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Il commento del Manager del nosocomio lombardo

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Ospedale Brescia varianti
Ospedale Brescia varianti

Brescia e la sua provincia sono nel pieno di una nuova ondata dell’emergenza covid principalmente causata dalla presenza massiccia della variante inglese che, come ormai è noto, ha una capacità di trasmissione maggiore rispetto al ceppo originario del virus. I numeri lo confermano: l’indice di contagio è prossimo all’1,20 e i contagi della sola provincia costituiscono un terzo di quella Regione. Una situazione non trascurabile che infatti ha portato l’amministrazione lombarda ad optare per la zona arancione rafforzata in alcuni comuni del bresciano. A commentare la situazione sul territorio è stato anche Cristiano Perani, Bed Manager dell’Ospedale civile di Brescia che al Tgcom24 ha confermato la gravità del contesto in cui opera, ma sottolineato anche come lo scenario sia diverso rispetto a quello di un anno fa.

L’Ospedale Brescia e le varianti

“La seconda ondata qui da noi non è mai finita – dice Perani – i ricoveri sono in costante crescita dalla fine dell’anno”. “Nei mesi passati – aggiunge – abbiamo anche ricevuto diversi pazienti di altre città maggiormente in difficoltà, ora abbiamo aperto un padiglione ad hoc, ma la pressione sull’ospedale sta crescendo costantemente. Ci sono notevoli differenze rispetto alle province limitrofe, noi abbiamo avuto casi in costante crescita”.

Il dottore dell’Ospedale di Brescia si sofferma poi sulle varianti intendendole “come il vero problema e confermando che la prevalente sia quella inglese. Con i casi aumenta anche la pressione sulla sua struttura ospedaliera, ma attenzione a non commettere l’errore di considerare questa situazione come quella dello scorso febbraio: Un anno fa siamo stati travolti e abbiamo dovuto riconvertire tutto velocemente e siamo arrivati fino a 950 pazienti covid in un’azienda da 1100 posti. È stato molto peggio. Adesso – ha concluso Perani – la difficoltà è che non essendo stati zona rossa o arancione per molto tempo abbiamo molti pazienti non covid e questo rende più difficile la rimodulazione in questa fase”.