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Il capolavoro della Federal Reserve

Gaetano Evangelista
·2 minuto per la lettura

I tassi reali restano ancorati, scongiurando una replica del taper tantrum del 2013. Nel frattempo l'aria esce in modo ordinato dalla sopravvalutazione del settore tecnologico. Le indicazioni della stagionalità e gli obiettivi verso l'alto tuttora da raggiungere.

Le borse americane si concedono una pausa, alla vigilia dell’appuntamento con il FOMC. Per tutte le ultime settimane il governatore Powell, ben sostenuto da tutto il direttorio, ha smorzato le tensioni: ribadendo come i più elevati tassi di interesse degli ultimi sette mesi, lungi dal costituire una minaccia, rappresentino la prova migliore della ripresa economica in atto. Il mercato ascolta, ma continua a prezzare un disimpegno anticipato dalla corrente politica monetaria ultra-accomodante. La seduta di oggi chiarirà la possibilità di un avvicinamento fra le due posizioni.

È evidente che un’economia che cresce ai ritmi spettacolari attesi per il 2021, non si concilia con un Fed Funds rate sui correnti livelli infimi. La curva a termine evidenzia il progressivo avvicinamento della tempistica del primo rincaro del costo ufficiale del denaro ma, anche in questo caso, si parla di metà 2022 ad essere pessimisti. Ciò che conta, però, non è tanto il livello nominale dei tassi, quanto quello reale; ed in ciò bisogna riconoscere che la banca centrale americana ha svolto un buon lavoro: lasciando che a salire siano soprattutto le aspettative inflazionistiche, non i rendimenti reali. In ciò distaccandosi dall’esperienza infelice del 2013.

Questo spiega la prossimità degli indici a ridosso dei massimi storici, con la notevole eccezione del Nasdaq, pur reattivo nelle ultime sedute. In questo si scorge l’ulteriore capolavoro della Fed – se proprio vogliamo attribuire delle paternità – che sta favorendo lo sgonfiamento graduale delle valutazioni del listino tecnologico, senza nocumento per il resto del mercato. Dopotutto, con appena 14 massimi storici conseguiti quest’anno, abbiamo eguagliato la statistica dello scorso anno, ma siamo ancora ben distanti ad esempio dal 2017: quando il massimo assoluto sui listini americani fu migliorato in ben 71 occasioni nel corso dell’intero anno.

Al di là della reazione del mercato nelle prossime ore, difficilmente saranno registrati smottamenti significativi prima della fine della settimana. L’ottava di sistemazioni tecniche trimestrali di marzo è tradizionalmente benigna, anche se non siamo a livelli di impegno della propria abitazione; così come la settimana successiva è ad elevata probabilità di ridimensionamento. Se una correzione è da prefigurarsi, insomma, essa è da calendarizzare per la terza decade di questo mese.

Il modello previsionale basato sull’Up Volume, da novembre in avanti spettacolare nell'anticipare la dinamica di mercato, evidenzia di nuovo un certo scollamento, in positivo, fra previsioni e realtà. Analogamente a quanto occorso fra la seconda metà di febbraio ed i primi giorni di marzo, si prefigura a partire dalla prossima ottava un fisiologico riallineamento, prima di ripartire alla volta di nuovi massimi storici e degli obiettivi prefissati nell'Outlook di inizio anno.

Autore: Gaetano Evangelista Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online