. Sappiamo dove ci hanno portato.

Perciò parrebbe necessario che per i mercati darsi una calmata, per evitare di vedere anche lì le sorprese che hanno avuto le nostre vite al ritorno dalle vacanze estive.

Mi sembra un ragionamento di buon senso. Ma questo è forse il suo limite principale. Perché tante volte i mercati ci hanno dimostrato che il buon senso da parecchio tempo non abita più da quelle parti. Per la precisione da quando, nel 2008, le banche centrali cominciarono l’allagamento monetario che non è mai stato interrotto e con la Pandemia si è ulteriormente e spaventosamente incrementato.

Il pompaggio di liquidità attuato dalle banche centrali di tutto il mondo, nessuna esclusa, per finanziare gli enormi debiti generati da tutti gli stati per fronteggiare la recessione globale pandemica, è diventato il vaccino dei mercati che, dopo i sintomi di malattia registrati a febbraio e marzo, li ha convinti di essere diventati immuni da ogni discesa.

Perciò credo che lo stato di affaticamento dei mercati azionari europei ed americani, dopo la folle corsa della prima parte di novembre, che è reso evidente dall’ipercomprato che si legge sui grafici giornalieri, verrà smaltito abbastanza in fretta con una breve correzione, che dovrebbe essere imminente, e poi le borse ripartiranno per un’altra folle corsa al rialzo. C’è il rally di Natale da fare, che di solito comincia l’ultimo venerdì di novembre, giorno del Black Friday, che segue la Festa del Ringraziamento. Quest’anno più che mai ringraziamento alle banche centrali, ovviamente.

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online